Movimento apostolico catechesi levitico



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MOVIMENTO APOSTOLICO

CATECHESI



LEVITICO

Commento teologico

Volume unico



CATANZARO 2011




PRESENTAZIONE


Il ricordo che generalmente si ha del Levito è quello di un Libro tutto intessuto di prescrizioni rituali, che riguardano il culto e i suoi molteplici sacrifici, di norme per la purificazione dei peccati commessi, di mille altre disposizioni che sembrano essere assai lontano dal nostro mondo e soprattutto dalla visione di fede che nasce dal Vangelo.

Ebbene possiamo affermare che questi sono semplici ricordi di una lettura superficiale, di un approccio con il testo sacro in tutto paragonabile ad un idrovolante che sfiora semplicemente le acque, senza mai scendere in profondità.

Per entrare nello spirito della Scrittura, in ogni sua pagina, l’idrovolante non serve, occorrono quei superpotenti sommergibili nucleari che riescono ad attraversare gli sconfinati oceani rimanendo sommersi per giorni e giorni, senza alcuna urgenza di riemergere o di toccare i porti.

Immergendosi così nel testo sacro, si riesce a comprendere la volontà di Dio contenuta in ogni sua Parola. Ed infondo questo è il solo principio valido per leggere la Scrittura: scoprire in ogni sillaba dello scritto cosa il Signore ci vuole rivelare, cosa insegnare, cosa comandare, cosa ordinare, quale verità manifestarci, su quale sentiero incamminarci, perché lui possa essere la nostra vita non solo per il nostro spirito o la nostra anima, ma anche per il nostro corpo.

Letto in profondità, dobbiamo affermare che il Libro del Levitico è semplicemente portentoso, divino, non umano. È il Libro in cui Dio rivela tutta la potenza della sua santità, chiedendo all’uomo che si impegni in ogni momento, tempo, luogo, ambito della sua esistenza, nel suo corpo, nel suo spirito, nella sua anima, in ogni relazione con vicini e con lontani, con famigliari e con stranieri, con consanguinei e con estranei, a realizzarla, incarnarla tutta nella sua storia particolare, comunitaria, nei tempi feriali e in quelli sacri.

Le norme storiche da osservare possono essere anche transitorie, del tempo. Lo spirito che le anime esso è eterno, non muta, non cambia, anzi deve essere questo stesso spirito a governare tutta la nostra esistenza, anche nella mutazione del tempo e nel cambiamento delle forme concrete della vita dell’uomo.

Qual è allora questo spirito che aleggia nel Libro del Levitico e che gli dona un sapore eterno, intramontabile, costituendolo vera rivelazione per noi?

Questo spirito ha un solo nome. Esso si chiama “Signoria di Dio” sull’intera vita dell’uomo, dalla nascita alla morte, dalla sera alla mattina, dalla mattina alla sera, dall’inizio dell’anno alla sua fine, in ogni stagione, per ogni cosa che l’uomo fa o che la terra produce. Niente deve essere dall’uomo, tutto invece deve essere dal Signore, dal Dio dell’uomo.

Il vero soggetto che regna in questo Libro è il Signore. Il nome “Signore” ricorre ben 283 volta. È Lui che tutto ordina, tutto decide, tutto vuole, tutto stabilisce, tutto prescrive, tutto legifera. Lui è il Legislatore unico della vita dell’uomo.

Anche quando sembra che vi sia spazio per la decisione dell’uomo, anche questa decisione è portata nella sua volontà. L’uomo può decidere di fare cose, le modalità però sia verso Dio che verso l’uomo devono essere stabilite dall’unico Signore dell’uomo.

Tutto però è finalizzato alla realizzazione o formazione nell’uomo della santità di Dio, che si manifesta come perfetta conformazione del proprio agire al proprio essere. Se l’essere dell’uomo è per creazione dall’essere di Dio e dalla sua eterna comunione, nessun atto dell’uomo potrà dissociarsi dalla sua natura.

Come nel primo capitolo della Genesi, al momento della creazione, ad ogni essere vivente, albero e animale, è dato da Dio il comando di produrre secondo la propria natura, così deve essere detto di ogni uomo. Anche lui è chiamato a produrre secondo la propria natura che è ad immagine e a somiglianza di quella del suo Creatore e Signore.

Dio è però invisibile. Attraverso la Parola Lui comunica la sua essenza di santità, purezza, misericordia, compassione, fedeltà, sacralità, in modo che l’uomo conosca il suo Signore e ne imiti le azioni.

