Visita Pastorale in Perù




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Visita Pastorale in Perù

Parrocchia di Gesù Divino Maestro

Huacho – 17 luglio 2008

Omelia


Stimati fratelli e sorelle della parrocchia di Gesù Divino Maestro, insieme ai sacerdoti e alle religiose, ricevete il mio più cordiale saluto e augurio di pace e bene nel Signore.


Nella lettura che ci offre il profeta Isaia, c’è il grido di speranza che sempre sale a Dio da tutto il popolo. È il grido degli «abitanti del mondo» (Is 26,9) che cercano giustizia, invocano libertà, vedono la loro dignità calpestata, ma sperano di vivere senza paura: il grido degli uomini e delle donne che riconoscono l’inutilità dei tanti loro sforzi e il fallimento di molti progetti.

Ci troviamo qui ora come Chiesa del Signore, in una storia di amicizia e di collaborazione iniziata da quasi vent’anni e che ancora continua. Celebriamo quest’amicizia nella fede che ci unisce e che il profeta Isaia ci invita ad esprimere con parole chiare: «Signore, al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio» (Is 26,8).


Come vescovo di una Chiesa sorella sono qui anche per testimoniare la comunione di fede che ci unisce nonostante la distanza; sono qui per assicurare la solidarietà dei cristiani che vivono nella diocesi di Milano e per rinnovare la fraternità che già ci unisce. Ringrazio il Signore, che ci ha permesso di apprendere, l’uno dall’altro, a riconoscere la sua grazia e la sua presenza, a lavorare per edificare la comunità cristiana, a vivere tutti come missionari impegnati nella meravigliosa opera dell’annuncio del Vangelo.

Penso che questa comunità si sia accresciuta anche grazie all’aiuto offerto dalla Chiesa di Milano, così come la Chiesa di Milano si è arricchita di ciò che hanno portato in Italia quanti hanno condiviso con voi l’esperienza della fede in questa comunità del Cono Sud di Huacho.

Questo ci permette di riconoscerci nel testo della prima lettura, che si conclude con l’invito a un grido capace di superare la paura e l’afflizione: «Si sveglieranno ed esulteranno…!» (Is 26,19). La sensazione di essere castigati lascia libero corso alla gioia di chi riconosce la presenza del Signore che manda la luce sulla terra. E quanto abbiamo bisogno di questa luce!
Non desideriamo altro; tutti cerchiamo quella pace che il Signore ci promette, siamo alla ricerca della via per attuare la giustizia e vivere liberamente e con dignità, cerchiamo il sentiero che ci permetta di contribuire alla realizzazione del disegno di Dio, disegno che è anche il nostro.

Isaia non è un superficiale, è un profeta e non uno sciocco sognatore: perciò non dissimula la fatica del vivere, non zittisce la coscienza di chi riconosce i limiti del percorso umano: siamo peccatori, abbiamo accondisceso all’oppressione, viviamo nell’angoscia, abbiamo paura, ci siamo scontrati con delusioni… Ora però possiamo affermare insieme la nostra fede nella salvezza di Dio, sperare che le promesse di Dio si compiano. Con Isaia possiamo dire che: «la terra darà alla luce le ombre» (Is 26,19), il che significa che il Padre di Gesù e Padre nostro può liberarci da ogni paura e trasformarla in vivo desiderio, può raccogliere il nostro ritardo e trasformarlo affinché si manifesti il Regno di Dio e si faccia vicino nell’oggi. Dio può risollevare le nostre braccia affaticate, passare attraverso le nostre oscurità e illuminare tutti, così da riconoscere per quale motivo ci muoviamo, dove andiamo, come camminare nell’amore, lontani da ogni solitudine.


Ce lo dice anche Gesù nel Vangelo di Matteo: egli conosce la nostra stanchezza, sa quanto siamo oppressi e afflitti. Non per questo ci giudica, ma rinnova la sua alleanza con noi e si offre come consolazione, proteggendoci tutti, invitandoci ad avere il suo sguardo sulle vicende della vita, uno sguardo lieve e soave, che ci permetta di abbandonare lamento e pessimismo, e riconoscere l’azione dello Spirito Santo. Gesù chiama i suoi discepoli perché si avvicinino a Lui, perché si radunino attorno a Lui, così che a partire da Lui non ci sia più divisione né distanza. Proprio come stiamo facendo: uniti attorno alla sua Parola e alla sua presenza nell’Eucaristia rispondiamo a questa chiamata che vuole alleviarci e offrirci una nuova speranza, per affrontare le prove della vita con Gesù, rassicurati dalla sua voce amica che ci invita a riposare, a lasciare le preoccupazioni per godere della sua amicizia. Non abbiamo nulla di più importante da operare: qui sta il senso più profondo della missione che ci unisce.

So che è stata celebrata e si è realizzata la Grande Missione diocesana: godiamo perciò di questo incontro per rallegrarci dei doni della presenza di Gesù, Maestro e Signore. Rimaniamo un poco seduti ai piedi del Maestro di Nazareth, appoggiando il nostro capo sulla sua spalla. Non per abbandonare la missione, che continua sempre, ma per radunare le forze che il suo amore ci dona, così da poter svolgere il nostro impegno quotidiano, io a Milano, voi a Huacho, confortati dalla sua Parola, rassicurati nel cammino, rafforzati nel lavoro per la stessa Chiesa di Gesù che ci fa fratelli, discepoli e missionari.


Ora, incoraggiamoci a vicenda, animandoci ad assumere nuovamente la nostra responsabilità di evangelizzazione, mentre rendiamo grazie al Signore per la sua tenerezza.

Potremo così far nostro lo stesso grido di Isaia: «Si sveglieranno ed esulteranno…!» (Is 26,19). E che questo grido esca da qui e possa raggiungere con noi tutti coloro «che giacciono nella polvere» (Is 26,19), quelli che «gridano di dolore» (Is 26,17), che si trovano puniti dalla storia e dall’ingiustizia che subiscono! Possano incontrare il nostro volto consolante, tranquillo per la prossimità di Gesù, sereno e disponibile, generoso perché riconoscente, un volto sfiorato e mutato dal sorriso con il quale Dio ci ha sollevato dalle nostre preoccupazioni: non perché Dio lo faccia al nostro posto, ma perché ci accompagna con la sua tenerezza e la sua gratuita fiducia.

+ Dionigi card. Tettamanzi

Arcivescovo di Milano






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