Missione di Pace 18 maggio 3 giugno 2000 dossier di carlo gubitosa associazione peacelink




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CECENIA
Missione di Pace 18 maggio - 3 giugno 2000
DOSSIER DI CARLO GUBITOSA - ASSOCIAZIONE PEACELINK

c.gubitosa@peacelink.it - www.peacelink.it/cecenia


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INDICE
PREMESSA


CRONOLOGIA DELLE DUE GUERRE IN CECENIA - 1989/2000
PARTE I - I PERCHE' DELLA GUERRA
L'EREDITA' DI ELTSIN

DOPO LA PRIMA GUERRA

LA GUERRIGLIA E LE BANDE ARMATE

LA "GUERRA SANTA" DELL'ISLAM IN CECENIA LA LOTTA PER L'UNITA' DELLA

RUSSIA

QUANTO SANGUE COSTA UN LITRO DI BENZINA ?



UNA GUERRA SU MISURA
PARTE II - VIAGGIO IN CECENIA
ARRIVO IN RUSSIA

DA MOSCA AL CAUCASO

LE CONDIZIONI DEI PROFUGHI

I RACCONTI DEI PROFUGHI

GROZNY

LA SITUAZIONE ATTUALE



Le Nazioni Unite

Gli osservatori internazionali.

I mezzi di informazione

Crimini di guerra

LE PROSPETTIVE
PARTE III - UNO SGUARDO ALL'ITALIA - CONSIDERAZIONI PERSONALI
APPENDICE: FONTI, DOCUMENTI E ARTICOLI UTILIZZATI PER QUESTO DOSSIER
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PREMESSA
Quando ho iniziato la realizzazione di questo dossier, la mia

intenzione era semplicemente quella di denunciare la violenza subita

dalla popolazione civile della Cecenia e la nostra indifferenza di

fronte a questa violenza, ma andando piu' a fondo nei complessi

meccanismi della guerra in Cecenia mi sono reso conto che la mia

denuncia, per risultare credibile, avrebbe dovuto prendere in

considerazione anche i "perche'" e non solo i "come" della guerra. La

realta' in cui mi ero immerso era molto piu' complicata di quanto

credessi, e per fare ordine in questa complessita' si e' fatto strada

in me il bisogno di un'analisi di tipo storico e politico. Parlare

solo dei profughi, senza interrogarmi sulla storia del loro esodo e

sulle scelte politiche che hanno trascinato migliaia di persone in una

guerra che non hanno voluto, mi e' sembrato uno sterile atto di

pietismo che non consente una vera rimozione delle cause di questo

conflitto che ancora oggi continua a mietere vittime.
Purtoppo credo che ogni analisi storica e politica risenta

inevitabilmente della percezione della storia e della politica di chi

la scrive, e il mio timore e' stato quello di realizzare un documento

che potessere essere giudicato come un documento "di parte" e non

sufficientemente obiettivo. Consapevole di questo rischio, ho cercato

di realizzare il dossier sulla Cecenia cercando di dividere nettamente

la mia analisi politica dalla mia esperienza concreta, le cose che ho

visto e sentito dall'interpretazione che ne ho dato a posteriori, i

fatti oggettivi dalle opinioni personali. Nell'era dell'informazione

globale di fronte ad ogni guerra c'e' bisogno anche di buon

giornalismo, di qualcuno che si chieda perche' la guerra accade

anziche' descrivere semplicemente la cronaca di guerra presentando una

serie di fatti slegati tra loro. E' per questo che non sono riuscito a

raccontare semplicemente come stanno i profughi o cosa fanno i russi,

ma ho sentito l'esigenza di capire perche' i profughi stanno cosi' e

perche' i russi hanno scatenato questa guerra.


