Visita Pastorale in Perù




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Visita Pastorale in Perù

Chiesa di San Gerolamo

Sayán – 18 luglio 2008

Omelia


Un affettuoso saluto alla comunità di Sayán,

un saluto a titolo mio personale, ma anche a nome dell’intera Chiesa di Milano, per tutti voi: per la gente di Sayán, per il parroco padre Emanuele, per padre Vittorio, per le sorelle Serve di Gesù Cristo, per le autorità civili.

Desidero iniziare con un saluto come segno di comunione, di reciproca accoglienza, di riconoscimento dei doni del Signore a questa comunità per il suo cammino di fede. La comunità di Sayán ha dietro di sé un lungo cammino, accompagnato da sacerdoti peruviani e spagnoli, e in questi ultimi anni anche da sacerdoti italiani mandati dalla diocesi di Milano. Così le nostre Chiese stanno compiendo un cammino comune: insieme percorrono il cammino del Vangelo in una comunione ecclesiale che ci arricchisce vicendevolmente.


Che cosa ci chiede il Signore oggi con la sua Parola per rimanere sul suo cammino e per essere autenticamente sua Chiesa? Con questa domanda ci poniamo di fronte alla pagina di Vangelo (Mt 12,1-8). Vogliamo evitare il pericolo di dar forma a una vita cristiana a «modo nostro» e di costruire una vita di comunità secondo i nostri criteri invece di quelli evangelici.

L’opposizione, la critica, il rifiuto che Gesù ha incontrato si manifestavano in modi diversi, anche con animate discussioni fra Gesù e la classe religiosa che meglio conosceva la Bibbia e la Legge e che con maggior scrupolo osservava le usanze e le consuetudini religiose. Anche questi momenti, apparentemente di scontro, per Gesù sono un’occasione di rivelazione, un’occasione per manifestare un’innovazione che trasforma radicalmente il rapporto con Dio: proclama infatti la presenza, nella sua persona, del Regno di Dio.

In questo brano del Vangelo la discussione è rivolta alla pratica del riposo nel giorno di sabato. Questa pratica religiosa di un giorno di riposo settimanale nacque inizialmente secondo principi di giustizia e di uguaglianza: il riposo dal lavoro è un diritto di tutti, anche dei più poveri, nessuno deve essere sfruttato. Ma questa consuetudine ha in sé una profonda radice religiosa, è legata all’esperienza dell’Esodo, della liberazione dalla schiavitù del popolo da parte di Dio. Ricorda quindi che la vita è dono di Dio e non deriva solo dalle nostre azioni, per cui il riposo del sabato è la proclamazione della signoria di Dio-Creatore, che dà la vita e la dona in abbondanza a tutti.

Gesù ci mostra come la legge e la pratica religiosa nonostante siano strettamente osservate possano perdere il loro senso, fino ad allontanarci da Dio invece che esprimere la nostra comunione con lui. I discepoli di Gesù non osservano il riposo del sabato, lavorano, perché hanno fame e mietono il grano per mangiare. I farisei non li criticano perché hanno rubato il grano dai campi altrui, ma perché non osservano il sabato. E Gesù risponde che cercare ciò che è necessario per vivere non è contro la legge di Dio. È piuttosto quanto Dio chiede: la vita è il primo bene da ricercare. Gesù non vuole abolire la consuetudine del sabato, ma attribuirle il suo vero significato: unisce la legge e la norma alla vita, il rispetto verso Dio al rispetto all’uomo, l’amore a Dio a quello per l’uomo. Da una religione costituita di leggi, consuetudini e norme, Gesù ci fa così passare a una religione dell’amore, in cui le norme sono necessarie, ma per orientarci verso ciò che è più importante: Dio, e perciò l’uomo e la sua vita, con le sue esigenze concrete, come il cibo, il lavoro o la salute. La sovranità di Dio («Il Figlio dell’uomo è padrone del sabato», v. 8) è sempre per il bene dell’uomo e per la sua vita. Di fronte alla «religione del tempio» dove certe cose sono per alcuni permesse e per altri proibite, Gesù propone una «religione della casa», della comunione del dono della vita che Dio offre gratuitamente a tutti.

Il Vangelo oggi ci guida nel cammino del nostro essere Chiesa: la ricerca di Dio e la fedeltà ai suoi precetti non può mai associarsi all’indifferenza rispetto alle necessità di tante nostre sorelle e fratelli. La pratica delle osservanze religiose senza la pratica della carità e dell’amore fraterno non corrisponde mai alla volontà di Dio. Gesù ricorda la voce dei profeti che proclamava la volontà di Dio: «Misericordia voglio, più che i riti e i sacrifici nel tempio» (cfr Os 6,6).

Desidero così spronare questa comunità di Sayán affinché prosegua nel cammino del Signore e dell’annuncio del Vangelo con l’impegno che ha dimostrato in questi anni per il bene dei più poveri e delle persone più sofferenti. Continuate su questa strada, come già state facendo con le opere concrete, come l’attività per i diritti umani della “Defensoria” parrocchiale, l’assistenza agli anziani o ai disabili, l’accompagnamento delle comunità contadine nella loro ricerca di sviluppo, l’impegno nell’istruzione con il Centro parrocchiale, la preoccupazione per i bambini soli o in difficoltà.

L’amore al Dio della vita ci impegna a far crescere e a difendere la vita di ogni uomo e in particolare dei più deboli.

+ Dionigi card. Tettamanzi



Arcivescovo di Milano






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