Pace di costanza




Yüklə 11.7 Kb.
tarix30.04.2016
ölçüsü11.7 Kb.

Riccardo Cascio 3AI, Approfondimento su “Le acque di Bologna”-08, febbraio 2011, Pagina di

PACE DI COSTANZA


La Pace di Costanza prende il nome dalla località dove fu firmata (per l’appunto, la città di Costanza) il 25 giugno del 1183 da Federico Barbarossa ed i rappresentanti della Lega Lombarda. L'imperatore riconosceva la Lega Lombarda e dava concessioni ai Comuni che la componevano. Concessioni in ambito amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese. Inoltre rinunciava alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini, i quali, tuttavia, dovevano fare giuramento di fedeltà all'imperatore e ricevere da lui l'investitura. In cambio i Comuni si impegnavano a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, e la prerogativa imperiale di giudicare in appello questioni di una certa rilevanza.


CAUSE CHE PORTARONO ALLA STIPULAZIONE DELLA PACE DI COSTANZA

  • Terza (1163) e quarta (1166) discesa in Italia; la Lega Lombarda. — La repressione era stata troppo brutale perché tra gli oppressi non si facesse strada l'idea di una riscossa; e bene se ne ac­corse Federico quando nel 1163, sceso per la terza volta in Italia quasi senza esercito, se ne dovette ritornare immediatamente. Le leghe di città risorgevano da ogni parte, le mura di Milano stavano per rina­scere; Alessandro III, contro il quale il Barbarossa sosteneva il nuovo antipapa Pasquale III, succeduto a Vittore IV, divenne il capo morale dell'opposizione a Federico, e con mezzi materiali e spirituali rincuo­rava tutti alla lotta. Allora l'imperatore decise di abbattere definitiva-mente il pontefice, scese per la quarta volta nel 1166, costrinse alla resa Ancona, che si era posta sotto la protezione dei Bizantini e voleva resistergli, e, apertasi così la via di Roma, giunse nell'eterna città nell'estate del 1167, dove entrò combattendo continuamente fin nelle vie e nelle basiliche, e pose sul trono di S. Pietro il suo antipapa. Ales­sandro III era fuggito; Federico sembrava ormai trionfante, allorché un'epidemia improvvisa fra le truppe tedesche costrinse l'imperatore a lasciare Roma e a ritornare in Germania.

Intanto sorgevano qua e là leghe tra i Comuni dell'Italia setten­trionale. Nel 1164, proprio mentre l'imperatore era in Italia, a Verona i delegati di Verona stessa, di Padova e di Vicenza avevano dato l'esempio della concordia, stringendosi tra loro in alleanza. Tre anni dopo alcune città lombarde giuravano nel monastero di Pontida un patto di colleganza coi milanesi, al quale patto accedettero anche le altre città del Veneto, della Lombardia, parecchie del Piemonte e dell'Emilia: così sorse la grande Lega Lombarda (1167); in essa, a fianco delle vecchie città guelfe, apparvero qualche mese dopo anche le città di Lodi, Cremona, Como, strappate ai Ghibellini. Simbolo della rinata forza dei Comuni fu la ricostruzione di Milano.

La Lega Lombarda, appena sorta, si accinse a fronteggiare l'im­minente ritorno offensivo dell'imperatore; per sorvegliare il più po­tente alleato di Federico, il marchese del Monferrato, e molestare le comunicazioni tra quel territorio e la ghibellina città di Pavia, i Co­muni alleati fondarono una fortezza alla confluenza del Tanaro con la Bormida, e la chiamarono Alessandria in onore del papa.



  • Quinta discesa (1174-1177); la battaglia di Legnano (29 maggio 1176). — Nel 1174 ecco di nuovo Federico in Italia. Egli si accinse subito ad assediare Alessandria, ma molestato da un esercito della Lega, fu costretto ad abbandonare quella città, senza essere riuscito ad espugnarla in sei mesi d'assedio. Corsero allora trattative di pace e si fece anche un compromesso, firmato a Montebello, presso Voghera; ma il papa, che non era stato interpellato e rischiava di rimanere solo contro l'imperatore, riuscì a far fallire ogni tentativo di accordo. Federico, che voleva tornare sollecitamente in Germania, dove Enrico il Leone ricominciava le sue mene ambiziose, aveva già sciolto l'esercito dei suoi alleati italiani, onde, fallite le trattative, egli si trovò in una pericolosa inferiorità. Allora fece venire subito dalla Germania un piccolo esercito, racimolato in fretta, e a quello si unì per riprendere la guerra. Il 29 maggio 1176 a Legnano le truppe imperiali incontravano l'esercito della Lega, ma erano disfatte in modo così disastroso, che lo stesso imperatore, caduto da cavallo e smarrito per parecchi giorni, fu pianto per morto alla corte di Pavia.