La santità è però legata al tempo, alla storia, ai luoghi, ai momenti particolari della vita di ciascuno. Quella del Levitico non si addice più al cristiano che vive nel Nuovo Testamento. Al cristiano però si addice il principio che muove lo spirito della verità che è contenuta in quel Libro e cioè che è sempre la volontà di Dio a stabilire le norme della santità per ciascun uomo.

Non è l’uomo che deve decidere la via della sua santità. È invece il Signore. Oggi il Signore la decide per mezzo del suo Santo Spirito che è versato su ogni persona, perché singolarmente, individualmente, particolarmente traccia questa via sublime di adorazione e di latria per il Signore nostro Dio.

Affidando queste pagine a quanti vorranno addentrarsi in esse, chiedo alla Vergine Maria, Madre della Redenzione, che ottenga a tutti lo stesso Spirito di contemplazione e di meditazione che governava la sua anima. Solo se illuminati, guidati, sorretti dalla sua intelligenza e sapienza eterna e divina, possiamo cogliere tutta la volontà di Dio contenuta in ogni Parola del testo sacro. Senza di Lui, il nostro lavoro è vano e la nostra fatica inutile.

Agli Angeli e Santi chiedo che ci guidino passo per passo affinché nulla ci sfugga della verità che il Signore nella sua infinita misericordia ha voluto rivelarci.



Catanzaro 12 Giugno 2011

Solennità di Pentecoste

INTRODUZIONE


Tutti i Libri della Scrittura, anche quelli Profetici, sono intessuti di storia, anche se è storia da purificare, mondare, sanare, ricondurre nella sua verità

Il Libro del Levitico è un Libro senza alcuna storia. Di storia si contemplano pochissimi episodi.

È come se il Signore avesse voluto fermarsi per un istante, prendersi una pausa di meditazione, riflessione, decisione.

Se Dio e l’uomo devono camminare insieme, allora è giusto che l’uomo sappia anche nei minimi particolari qual è la volontà del suo Signore sopra di lui.

Cinque semplici verità bastano perché noi comprendiamo l’importanza di questo Libro, la cui portata di rivelazione spesso sfugge a motivo delle infinite norme che lo contraddistinguono.

Prima verità: Il Signore è il Signore sempre. Possiamo in tale senso paragonare il Libro del Levitico al Primo e al Secondo Capitolo della Genesi.

Dinanzi a Dio vi è il nulla. Dio chiama ogni essere all’esistenza. Tutto è creato dalla sua Parola onnipotente, sovrana. Lui dice e le cose entrano nella storia, divengono storia.

Il Signore è la legge, la verità, la santità, la giustizia, la vita di ogni essere vivente. Tutto è da Lui. Tutto è per Lui. Tutto è dalla sua volontà. Niente è dalla volontà degli esseri creati.

La stessa cosa avviene con il Libro del Levitico. Vi è un popolo non popolo. Il Signore lo vede peccatore, non santo, non puro, non giusto, lo vede fuori della sua volontà.

Inizia a chiamarlo alla vera esistenza di popolo, donandogli leggi, prescrizioni, norme, statuti, regole da osservare, perché diventi suo popolo santo.

Ecco la verità basilare di tutto il Libro del Levitico: tutta la vita del popolo è regolata dalla volontà di Dio. Niente, proprio niente, viene dalla volontà dell’uomo. Neanche la più piccola prescrizione, norma, regola, modalità di essere e di relazionarsi, nulla viene dall’uomo.



Dio è l’unico, il solo Legislatore del suo popolo. Ogni prescrizione è da Lui. Osserviamo quante volte il Signore chiama Mosè e gli parla, donandogli la sua volontà.

Il Signore chiamò Mosè e dalla tenda del convegno gli disse (Lv 1, 1).

Il Signore disse a Mosè: "Riferisci agli Israeliti (Lv 4, 1).

Lv Quando un uomo inavvertitamente trasgredisce un qualsiasi divieto della legge del Signore, facendo una cosa proibita (4, 2).

Se tutta la comunità d'Israele ha commesso una inavvertenza, senza che tutta l'assemblea la conosca, violando così un divieto della legge del Signore e rendendosi colpevole (Lv 4, 13).

Se è un capo chi ha peccato, violando per inavvertenza un divieto del Signore suo Dio e così si è reso colpevole (Lv 4, 22).

