Grifone d’Argento 2014” ad Angelo D’Arrigo L’uomo che insegnava a volare agli uccelli




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Grifone d’Argento 2014” ad Angelo D’Arrigo
L’uomo che insegnava a volare agli uccelli
di Paolino Uccello
Da circa trent’anni mi occupo di formazione e mai ai miei allievi ho dato indicazioni su di un modello da seguire. Oggi, leggendo la vita di Angelo D’Arrigo, avverto la necessità di comunicare la sua storia, sento che le future generazioni debbano conoscere l’esperienza di un uomo che ha fatto della propria vita ricerca, conoscenza, amore per la natura.

Nato a Catania nel 1961, ha vissuto a Parigi dove si è laureato in scienze motorie. Innamorato della montagna, diventa maestro di sci e poi istruttore di volo, nonché guida alpina. Vive di sport, avventura e natura, realizza anche una serie di documentari sulle sue imprese.

Ma è il volo la sua più profonda forma di espressione, inizia a soli sedici anni, quando vola in deltaplano per la prima volta. Da allora ha volato per oltre 15.000 ore, attraversando ogni fase, in cui il pilota affina il suo senso per l’aria: la paura del vuoto, la conoscenza tecnica le giuste vibrazioni e la naturalezza.

Nel corso della realizzazione di un documentario per Antenne 2, vola per la prima volta sull’Etna in piena eruzione. È anche l’occasione per riscoprire la sua terra natale, Angelo quindi si trasferi-sce in Sicilia, dove organizza un centro di volo e incontra Laura, la compagna della sua vita.

Dopo una prodigiosa carriera agonistica, con la conquista di due titoli mondiali, Angelo abbandona le gare e i cronometri per dedicarsi allo sviluppo del volo libero e concepisce e realizza imprese che si pongono ben oltre il semplice evento sportivo. Angelo scopre il suo istinto al volo quando sulle Alpi un’aquila inizia a giocare con lui. L’aquila, che diventa per lui una sorta di spirito guida.

Elabora un progetto avventuroso e scientifico che si chiama Metamorphosis inseguendo il sogno di volare come gli uccelli. Con i grandi rapaci Angelo trasvola mari, deserti e montagne di tutti i continenti, insegnando, alle specie a rischio di estinzione, le rotte migratorie nei cieli del mondo. Il 24 maggio del 2004 è il primo uomo a sorvolare la montagna più alta del mondo, l’Everest. Con un istituto di salvaguardia e protezione della fauna russa, conduce un esperimento sulla reintroduzione delle gru siberiane a rischio di estinzione, guidando lo stormo per 5300 chilometri.

Nasce il “Progetto Metamorphosis”. Scrive Laura Mancuso: «Dopo alcuni anni Angelo decise che la strada delle competizioni si era conclusa, giunse alla considerazione che non gli dava più stimoli e scelse pertanto di dedicarsi ad un progetto personale, ampio e articolato, alla ricerca del volo istintivo. Il progetto Metamorphosis seguiva un percorso verso la riscoperta delle capacità istintuali contenute in ciascuno di noi. Il titolo deriva dalle Metamorfosi di Ovidio, leggende che lo avevano affascinato al punto da divenire metafora del suo progetto di vita. Seguire le rotte migratorie dei falchi pecchiaioli in compagnia di Nike, la dea alata, la sua prima aquila.

Angelo prese a volare con Nike, un’aquila delle steppe, ma prima di lei aveva adottato Harissa, una poiana. Nike era un dolcissimo cucciolo di aquila, Angelo voleva portarlo con sé in questo lungo viaggio in volo nel deserto del Sahara. Sperava che seguendolo avrebbe imparato la rotta, riconosciuto i territori che avrebbe attraversato nelle sue migrazioni. E fu così che venne a vivere a casa con noi. Rivoluzionò il nostro mondo. Nike si fece presto conoscere dai vicini di casa dai quali faceva ogni tanto una capatina per prendere al volo una bistecca. L’evento ebbe inizio in un palmento nell’oasi di Tozeur, Angelo stava dando inizio a quella che sarebbe stata l’opera più importante e complessa della sua vita. In quel momento era poco più che un’idea, era un embrione che conteneva in sé tutti gli elementi dell’impresa finita. Ma le variabili erano proprio infinite. Seguì un mese di attese e di telefonate, di incontri e di lavoro. Ma non fu poi così dura, ero talmente presa dalle cose da fare, giorno per giorno, che mi sembrava di essere con loro. Angelo impiegò più di un mese prima di ritornare a casa. Attraversò il deserto del Sahara e constatò, incredulo, che le tappe nei punti da lui stabiliti erano le stesse scelte dai falchi nella loro migrazione. Angelo aveva inconsapevolmente tracciato gli stessi percorsi, iniziava a ragionare come loro. Anche alla fine, quando dovette scegliere il momento più adatto per partire da Capo Bon, si ritrovò in compagnia dello stormo di uccelli che dal Nord della Tunisia attraversavano il mar Mediterraneo sulle rotte della migrazione. I falchi raggiunsero come sempre le nostre coste, Angelo era con loro. La metamorfosi era cominciata».

Over Everest. Scrive ancora Laura Mancuso: «Angelo aveva visto un’aquila in un’immagine della cima dell’Everest. A molti sarebbe sembrata una sbavatura della foto, invece era proprio un’aquila, come dimostrò un ingrandimento. …Non mi lasciò il tempo di chiedergli nulla, mi disse subito: - voglio sorvolare l’Everest …Come fanno gli uccelli – e iniziò a parlare dello scheletro degli uccelli, del loro sistema respiratorio, di correnti ascensionali e di efficienza aerodinamica.



L’Everest in lingua tibetana significa “La dea madre della Terra”. La prima tappa fu Kodari, unico posto di frontiera fra il Nepal e il Tibet. Ma dalla Cina arrivò inaspettato ma incontestabile il diniego al sorvolo dell’Everest dal versante Tibetano. La motivazione riguardava una presunta preoccupazione per l’incolumità del pilota. Le ragioni reali erano legate invece alla scottante situazione del Tibet. Storie di arresti, prigionie, lavori forzati, la realtà del Tibet non poteva essere ripresa né documentata. Se non si poteva sorvolare l’Everest partendo dal Tibet, Angelo lo avrebbe fatto partendo dal Nepal. Nella primavera del 2004, partì per Kathmandù. Dopo quarantacinque interminabili giorni: Angelo riuscì finalmente nel sorvolo dell’Everest. Era il 24 maggio 2004».

Nella vita di Angelo D’Arrigo ho trovato la dignità dell’uomo e l’armonia con il creato. L’augurio che io faccio alla Fondazione è quello di credere nell’Uomo, che, emozionandosi davanti al volo di un uccello possa pensare che la nostra esistenza ha infiniti valori.



Concludo con un pensiero di Angelo D’Arrigo. In un’intervista per una televisione tedesca, Angelo paragonò la vita ad un’orchestra, dove ciascuno di noi è al tempo stesso direttore d’orchestra e orchestra. Modula le note per far sì che tutto risuoni in maniera armoniosa: solo così facendo possiamo dare alla nostra vita la giusta intonazione.


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