Università degli Studi di Perugia Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e Zootecniche




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Università degli Studi di Perugia

Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e Zootecniche

Piano di Sviluppo Rurale Regione Umbria 2000 – 2006



Progetto
VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE GENETICHE DELLA REGIONE UMBRIA
Coordinatore scientifico

Prof. Mario Falcinelli



Sottoprogetto
BIODIVERSITA’ DELLE RISORSE ERBORISTICHE DEGLI AMBIENTI BOSCHIVI E PRATIVI DELLA VALNERINA: PROSPETTIVE DI VALORIZZAZIONE AGRICOLA DELLE STESSE
Responsabile scientifico

Prof. Rita Pagiotti


RAPPORTO FINALE PROGETTO

Perugia, novembre 2005

INDICE



  • Premessa pag. 3




  • Il Progetto pag. 4

    • Obiettivi

    • Fasi operative

    • Metodi




  • I Risultati



  • Caratterizzazione dell’ambiente pag. 5

  • Il censimentodelle specie di interesse

  • erboristico pag. 7

  • Aree coltivate pag. 7

  • Aree boschive pag. 12

  • Pascoli pag. 14

  • Studio delle rese pag. 16

  • Indagini sulla chemiodiversità pag. 17




  • Schede tecniche

      • Eryngium amethystinum L. pag. 20

      • Genista tintoria L. e Genista sagittalis L. pag. 23

      • Cotinus coggygria Scop pag. 24

      • Meum athamanticum Jacq. pag. 25

      • Genziana lutea L. pag. 28

      • Onosma echioides L. pag. 30

      • Bulbocodium versicolor Spreng. pag. 31



  • Rapporti simbiotici pag. 34

  • Impianto di campi-catalogo di acclimatazione e adattamento

e Test riproduttivi pag. 34

  • Linee di germoplasma pag. 35

  • Giardino botanico pag. 36

  • Valutazioni di mercato, considerazioni conclusive pag. 37

PREMESSA
Il Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali (DBVBA), oggi Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e Zootecniche (DBVBAZ) dell’ Università degli Studi di Perugia, ha completato le attività di ricerca previste dal sottoprogetto Biodiversita’ delle risorse erboristiche degli ambienti boschivi e prativi della Valnerina: prospettive di valorizzazione agricola delle stesse” compreso nel progetto “ La valorizzazione delle risorse genetiche in Umbria” e ad integrazione del sottoprogetto “ La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione”.

Parte dei risultati della ricerca sono stati presentati e raccolti in una pubblicazione presentata il 24 Giugno 2005 presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria.

Le diverse fasi organizzative ed operative del progetto sono state condotte dal gruppo di lavoro del DBVBA, sezione di Biologia vegetale.

Il progetto ha reso possibile un censimento erboristico - floristico molto mirato, ponendo l’attenzione su quelle entità per le quali esistono interessi sia dal punto di vista scientifico-ambientale (considerata la loro importanza nella salvaguardia degli agroecosistemi), sia dal punto di vista economico-erboristico, e conseguentemente agrario, anche in considerazione dell’importanza della tutela di un patrimonio tradizionale e culturale che già di per sé rappresenta un notevole valore aggiunto alla riqualificazione produttiva di un territorio particolare quale possiamo considerare la Valnerina.

E’ stato condotto anche un approfondito studio fitochimico su diverse piante allo scopo di caratterizzarle per il loro contenuto in principi attivi.

Pur avendo raggiunto gli obiettivi posti dal progetto, dobbiamo comunque sottolineare che molti sono ancora gli aspetti da indagare nell’ottica di un proficuo utilizzo economico e di un’azione di salvaguardia e tutela dell’ambiente.


IL PROGETTO
Obiettivi

Il progetto si poneva i seguenti obiettivi:



  • La salvaguardia e la tutela delle risorse erboristico – floristiche autoctone del comprensorio della Valnerina tramite un censimento delle stesse.

  • Individuazione di specie per le quali esistono interessi scientifico – ambientali

  • Individuazione di specie per le quali esistono interessi economico – erboristico

  • Individuazione di specie per le quali conseguentemente potrebbe esserci un interesse agrario.



Fasi operative

  • Ricerca bibliografica relativa alla flora della Valnerina allo scopo di individure le aree e le specie non ancora o poco studiate.

  • Escursioni sul territorio per individuare sul campo la ricchezza del patrimonio erboristico, per quanto riguarda le specie arboree, arbustive ed erbacee con un possibile interesse applicativo nel settore.

  • Mappatura delle zone da studiare, secondo criteri di rappresentatività dei vari habitat dell’intera Valnerina.