Se chi ha peccato è stato qualcuno del popolo, violando per inavvertenza un divieto del Signore, e così si è reso colpevole (Lv 4, 27).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 5, 14)

Se qualcuno commetterà una mancanza e peccherà per errore riguardo a cose consacrate al Signore, porterà al Signore, in sacrificio di riparazione, un ariete senza difetto, preso dal gregge, che valuterai in sicli d'argento in base al siclo del santuario (Lv 5, 15).

Quando uno peccherà facendo, senza saperlo, una cosa vietata dal Signore, sarà colpevole e dovrà scontare la mancanza (Lv 5, 17).

Il Signore disse a Mosè (Lv 5, 20).

Quando uno peccherà e commetterà una mancanza verso il Signore, rifiutando al suo prossimo un deposito da lui ricevuto o un pegno consegnatogli o una cosa rubata o estorta con frode (Lv 5, 21).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 6, 1).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 6, 12).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 6, 17).

Parla ad Aronne e ai suoi figli e dì loro: Questa è la legge del sacrificio espiatorio. Nel luogo dove si immola l'olocausto sarà immolata davanti al Signore la vittima per il peccato. E' cosa santissima (Lv 6, 18).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 7, 22).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 7, 28).

Parla agli Israeliti e dì loro: Chi offrirà al Signore il sacrificio di comunione porterà una offerta al Signore, prelevandola dal sacrificio di comunione (Lv 7, 29).

Agli Israeliti il Signore ha ordinato di dar loro questo, dal giorno della loro unzione. E' una parte che è loro dovuta per sempre, di generazione in generazione (Lv 7, 36).

Questa è la legge per l'olocausto, l'oblazione, il sacrificio espiatorio, il sacrificio di riparazione, l'investitura e il sacrificio di comunione: legge che il Signore ha dato a Mosè sul monte Sinai, quando ordinò agli Israeliti di presentare le offerte al Signore nel deserto del Sinai" (Lv 7, 37).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 8, 1).

Mosè fece come il Signore gli aveva ordinato e la comunità fu convocata all'ingresso della tenda del convegno (Lv 8, 4).

Mosè disse alla comunità: "Questo il Signore ha ordinato di fare" (Lv 8, 5).

Poi gli mise in capo il turbante e sul davanti del turbante pose la lamina d'oro, il sacro diadema, come il Signore aveva ordinato a Mosè (Lv 8, 9).

Poi Mosè fece avvicinare i figli d'Aronne, li vestì di tuniche, li cinse con le cinture e legò sul loro capo i turbanti, come il Signore aveva ordinato a Mosè (Lv 8, 13).

Ma il giovenco, la sua pelle, la sua carne e le feci, bruciò nel fuoco fuori dell'accampamento, come il Signore gli aveva ordinato (Lv 8, 17).

Dopo averne lavato le viscere e le zampe con acqua, bruciò tutto l'ariete sull'altare: olocausto di soave odore, un sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore, come il Signore gli aveva ordinato (Lv 8, 21).

Poi Mosè prese il petto dell'ariete e lo agitò come offerta da agitare ritualmente davanti al Signore; questa fu la parte dell'ariete dell'investitura toccata a Mosè, come il Signore gli aveva ordinato (Lv 8, 29).

Come si è fatto oggi così il Signore ha ordinato che si faccia per compiere il rito espiatorio su di voi (Lv 8, 34).

Rimarrete sette giorni all'ingresso della tenda del convegno, giorno e notte, osservando il comandamento del Signore, perché non moriate, poiché così mi è stato ordinato" (Lv 8, 35).

Aronne e i suoi figli fecero quanto era stato ordinato dal Signore per mezzo di Mosè (Lv 8, 36).

e disse ad Aronne: "Prendi un vitello per il sacrificio espiatorio e un ariete per l'olocausto, tutti e due senza difetto, e offrili al Signore (Lv 9, 2).



Mosè disse: "Ecco ciò che il Signore vi ha ordinato; fatelo e la gloria del Signore vi apparirà" (Lv 9, 6).

Mosè disse ad Aronne: "Avvicinati all'altare: offri il tuo sacrificio espiatorio e il tuo olocausto e compi il rito espiatorio per te e per il tuo casato; presenta anche l'offerta del popolo e fa’ l'espiazione per esso, come il Signore ha ordinato" (Lv 9, 7).

ma il grasso, i reni e il lobo del fegato della vittima espiatoria li bruciò sopra l'altare come il Signore aveva ordinato a Mosè (Lv 9, 10).