La pace s'impose e fu trattata a Venezia, dove nel maggio del 1177 insieme coi delegati delle città vittoriose, coi rappresentanti del normanno Guglielmo II re di Puglia e di Sicilia, protettore della Chiesa, si trovarono il papa e l'imperatore. Federico s'intese con Alessandro III, revocò quanto aveva fatto contro la Chiesa, abbandonò il partito dell'antipapa e ricevette così l'assoluzione dalla scomunica, riportando la contesa tra Papato e Impero presso a poco alle condizioni del Concordato di Worms.

Assai più ardua fu la conclusione della pace tra l'imperatore e i Comuni, poiché Federico, forte ormai dell'accordo stretto col papa, si mostrava poco arrendevole coi Comuni. Dopo lunghe discussioni, le due parti contendenti, persuase di non poter giungere per allora ad una pace definitiva, si accordarono a firmare una tregua di sei anni.



LA TRATTAZIONE DELLA PACE DI COSTANZA E LE CONSEGUENZE DELLA LOTTA

Né Federico, nuovamente impegnato nella contesa con Enrico il Leone, né i Comuni, poco sicuri della stabilità della lega e dell'ap­poggio del papa, avevano interesse a riprendere una lotta, che per più di venti anni aveva logorato le forze dei due contendenti, senza dare alcun vantaggio durevole all'imperatore, e seminando di rovine l'Italia. Allo spirare della tregua si iniziarono approcci da una parte e dall'altra, i quali condussero ad una serie di trattative ufficiali, tenute a Piacenza nei primi mesi del 1183. I patti, allora conclusi, ebbero poi il definitivo suggello nella pace di Costanza, firmata in quella città dai delegati delle due parti il 25 giugno 1183.

Col trattato di Costanza l'imperatore accettava in grazia i Comuni, ne riconosceva tutti i privilegi goduti ormai per tradizione, ammetteva il loro diritto di avere un esercito, di fortificarsi e di eleggere liberamente i propri magistrati, i quali però dovevano riconoscere la loro investitura dal sovrano, a cui erano inoltre riservate le controversie di maggiore entità.

In sostanza l'imperatore, insistendo sulla questione di principio, otteneva dai Comuni una dichiarazione di vassallaggio; alla loro volta i Comuni ricevevano dall'imperatore un pieno riconoscimento e la conferma dei loro diritti all'autonomia amministrativa e, in parte, an­che politica. In seguito poi, cadute in disuso le restrizioni imperiali, l'autonomia politica dei Comuni divenne assoluta. Così la vittoria dei Comuni sull'Impero poté dirsi completa.



La lotta fra i Comuni lombardi e l'Impero fu di ispirazione nettamente antifeudale. Sarebbe però ingiusto il voler ridurre queste eroiche vicende a un semplice episodio del secolare contrasto fra il castello e la città, fra l'agricoltura e l'industria, fra la chiusa aristocrazia feudale e la nuova borghesia cittadina. Sotto le drammatiche scene della lotta tra i Comuni e l'Impero si agita il rinnovato sentimento della nazionalità italiana. Di fronte ai tedeschi del Barbarossa i rappresentanti della Lega Lombarda si proclamano italiani con un senso di fierezza, che era ignoto nei secoli precedenti. L'intervento stesso del papa a fianco dei Comuni rende ancor più evidente il carattere di questo conflitto, che si risolve in un cozzo violento tra l'antica civiltà latina, risorgente nel cuore degl'italiani, e la mentalità teutonica del medioevo. Purtroppo la concordia di quei giorni passò assai presto, e gli italiani torna­rono divisi più che mai; rimase però un più profondo distacco dell'Italia dalla Germania, distacco che contribuì senza dubbio a quel libero fiorire della genialità italiana, che é il Rinascimento.


Verilənlər bazası müəlliflik hüququ ilə müdafiə olunur ©azrefs.org 2016
rəhbərliyinə müraciət

    Ana səhifə