  • Censimento erboristico e raccolta di campioni destinati allo studio tassonomico.

  • Analisi tassonomica che ha comportato anche il confronto con erbari di altre Università.

  • Raccolta, essiccamento e preparazione di campioni destinati all’estrazione di metaboliti secondari.

  • Controllo del contenuto in principii attivi di alcune specie ritenute interessanti per la ricaduta in campo applicativo.

  • Raccolta dei dati ottenuti e loro divulgazione in una pubblicazione scientifica.

METODI
I metodi adottati sono stati quelli di una ricerca erboristica – farmacobotanica.

Dopo la raccolta di campioni presenti nell’area scelta, con particolare rispetto della situazione vegetazionale locale, si passa alla determinazione morfologica e alla preparazione in laboratorio degli estratti grezzi e degli olii essenziali.

In particolare per alcune specie si è procededuto a:

a - caratterizzazione chimica per mezzo del fingerprint ottenuto per separazione cromatografica (HPLC) dei componenti;

b - estrazione della frazione organica volatile per mezzo di idrodistillazione ed identificazione dei componenti;

c - estrazione con solventi a polarità crescente per la eventuale caratterizzazione dell'attività biologica.
RISULTATI
Caratterizzazione dell’ambiente ed individuazione delle aree di studio
La Valnerina si caratterizza per la sua natura ancora abbastanza selvaggia ed incontaminata. La vegetazione è contraddistinta da grandi superfici a bosco e da pascoli sommitali ove si possono reperire specie endemiche molto rare (Fritillaria orsiniana, Bulbocodium versicolor, Ionopsidium savianum) e specie poco comuni (Euphorbia spinosa).

Il fiume Nera scorre per la maggior parte del suo tragitto, da Visso a Terni, ora incassato fra pareti incombenti alte anche centinaia di metri, ora, come in prossimità di Borgo Cerreto e di Ferentillo, attraversa una valle aperta dal profilo più arrotondato.

La struttura geologica della valle è prevalentemente costituita da rocce sedimentarie calcaree. Ma ciò che più di tutto caratterizza e rende unica la Valnerina è il paesaggio vegetale, molto vario nelle sue formazioni boschive e prative che ospitano numerose specie botaniche di notevole interesse scientifico e suscettibili di altrettanto notevole interesse agrario.

Nelle gole rupestri e lungo le pendici montane troviamo un paesaggio caratterizzato da boschi sempreverdi di leccio(Quercus ilex) frammisto a numerose specie mediterranee quali Pistacia terebinthus, Rhamnus alaternus, Pinus halepensis, Erica multiflora, Arbutus unedo ed altre.

Sui versanti soleggiati troviamo soprattutto querceti di roverella (Quercus pubescens )in cui è da sottolineare la presenza del bosso (Buxus sempervirens) ed del carpino orientale (Carpinus orientalis).

Diversamente nei versanti di fondovalle e in quelli esposti a Nord, sino a circa 1000 m di altitudine, troviamo il carpino nero (Ostrya carpinifolia) misto ad ornello ed aceri, a costituire quella formazione forestale che va sotto il nome di orno-ostrieto.

E’ altresì da registrare la ridotta presenza di castagneti e di boschi di cerro (Quercus cerris), questi ultimi, per l’appunto, limitatamente ai dintorni di Cerreto di Spoleto, in cui compaiono specie tipiche dei suoli acidi (Cytisus scoparius, Genista germanica, ecc.).

Ben diversa è la vegetazione che ricopre le sponde del fiume Nera, boscaglie di salici ed ontano nero con numerose essenze erbacee che vegetano fin sull’acqua assieme ad alghe e muschi.

Lo studio delle caratteristiche ambientali ha consentito di operare la mappatura delle zone da studiare, secondo criteri di rappresentatività dei vari habitat.

Essendo, di fatto, il tipo di habitat che determina la presenza di una specie in un dato territorio, nella catalogazione del patrimonio erboristico ci siamo attenuti proprio alla distribuzione di piani vegetazionali e ai tipi di paesaggio che caratterizzano il territorio oggetto della nostra ricerca.

E’ stata così rilevata la possibilità di dividere il territorio secondo fasce altitudinali di vegetazione secondo lo schema seguente:


  • la fascia delle aree coltivate, dove abbiamo incluso, oltre le aree strettamente soggette a pratiche agronomiche, gli incolti improduttivi, come gli agglomerati urbani, le scarpate stradali, le cave, le sponde dei fiumi, ecc.;

  • la fascia dei boschi, che comprende sia le leccete e le pinete del piano pedemontano, che i querceti caducifogli di quello collinare ed i faggeti di quello montano;

  • la fascia dei pascoli, in cui sono inclusi sia quelli montani asciutti delle montagne che quelli pseudo-alpini di alta quota dei Sibillini.