I petti e la coscia destra, Aronne li agitava davanti al Signore come offerta da agitare secondo il rito, nel modo che Mosè aveva ordinato (Lv 9, 21).

Ora Nadab e Abiu, figli di Aronne, presero ciascuno un braciere, vi misero dentro il fuoco e il profumo e offrirono davanti al Signore un fuoco illegittimo, che il Signore non aveva loro ordinato (Lv 10, 1).

Allora Mosè disse ad Aronne: "Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò onorato". Aronne tacque (Lv 10, 3).

Il Signore parlò ad Aronne (Lv 10, 8).

e possiate insegnare agli Israeliti tutte le leggi che il Signore ha date loro per mezzo di Mosè " (Lv 10, 11).



Essi presenteranno, insieme con le parti grasse da bruciare, la coscia della vittima da elevare secondo il rito e il petto da agitare secondo il rito, perché siano agitati davanti al Signore; questo spetterà a te e ai tuoi figli con te, per diritto perenne, come il Signore ha ordinato" (Lv 10, 15).

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne (Lv 11, 1).

Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo; non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra (Lv 11, 44).

Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo (Lv 11, 45).

Il Signore aggiunse a Mosè: "Riferisci agli Israeliti (Lv 12, 1).

Il Signore aggiunse a Mosè e ad Aronne (Lv 13, 1).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 14, 1).

Il Signore disse ancora a Mosè e ad Aronne (Lv 14, 33).

Il Signore disse ancora a Mosè e ad Aronne (Lv 15, 1).

Il Signore parlò a Mosè dopo che i due figli di Aronne erano morti mentre presentavano un'offerta davanti al Signore (Lv 16, 1).

Il Signore disse a Mosè: "Parla ad Aronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualunque tempo nel santuario, oltre il velo, davanti al coperchio che è sull'arca; altrimenti potrebbe morire, quando io apparirò nella nuvola sul coperchio (Lv 16, 2).

Questa sarà per voi legge perenne: una volta all'anno, per gli Israeliti, si farà l'espiazione di tutti i loro peccati". E si fece come il Signore aveva ordinato a Mosè (Lv 16, 34).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 17, 1).

Parla ad Aronne, ai suoi figli e a tutti gli Israeliti e riferisci loro: Questo il Signore ha ordinato (Lv 17, 2).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 18, 1).

Parla agli Israeliti e riferisci loro. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 18, 2).

Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi, seguendole. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 18, 4).

Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali, chiunque le metterà in pratica, vivrà. Io sono il Signore (Lv 18, 5).

Nessuno si accosterà a una sua consanguinea, per avere rapporti con lei. Io sono il Signore (Lv 18, 6).

Non lascerai passare alcuno dei tuoi figli a Moloch e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono il Signore (Lv 18, 21).

Osserverete dunque i miei ordini e non imiterete nessuno di quei costumi abominevoli che sono stati praticati prima di voi, né vi contaminerete con essi. Io sono il Signore, il Dio vostro" (Lv 18, 30).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 19, 1).

Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo (Lv 19, 2).

Ognuno rispetti sua madre e suo padre e osservi i miei sabati. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 3).

Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 4).

quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti; li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 10).



Non giurerete il falso servendovi del mio nome; perché profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore (Lv 19, 12).

Non disprezzerai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore (Lv 19, 14).

Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore (Lv 19, 16).

Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore (Lv 19, 18).

Nel quinto anno mangerete il frutto di quegli alberi; così essi continueranno a fruttare per voi. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 25).

Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete segni di tatuaggio. Io sono il Signore (Lv 19, 28).

Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario. Io sono il Signore (Lv 19, 30).

Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 31).

Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dio. Io sono il Signore (Lv 19, 32).

Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l'amerai come tu stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio (Lv 19, 34).

Avrete bilance giuste, pesi giusti, efa giusto, hin giusto. Io sono il Signore, vostro Dio, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto (Lv 19, 36).

Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica. Io sono il Signore" (Lv 19, 37).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 20, 1).

Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio (Lv 20, 7).

Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi vuole fare santi (Lv 20, 8).

e vi ho detto: Voi possiederete il loro paese; ve lo darò in proprietà; è un paese dove scorre il latte e il miele. Io il Signore vostro Dio vi ho separati dagli altri popoli (Lv 20, 24).



Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli, perché siate miei (Lv 20, 26).

Il Signore disse a Mosè: "Parla ai sacerdoti, figli di Aronne, e riferisci loro: Un sacerdote non dovrà rendersi immondo per il contatto con un morto della sua parentela (Lv 21, 1).

