Parla con me (E. Ramazzotti) Ma dove guardano ormai




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PARLA CON ME (E. RAMAZZOTTI)

Ma dove guardano ormai


quegli occhi spenti che hai?
Cos’è quel buio che li attraversa?
Hai tutta l’aria di chi da un po’ di tempo oramai
ha dato la sua anima per dispersa.

Non si uccide un dolore, anestetizzando il cuore


c’è una cosa che invece puoi fare se vuoi se vuoi se vuoi..

Parla con me, parlami di te, io ti ascolterò


vorrei capire di più quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me, tu provaci almeno un po’ non ti giudicherò
perché una colpa se c’è, non si può dare solo a te.
Parla con me

Poi quando hai visto com’è


anche il futuro per te
lo vedi come un mare in burrasca,
che fa paura lo so
io non ci credo però
che almeno un sogno tu non l’abbia in tasca.

Ma perché quel canto asciutto?


Non tenerti dentro tutto.
C’è una cosa che invece puoi fare
se vuoi se vuoi se vuoi..

Parla con me, parlami di te, io ti ascolterò


vorrei capire di più, quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me, tu dimmi che cosa c’è
io ti risponderò,
se vuoi guarire però
prova un po’ a innamorarti di te.

Non negarti la bellezza di scoprire


quanti amori coltivati puoi far fiorire
sempre se tu vuoi..

Parla con me, parlami di te


io ti ascolterò
vorrei capire di più
quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me, tu dimmi che cosa c’è
io ti risponderò,
se vuoi guarire però
prova un po’ a innamorarti di te.
Parla con me..di-parla-con-me-
Parla con me..

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue. « Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: "Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare". [...] Essi andarono [...] e prepararono la Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio". [...] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" » (Lc 22,7-20). Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno. Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole « finché egli venga » (1 Cor 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e della sua intercessione presso il Padre. Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa di Gerusalemme è detto: « Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. [...] Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore » (At 2,42.46). A questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ciò che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino, diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo, il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo è reso realmente e misteriosamente presente. Dobbiamo dunque considerare l'Eucaristia

— come azione di grazie e lode al Padre,
— come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo,
— come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua parola e del suo Spirito.

Nel Nuovo Testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale: 187 « Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale "Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato" (1 Cor 5,7), viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione ». L'Eucaristia è dunque un sacrificio perché ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto: Cristo « Dio e Signore nostro, [...] si è immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare della croce per compiere una redenzione eterna: poiché, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte (Eb 7,24.27), nell'ultima Cena, "nella notte in cui veniva tradito" (1 Cor 11,23), [...] [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l'umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani ». Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio: « Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi ». « E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che "si offrì una sola volta in modo cruento" sull'altare della croce, [...] questo sacrificio [è] veramente propiziatorio ».

UNA LETTERA DEL PAPA’

 

Carissimo/a



Conosco la tua miseria, le lotte, le tribolazioni della tua anima; la debolezza, le infermità del tuo corpo; so la tua viltà, i tuoi peccati, i tuoi limiti, però ti dico ugualmente: “Amami così come sei, dammi il tuo cuore”.

Se tu aspetti di diventare un Angelo per darti all’Amore… non mi amerai mai. Anche se ricadi spesso in queste colpe che non vorresti nemmeno conoscere, anche se sei così debole nella pratica delle virtù, non ti permetterò mai di non amarmi. Amami così come sei. Ad ogni istante ed in qualunque posizione tu ti trovi, nel fervore o nell’aridità, nella fedeltà o nell’infedeltà, amami!

Amami così come sei. Voglio l’amore del tuo cuore povero. Se per amarmi aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Credi forse che non potrei fare di ogni granellino di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e d’amore? Credi che non potrei con un solo segno della mia volontà far sorgere dal niente migliaia di santi mille volte più perfetti e più amanti di quelli già esistiti finora? Non sai che sono l’Onnipotente? Eppure preferisco lasciare per sempre nel nulla questa moltitudine di esseri meravigliosi e aspettare il tuo “povero” amore. Lascia che ti ami! Voglio il tuo cuore! Sì, ho in programma di formarti, ma in attesa ti amo così come sei. Mi piace veder sorgere quel filino d’amore dal fondo della tua miseria. Amo tutto di te, anche la debolezza. Amo l’amore dei “poveri”! E’ il canto del tuo cuore che voglio.

Credi che abbia bisogno della tua scienza, dei tuoi talenti…? Non ti domando le tue virtù. E, se te ne dessi io, sei così debole che subito ti inorgogliresti. Avrei potuto destinarti a grandi cose. No! Tu sarai il “servo umile” e “inutile”. Ti prenderò anche il poco che hai, perché ti ho creato solo per l’amore!!



Ama e l’amore ti farà fare tutto il resto senza che nemmeno te ne accorga. Cerca solo di riempire d’amore il momento presente. Ecco, cono qui fuori come un mendicante e busso alla porta del tuo cuore, IO, IL SIGNORE. Busso e aspetto. Affettati ad aprirmi, non trovare la scusa della tua povertà! Se tu conoscessi pienamente  la tua indigenza, moriresti di spavento e dolore! Amami così come sei! La sola cosa che potrebbe ferirmi, sarebbe di vederti dubitare del mio Amore, vederti non aver fiducia in me… IO SONO IL FEDELE! Se tu dovrai soffrire, IO ti darò la forza; se tu dovrai lottare, IO sarò accanto a te. Tu dammi il tuo cuore, IO ti darò di amare molto di più di quanto tu possa desiderare! Non aspettare di essere santo! Ricordati, amami così come sei. Se per darti all’Amore aspetti di essere santo… tu non mi amerai mai!!

Tuo Papà


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