Censimento delle specie d’interesse erboristico
Concretamente questa prima fase della ricerca ha consentito di stilare un censimento erboristico delle specie arboree, arbustive ed erbacee di possibile impiego erboristico, nonché d’individuare le specie campioni da destinare ad indagini fitochimiche più approfondite e finalizzate allo studio della chemiodiversità. Si è potuta così comporre una lista sufficientemente ampia e rappresentativa, anche se non esaustiva, delle specie officinali presenti in loco, dal fondovalle fino alle cime dei monti.

Si è potuto così confermare che nell’ambito del nutrito numero di specie vegetali che si rinvengono in Valnerina e nel territorio che rientra nel bacino oroidrografico del fiume Nera, non mancano entità di interesse erboristico. Anzi, sulla base dell’indagine condotta direttamente sul campo, è risultato che la flora officinale spontanea ha uno spessore consistente, per ragioni di carattere ambientale, orografico e climatico che hanno determinato l’instaurarsi di micro-habitat particolari e quindi consentito l’insediamento di altrettanta ricchezza floristica.



Aree coltivate
Rappresentano le zone dove l’azione modificatrice dell’uomo si è spinta fino alla trasformazione totale o quasi del paesaggio naturale preesistente all’insediamento umano. L’introduzione delle colture, le modificazioni idrogeologiche conseguenti alla pratica agricola, la creazione di agglomerati urbani, di vie di comunicazione e di altre infrastrutture, il prosciugamento degli stagni, la deviazione e l’arginamento del fiume, la captazione delle acque a scopo potabile, ecc., sono tutti elementi che hanno concorso in maniera determinante alla modificazione del paesaggio vegetale.

Ma proprio delle piante presenti in quest’area l’uomo ha imparato a conoscere le proprietà e le caratteristiche. Anzi, sicuramente dalla flora di queste aree, da lui stabilmente popolate e lavorate, avrà tratto le cognizioni sperimentali più ampie e possibili, per quanto empiriche, sull’uso terapeutico delle stesse.

In questa fascia vengono comprese tutte quelle zone soggette stabilmente all’influenza antropica, come i vigneti, gli oliveti, le colture arboree specializzate, le colture erbacee per gli animali ed orticole. Allargando il concetto, vi si possono comprendere tutti gli incolti improduttivi (siepi, scarpate, giardini, parchi, aie coloniche, aree ruderali, orti) e le aree urbanizzate (agglomerati urbani, vie di comunicazione ed altre infrastrutture).

Moltissime sono le specie d’interesse erboristico presenti in questo tipo di paesaggio. Il loro uso si tramanda tradizionalmente di padre in figlio da tempi immemorabili. Tra le tante si ricordano:




  • l’angelica selvatica (Angelica sylvestris), rinvenuta nella valle del Corno, che possiede foglie, radici e frutti dalle proprietà digestive e carminative;

  • l’assenzio romano (Artemisia absinthium), presso le case coloniche e le aree ruderali, le cui sommità fiorite sono aperitive e tonico-stimolanti;

  • la bocca di leone (Antirrhinum maius) che ha foglie e fiori con proprietà antiflogistiche;

  • la borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris) le cui parti aeree sono tonico-astringenti ed emostatiche;

  • la brunella (Prunella vulgaris) Tonico-stomachica ed astringente;

  • la borragine (Borrago officinalis) le cui sommità fiorite e le foglie vengono utilizzate come depurative e bronco sedative;

  • il buon Errico (Chenopodium bonus-henricus) emolliente ed antiemorroidario;

  • il calcatreppolo (Eryngium campestre) la cui radice è ritenuta eupeptica, colagoga e carminativa;

  • la camomilla comune (Mathricaria chamomilla) i cui capolini hanno le notissime proprietà sedative ed antspasmodiche;

  • la cardiaca (Leonurus cardiaca) il cui nome esprime le proprietà moderatrici delle funzioni cardiovascolari;

  • il cascellone (Bunias erucago) pianta infestante ad azione antidropica;

  • la cataria (Nepeta cataria) i cui fiori sono spasmolitici,

  • la celidonia (Chelidonium majius) nota per la sua azione antiverrucosa;

  • il cerfoglio (Anthriscus cerefolium) tipico dei prati umidi e con proprietà stomachiche e digestive dei semi e delle foglie;

  • la centaurea minore (Centaurium erythraea) le cui sommità fiorite sono tonico stimolanti;