Tu considererai dunque il sacerdote come santo, perché egli offre il pane del tuo Dio: sarà per te santo, perché io, il Signore, che vi santifico, sono santo (Lv 21, 8).

Non uscirà dal santuario e non profanerà il santuario del suo Dio, perché la consacrazione è su di lui mediante l'olio dell'unzione del suo Dio. Io sono il Signore (Lv 21, 12).

Così non disonorerà la sua discendenza in mezzo al suo popolo; poiché io sono il Signore che lo santifico" (Lv 21, 15).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 21, 16).

ma non potrà avvicinarsi al velo, né accostarsi all'altare, perché ha una deformità. Non dovrà profanare i miei luoghi santi, perché io sono il Signore che li santifico" (Lv 21, 23).



Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 22, 1).

Ordina ad Aronne e ai suoi figli che si astengano dalle cose sante a me consacrate dagli Israeliti e non profanino il mio santo nome. Io sono il Signore (Lv 22, 2).

Ordina loro: Qualunque uomo della vostra discendenza che nelle generazioni future si accosterà, in stato d'immondezza, alle cose sante consacrate dagli Israeliti al Signore, sarà eliminato davanti a me. Io sono il Signore (Lv 22, 3).

Il sacerdote non mangerà carne di bestia morta naturalmente o sbranata, per non rendersi immondo. Io sono il Signore (Lv 22, 8).

Osserveranno dunque ciò che ho comandato, altrimenti porteranno la pena del loro peccato e moriranno per aver profanato le cose sante. Io sono il Signore che li santifico (Lv 22, 9).

e non faranno portare loro la pena del peccato di cui si renderebbero colpevoli, mangiando le loro cose sante; poiché io sono il Signore che le santifico" (Lv 22, 16).



Il Signore disse a Mosè (Lv 22, 17).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 22, 26).

La vittima sarà mangiata il giorno stesso; non ne lascerete nulla fino al mattino. Io sono il Signore (Lv 22, 30).

Osserverete dunque i miei comandi e li metterete in pratica. Io sono il Signore (Lv 22, 31).

Non profanerete il mio santo nome, perché io mi manifesti santo in mezzo agli Israeliti. Io sono il Signore che vi santifico (Lv 22, 32).

che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere vostro Dio. Io sono il Signore" (Lv 22, 33).



Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 23, 1).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 23, 9).

Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino al margine del campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, il vostro Dio" (Lv 23, 22).

Il Signore disse a Mosè (Lv 23, 23).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 23, 26).

Il Signore aggiunse a Mosè (Lv 23, 33).

perché i vostri discendenti sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti, quando li ho condotti fuori dal paese d'Egitto. Io sono il Signore vostro Dio" (Lv 23, 43).



Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 24, 1).

Il Signore parlò a Mosè (Lv 24, 13).

Ci sarà per voi una sola legge per il forestiero e per il cittadino del paese; poiché io sono il Signore vostro Dio" (Lv 24, 22).

Mosè ne riferì agli Israeliti ed essi condussero quel bestemmiatore fuori dell'accampamento e lo lapidarono. Così gli Israeliti eseguirono quello che il Signore aveva ordinato a Mosè (Lv 24, 23).

Il Signore disse ancora a Mosè sul monte Sinai (Lv 25, 1).

Nessuno di voi danneggi il fratello, ma temete il vostro Dio, poiché io sono il Signore vostro Dio (Lv 25, 17).

Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto, per darvi il paese di Canaan, per essere il vostro Dio (Lv 25, 38).

Poiché gli Israeliti sono miei servi; miei servi, che ho fatto uscire dal paese d'Egitto. Io sono il Signore vostro Dio" (Lv 25, 55).

Non vi farete idoli, né vi erigerete immagini scolpite o stele, né permetterete che nel vostro paese vi sia pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono il Signore vostro Dio (Lv 26, 1).

Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario. Io sono il Signore (Lv 26, 2).

Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Lv 26, 13).

Nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li rigetterò e non mi stancherò di essi fino al punto d'annientarli del tutto e di rompere la mia alleanza con loro; poiché io sono il Signore loro Dio (Lv 26, 44).

ma per loro amore mi ricorderò dell'alleanza con i loro antenati, che ho fatto uscire dal paese d'Egitto davanti alle nazioni, per essere il loro Dio. Io sono il Signore" (Lv 26, 45).



Questi sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il Signore stabilì fra sé e gli Israeliti, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè (Lv 26, 46).