  • la cicoria (Cichorium intybus) amaro - tonica

  • il fiorrancio (Calendula arvensis) le cui foglie sono usate nel trattamento delle piaghe;

  • il gigaro(Arum italicum) comunissimo nelle siepi e il cui rizoma è antireumatico;

  • l’erba cornacchia (Sysimbrium officinale) decongestionante;

  • l’iperico (Hypericum perforatum) noto anticamente per le proprietà eudermiche e parasimpaticomimetiche, ma oggi rivalutato soprattutto per l’attività antidepressiva;

  • il meliloto (Melilotus officinalis) le cui sommità fiorite hanno proprietà spasmolitiche;

  • la melissa (Melissa officinalis) molto usata come aromatizzante ed anche come stimolante;

  • le mente (Mentha viridis, M.piperita, M. pulegium, ecc.) note ed usate per le proprietà aromatiche, dissetanti, fluidificanti, bechiche e tonico - stimolanti;

  • la porcellana (Portulaca oleracea) che mangiata fresca ha azione depurativa, coleretica e rinfrescante;

  • le piantaggini (Plantago lanceolata, P. media, P. maior, ecc.) dalle proprietà antinfiammatorie ed emostatiche;

  • la saponaria (Saponaria officinalis) che deve il suo nome alle proprietà detergenti, ma anche alle proprietà destruenti biliari e depurative;

  • la valeriana rossa (Centranthus ruber) le cui radici hanno proprietà antispasmodiche e sedative simili alla valeriana;

  • la viola del pensiero (Viola tricolor) i cui fiori e le foglie sono depurativi del sangue;

  • l’adonide (Adonis aestivalis) riconosciuta dalla medicina ufficiale come pianta ad azione cardioattiva;

  • la cicuta maggiore (Conium maculatum) che ha nelle foglie e nei fiori proprietà antispasmodiche, ma il cui uso deve essere controllato in quanto molto velenosa;

  • il cocomero asinino (Ecballium elaterium) il cui succo ha azione purgativa ed antiitterica;

Certamente questo non è un elenco esaustivo delle specie tipiche dell’ambiente antropizzato ed inoltre, accanto a questo gruppo di piante, ne abbiamo trovate molte altre che non sono esclusive di questo ambiente. Infatti si ritrovano anche nei boschi o nei pascoli naturali.

Tra queste ne possiamo enumerare alcune scegliendo quelle che, almeno in passato, hanno avuto un uso nella medicina popolare e pertanto rientrano più direttamente nell’indagine oggetto della nostra ricerca:


  • la senape bianca (Sinapis alba),

  • la margherita (Bellis perennis),

  • la rosa di macchia (Rosa canina),

  • la parietaria (Parietaria officinalis),

  • il biancospino (Crataegus monogyna),

  • il rosolaccio (Papaver rhoeas),

  • il tasso barbasso (Verbascum thapsus),

  • il timo (Thymus serpyllum s.l.),

  • il sambuco (Sambucus nigra),

  • il rovo (Rubus ulmifolius),

  • la malva (Malva sylvestris e M.rotundifolia),

  • il calamento (Calamintha officinalis),

  • l’erba da emorroidi (Scrophularia nodosa),

  • il flavagello (Ranunculus ficaria),

  • la barba di becco (Tragopogon pratensis),

  • il romice crespo (Rumex crispus).

Come ulteriore gruppo di questa area possiamo considerare le specie tipiche degli ambienti acquatici, o comunque umidi, che si ritrovano lungo le sponde del Nera e dei suoi affluenti.




  • La canapa acquatica (Eupatorium cannabinum) dalla radice colagoga e lassativa;

  • il crescione (Nasturtium officinale) da consumare crudo per sfruttare le sue proprietà depurative anche nei confronti della nicotina;

  • il farfaraccio (Petasites hibridus) dalle foglie e dai capolini diuretici ed espettoranti;

  • il luppolo (Humulus lupulus) le cui infiorescenze femminili sono aperitive, tonico-stomachiche,usate per la fabbricazione della birra

  • la salicaria (Lythrum salicaria) con le radici e le sommità fiorite astringenti;

  • la beccabunga (Veronica beccabunga) dai germogli antiscorbutici, diuretici ed eccitanti;

  • la dulcamara (Solanum dulcamara) dalle proprietà diaforetiche e sedative;

  • la consolida maggiore (Synphytum officinale) dalle proprietà pettorali;

  • la bardana (Arctium majus) dalle radici depurative del sangue, diaforetica e diuretica;

  • la capraggine (Galega officinalis) molto nota come galattoga ed ipoglicemizzante;

  • la pastinaca (Pastinaca sativa) diuretica e colagoga;

  • i salici (Salix sp.p. ) dalla corteccia con note proprietà antireumatiche, antipiretiche ed anafrodisiache.



Aree boschive
La grande area boschiva è stata a sua volta suddivisa in tre ulteriori zone: la fascia pedemontana, la fascia delle pendici medio-elevate e la fascia montana. Le fasce sono state distinte in base all’altitudine.

La prima zona considerata è stata quella della fascia pedemontana in cui possiamo ravvisare una vegetazione del tipo della macchia submediterranea dove , oltre al leccio, troviamo anche il corbezzolo, il lentisco, i cisti , il bosso, il pino d’Aleppo.

In questa area sono state rinvenute le seguenti specie di interesse erboristico:


  • il camedrio (Teucrium chamaedrys) ad azione stimolante sull’apparato gastroenterico;

  • il corbezzolo (Arbutus unedo) le foglie ed i frutti del quale hanno proprietà astringenti;

  • il lentisco (Pistacia lentiscus) la cui resina prodotta dal fusto ha proprietà espettoranti;

  • le santoregge (Satureja montana, Micromeria juliana) di cui è riconosciuta l’azione eupeptico-digestiva, stimolante ed antimicrobica;

  • il vincetossico (Vincetoxicum hirundinaria) la cui parte sotterranea ha proprietà depurative e diuretiche;

  • la salsapariglia (Smilax aspera) dalla radice depurativa;

  • il finocchio (Foeniculum vulgare) utilizzato per i suoi frutti dalle proprietà aromatiche, toniche-stimolanti e carminative;

  • lo scotano (Cotinus coggygria) dalla corteccia febbrifuga e le foglie astringenti;

  • la ginestra comune (Spartium junceum) .

Nella fascia delle pendici medio elevate troviamo il piano dei querceti, con roverella, soprattutto nei versanti soleggiati, e carpino nero, cerro e talvolta castagno in quelli più freschi. Talvolta si spingono anche più in alto.

Tra le specie di interesse erboristico che si trovano in questo livello vegetazionale possiamo enumerare le seguenti:


  • l’origano (Origanum vulgare) le cui sommità fiorite hanno principi stimolanti eupeptici e blandi nervini;

  • la betonica (Stachis officinalis) con proprietà epatoprotettive;

  • il pungitopo (Ruscus aculeatus) dalle proprietà diuretiche ed astringenti;

  • l’erba trinità (Hepatica nobilis) dalle foglie epato-depurative;

  • la salvia sclarea (Salvia sclarea) con i fiori dalle proprietà spasmolitiche;

  • la primavera odorosa (Primula veris) con i rizomi e le foglie bechici ed espettoranti;

  • il corniolo (Cornus mas) dai frutti tonico-astringenti;

  • il caprifoglio (Lonicera caprifolium)dai frutti lassativi;

  • l’agazzino (Cotoneaster pyracantha) con le foglie astringenti;

  • il vischio (Viscum album) dalle note ed accertate proprietà ipotensive;

  • la verga d’oro (Solidago virga-aurea) dalla radice carminativa e digestiva;

  • l’ebbio (Sambucus ebulus) dalla radice depurativa;

  • l’ononide (Ononis spinosa) diuretica e depurativa;

  • il tamaro (Tamus communis) le cui bacche sono revulsive antireumatiche.

La fascia montana è caratterizzata dalla presenza di estese faggete. In questo ambiente il numero delle specie floristiche, ed in particolare di interesse erboristico, è decisamente minore, ma certamente non di poco rilievo in considerazione delle proprietà che esse possiedono.

Citiamo:


  • il lampone (Rubus idaeus) dai frutti rinfrescanti e dalle foglie astringenti;

  • la stellina odorosa (Galium odoratum) che gode di proprietà colagoghe, spasmolitiche e tonico-digestive;

  • la valeriana (Valeriana officinalis) dalle notissime proprietà sedative;

  • il ribes nero e rosso (Ribes nigrum, R.rubrum) dai frutti diuretici e depurativi e dalle foglie antiallergiche;

  • la belladonna (Atropa belladonna) importante per la sua azione parasimpaticolitica di foglie e radici, attenzione alla sua tossicità;

  • la parisetta (Paris quadrifolia) anch’essa velenosa, contiene principi calmanti nel suo rizoma;

  • la frangola alpina (Rhamnus alpina) la cui corteccia è purgante;

  • la stafisagria (Delphinium staphisagria) con i semi ad attività antiparassitaria;

  • l’agrifoglio (Ilex aquifolium) con proprietà febbrifughe delle foglie e della corteccia:

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