Il Signore disse ancora a Mosè (Lv 27, 1).

Questi sono i comandi che il Signore diede a Mosè per gli Israeliti, sul monte Sinai (Lv 27, 34).

Per noi tutti che ogni giorno graviamo il popolo con la pesantezza del nostro cuore e soprattutto della nostra mente, questa verità dovrebbe farci riflettere, pensare, meditare.

Si pensi a quante regole, prescrizioni, ordini, regolamenti, disposizioni, statuti, leggi, ordinanze, imposizioni, obblighi, richieste, ogni altra cosa fatta passare per volontà di Dio, mentre il Signore proprio non c’entra.

Questo implica per ognuno di noi vivere la stessa verità vissuta da Gesù Signore:



44Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 45chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 46Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. 49Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. 50E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me». (Gv 12,44-50).

Gesù è Dio, vero Dio, Figlio Unigenito del Padre. Tutta la sua vita fu dalla volontà del Padre. Ogni sua Parola è stata dalla Parola del Padre.

È questa la coscienza che tutti siamo chiamati a formarci. Questa verità ci insegna il Libro del Levitico: niente deve essere dall’uomo. Tutto invece deve essere da Dio. Ogni parola da noi pronunciata che non sia Parola di Dio, ci costituisci profanatori della sua verità. Possiamo giungere anche ad essere empi ed idolatri.

Essere sempre da Dio è obbligo per chi è preposto ad essere per gli altri. Per gli altri si può essere in un solo modo: essendo noi sempre da Dio.



Seconda verità: Dio è santo per essenza eterna, divina, trascendente. La santità avvolge tutto Dio che è santo nella sua natura e nelle Persone. La natura è una. Le persone sono Tre e sussistono nell’unica natura divina.

Dio chiama l’uomo ad essere sulla terra ad immagine della sua santità. Santità non solo nell’anima, ma anche nello spirito e nel corpo.

Anzi si può affermare che la santità dell’anima e dello spirito dell’uomo inizi, cominci, sia generata dalla santità del suo corpo.

È il corpo santo che attesta la santità dell’anima e dello spirito. Se il corpo non è santo, neanche l’anima e lo spirito sono santi.

Tutte le norme sulla purità e impurità rituale a questo mirano: a conservare l’uomo nella santità del suo corpo.

Dio chiede che il corpo dell’uomo non venga contaminato da nessuna cosa. Cibo, vesti, contatti, relazioni sono vie per la contaminazione del corpo.

Tutto ciò che è impuro e che rende impuro l’uomo deve essere tenuto a debita distanza. Ciò che è immondo, non santo, non vero, non buono per l’uomo, bisogna che venga evitato.

La Legge a questo serve, a mantenere santo il corpo. Conservato il corpo nella santità, tutto l’uomo è nella santità, nella verità, nella giustizia secondo Dio.

Non c’è pertanto una santità dell’anima e dello spirito che non sia santità del corpo. Sono in grande errore tutti coloro che pensano che il corpo sia neutro rispetto alla santità. Tutti i Comandamenti del Signore infatti riguardano l’uomo nel suo corpo. È dal corpo che il peccato entra nell’anima e la conduce alla morte. Per questo la santità è prima di ogni cosa santità del corpo.

Terza verità: Dio è il santo che dona la sua santità per mezzo della sua Parola.

Si vive accanto alla sua dimora, si ascolta la sua voce data al popolo per mezzo di Mosè, si obbedisce ad ogni suo comando, si diviene santi.

Questa verità che è di Dio deve essere verità anche di ciascun membro del popolo. Come Dio è santo, così deve essere il popolo: santo come il suo Dio. Anche perché Dio è il santo che viene per santificare il popolo.

È questa la stupenda verità che sgorga dal Libro del Levitico: la santità degli uni è come se sprigionasse attorno a sé santità per tutti gli altri. La santità di uno porta santità in tutto il popolo.

Possiamo paragonare la santità al sole. Esso è uno, eppure riscalda tutta la terra. I suoi raggi danno calore ad ogni pianta e questa è resa ricca di ogni frutto. Così dicasi di un figlio di Abramo che diventa santo, che ascolta e vive di Parola del suo Dio, quanti sono attorno a Lui, quanti respirano l’aria da lui respirata, si contagiano della sua santità.

L’uomo santo genera santità nella comunità. La genera per il semplice fatto di essere santo. Attorno a lui si respira un’aria di verità, pace, giustizia, virtù.

Questo vale anche al contrario: il peccatore genera e produce contaminazione all’interno della comunità. Un solo peccato a volte è sufficiente per distruggere anni e anni di lavoro. Una sola trasgressione fa precipitare tutta la comunità in un baratro di morte.

La presenza della santità santifica. L’assenza si essa deprime e abbassa. Il santo è chiamato a santificare il mondo intero. Come? Vivendo di Parola del Signore.

Chi mette in pratica la Parola di Dio – nella comunità dei figli di Israele tutto è dalla Parola di Dio, niente è dalla parola degli uomini – manifesta la santità di Dio non solo ai figli di Israele, ma ad ogni uomo.

È la santità l’unica differenza che esiste tra la religione vera e quella non vera.

La religione vera fa santi veri. La religione non vera fa santi non veri.

La religione vera mostra la vera santità di Dio ad ogni creatura, a chi crede, a chi non crede, a chi è ateo e a chi è empio o idolatra. Tutti possono vedere la differenza di santità e fare la differenza con il loro dio.

Come è differente la santità, così è differente il Dio che la genera e la fa fruttificare in mezzo al suo popolo.

Ora è questa la vocazione di Israele: mostrare a tutti i popoli la grande differenza che vi è tra il loro Dio e i loro idoli. Il loro Dio è vero e lo attesta la verità della loro santità. Il dio degli altri popoli è un idolo ed anche questa verità è attestata dalla falsa santità da loro vissuti.

La santità che insegna il Libro del Levitico è santità delle relazioni, comprese anche le relazioni sessuali.

È santità di relazione con il cibo, il vestito, la malattia, la stessa morte, ogni altro contatto con uomini e con animali, con cibi e con bevande. Tutto ciò che l’uomo fa è governato dalla Parola del Signore.

La santità che ci insegna il Libro del Levitico è semplice: essa è purissima obbedienza ad ogni Parola di Dio.

A che serve la Parola di Dio? A regolare tutte le nostre relazioni. Poiché la vita di un uomo è interamente intessuta, composta, fatta di relazioni, niente che appartiene alla nostra vita può venire da noi. Tutto viene dalla Parola del nostro Dio e Signore, che Lui dona al suo servo Mosè.

La santità pertanto non è statica, bensì dinamica. Man mano che il popolo avanza nella storia, sempre il Signore dona la sua Parola.

La santità dell’uomo non dovrà essere allora l’ascolto della Parola di ieri, bensì della Parola di oggi. Se rimane alla Parola di ieri, mai potrà essere santo, perché oggi l’uomo vive le sue molteplici relazioni ed oggi Dio dona la sua Parola per il loro governo.

Il nostro Dio è il Dio dell’oggi, con una Parola per oggi, ad un uomo di oggi.

Il dramma, il vero dramma, di questo popolo fu uno solo, è uno solo: chiudersi in Mosè, fermarsi a Lui, chiudere la Parola di Dio al tempo di Mosè, mentre vi è un oggi che incalza e vi è il Dio dell’oggi che parla al suo popolo per la sua conversione, redenzione, giustificazione, salvezza.

Questo è anche il nostro dramma, il dramma della religione cristiana e cattolica. Sovente il Dio di ieri non è il Dio di oggi e il Dio di oggi non è lo stesso Dio di ieri. Facilmente si cambia Dio per cambiare Parola. Difficilmente ci si distacca dalla Parola di ieri per vivere tutta la verità che è contenuta nella Parola di oggi.

Altro dramma è questo della nostra religione: facilmente ci si sostituisce a Dio e in suo nome si danno agli uomini parole umane, non divine, non eterne.

Sono parole di oggi per l’uomo di oggi, però non sono la Parola del Dio che oggi vuole parlare al suo popolo per la sua redenzione.

Quarta verità: Dio è santo per dono. Proprio per questo Dio viene in mezzo all’uomo: per la sua santificazione. Lui è il Dio che santifica l’uomo, che viene per santificarlo, che lo santifica, lo fa santo.

Da dove inizia il dono della santità?

La santità inizia dal dono della verità. La verità è data dalla Parola. Mai vi potrà essere santità senza Parola e mai santità senza che l’uomo ritorni nella sua verità.

Qual è la verità dell’uomo? È il suo essere creatura eternamente dipendente dal suo Dio, dalla volontà del suo Dio, che gli viene manifestata per mezzo del dono della Parola.

La Parola a questo serve: a far ritornare l’uomo nella sua verità, che è verità di perenne obbedienza, ininterrotto ascolto.

La vita dell’uomo mai potrà essere dalla sua volontà. Sempre dovrà essere dalla volontà del suo Dio e Signore.

È questo lo statuto eterno dell’uomo: attingere la sua verità dalla verità del suo Dio. Dio dona all’uomo la sua verità per mezzo della sua Parola.

L’uomo ascolta la Parola del suo Dio, obbedisce ad essa, entra nella sua verità. Non ascolta la Parola del suo Dio, rimane o ritorna nella sua falsità.

Per cui l’ascolto è vera via di vita, o di benedizione. Il non ascolto è vera via di morte, o di maledizione.

È questo il motivo per cui non potrà essere data all’uomo altra Parola, all’infuori della Parola di Dio. Ogni altra parola, all’infuori della Parola di Dio, proverrebbe dalla falsità dell’uomo e mai lo potrà santificare.

Senza la verità di Dio, data dalla Parola di Dio, l’uomo mai potrà entrare nella sua verità. Per questo è giusto affermare che dove la verità di Dio non brilla e non illumina l’esistenza, mai potrà sorgere santità. Manca il principio stesso della sua concezione, generazione, maturazione e fruttificazione nei cuori.

Uscendo dalla Parola del suo Dio, l’uomo perde la sua verità, cade dalla sua santità. Persa la santità, è ancora una volta la Parola di Dio che gli indica come rientrare nella santità.

Nella santità si entra, riconoscendo il proprio peccato, ricorrendo alla mediazione del Sacerdote, che dovrà offrire per lui un sacrificio espiatorio.

Ci accostiamo così alla quinti verità che è la verità della mediazione.



Quinta verità: La santità di Dio non discende sul peccatore per via diretta, nel senso che l’uomo compie da se stesso i riti di purificazione e riacquista ciò che ha perduto, neppure attraverso la semplice richiesta di perdono, fatta personalmente, nel silenzio del cuore e della mente.

Uno pecca, chiede perdono, compie il rito, viene santificato. Questa non è la via di Dio.

La santità ritorna nell’uomo attraverso la mediazione sacerdotale. Come la Parola di Dio giunge all’orecchio attraverso la voce umana di Mosè, così la santità di Dio raggiunge nuovamente l’anima, il cuore, il corpo di colui che ha peccato per mezzo della mediazione di Aronne, il primo sommo sacerdote dell’Antica Alleanza.

Non vi è passaggio dall’impurità alla purità, dal peccato alla santità, dall’iniquità alla giustizia che non venga operato per mezzo della mediazione sacerdotale di Aronne e dei suoi figli.

La Parola di Dio indica le specifiche modalità sacrificali – olocausto, sacrificio consumato con il fuoco, sacrificio di comunione, sacrificio di riparazione, sacrificio espiatorio, oblazione, libagione – attraverso le quali è possibile cancellare ogni peccato ed entrare nella verità e nella santità.

Da questo istante la santità del popolo è tutta nelle mani del sacerdote. Lui dovrà essere l’uomo santo che mette in comunione con la santità di Dio ogni suo fratello. Chi non passa per lui, mai potrà ritornare nella purezza e verità della sua umanità.

Così un Libro – quale quello del Levito – che potrebbe apparire “noioso”, perché fatto di sole prescrizioni e per di più lontane dal nostro universo neotestamentario, si rivela un libro si grande attualità. Non nelle norme che esso dona, bensì nei principi che da esso si sprigionano.

Sarebbe sufficiente pensare che il governo della nostra vita Dio lo vuole tutto nella sua volontà e dalla sua volontà e che sempre deve nascere l’ordine o la legge che governa ogni nostra relazione attuale, per comprendere quanta importanza rivesta questo principio per noi che sovente ci facciamo autonomi da Dio e poniamo la nostra vita nelle nostre mani, facendo del Vangelo un libro che deve giustificare ogni nostra decisione, facendola passare per purissima volontà di Dio.

Affido queste pagine alla Vergine Maria, a Colui la cui vita fu sempre e tutta dalla volontà del suo Dio e Signore, perché ci aiuti a comprendere questo grande mistero: il mistero del nostro Dio che vuole la nostra vita nelle sue mani sempre, sempre dalle sue mani.

Agli Angeli e Santi chiedo luce per penetrare il mistero di Dio nascosto nella norma anche la più semplice, la più anodina, la più comune, la più usuale.



Catanzaro 19 Giugno

Solennità della Santissima Trinità



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