Quello che state per leggere e' il frutto delle mie notti insonni

passate a scartabellare appunti durante il mio soggiorno in Caucaso,

mentre cercavo di esorcizzare l' angoscia e l'impotenza davanti

all'insensatezza della guerra cercando di capire, facendo domande,

incrociando le informazioni di articoli e comunicati, rileggendo gli

appunti presi durante il giorno nei campi profughi e nel corso degli

incontri con gli operatori umanitari. Con quello che ho scritto

tuttavia non pretendo assolutamente ne' di aver fatto necessariamente

del buon giornalismo, ne' di dare risposte definitive o

interpretazioni universali. Entrando nel cuore di una guerra ho

imparato a diffidare di chi pretende di spiegarti un conflitto con una

cartina, un righello, una mappa geopolitica e qualche brillante

considerazione. La prima cosa da capire di una guerra e' che non si

riuscira' mai a capirla fino in fondo. Cio' nonostante, spero che con

tutti i limiti congeniti alla nascita di questo dossier la mia

esperienza e le mie riflessioni possano essere utili a tutti coloro

che vorranno avvicinarsi ai problemi della Cecenia e del Caucaso, se

non altro per iniziare a maturare dei dubbi, delle domande e delle

curiosita', ingredienti indispensabili per comprendere davvero

qualsiasi vicenda umana.


Carlo Gubitosa
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CRONOLOGIA DELLE DUE GUERRE IN CECENIA - 1989/2000
A cura di Carlo Gubitosa. Per le fonti utilizzate si rimanda

all'appendice.


1989-1991 Con la caduta del muro di Berlino, inizia un processo di

disgregazione dell'Unione Sovietica. Diversi territori dell'Unione

proclamano la loro indipendenza e l'autonomia dal governo centrale di

Mosca.
Il 23 novembre 1990 iniziano in Cecenia i lavori di una conferenza

nazionale. La conferenza si svolge nella capitale cecena, Grozny, dove

si riunisce un gruppo di delegati in rappresentanza di tutti i gruppi

etnici della Cecenia. Al termine dell'incontro, il 25 novembre del

'90, i delegati della conferenza proclamano la separazione della

Cecenia dall'Unione Sovietica, con una "dichiarazione di indipendenza

e sovranita'" ratificata all'unanimita' dal parlamento della

Repubblica Cecena il 27 novembre dello stesso anno.
Nell'agosto del 1991, Dzokar Dudayev, un ex generale dell'aviazione

sovietica, sale al comando della Cecenia grazie ad un colpo di

stato. Il 27 ottobre la conquista del potere da parte di Dudayev viene

ufficializzata da un referendum con cui il popolo ceceno approva la

dichiarazione di indipendenza del novembre '90 e assegna a Dudayev la

presidenza della Repubblica Indipendente Cecena con l'84% dei voti. Il

2 novembre il parlamento sovietico dichiara illegale l'elezione di

Dudayev.
Alla mezzanotte del 31 dicembre 1992 l'Unione Sovietica si scioglie

ufficialmente. Il 13 marzo '93 viene firmato il trattato che

stabilisce la nascita della Repubblica Federale Russa. La Cecenia

rifiuta l'appartenenza alla Federazione Russa e decide di non firmare

il trattato.


Il 2 aprile '93 il presidente Dudayev scioglie il parlamento,

accentrando tutto il potere nelle sue mani. Si cerca di promuovere un

referendum per dare ai ceceni la possibilita' di esprimersi sul

"potere unico" del presidente, ma Dudayev stronca sul nascere il

tentativo del referendum con l'intervento dei carri armati. Nei mesi

seguenti la tensione in Cecenia cresce notevolmente, con un'escalation

di violenza tra le forze fedeli al presidente Dudayev e quelle

contrarie al suo potere. Da Mosca iniziano ad arrivare i primi segni

di insofferenza.
Il 9 dicembre '94 il presidente Boris Eltsin autorizza un intervento

armato contro la Cecenia, e l'11 dicembre i carri armati della

Federazione Russa iniziano la loro avanzata verso Grozny. Vengono

impiegati 40.000 soldati, appoggiati da aerei ed elicotteri. Il 19

gennaio '95 l'esercito russo entra a Grozny conquistando il palazzo

presidenziale. La citta' viene brutalmente devastata, con migliaia di

vittime tra la popolazione civile. A maggio i vertici militari russi

dichiarano di aver conquistato le citta' principali e 2/3 del

territorio ceceno. Cio' nonostante, nei mesi successivi inizia una

delle piu' grandi sconfitte nella storia militare della Russia.


Gli attacchi dei ceceni costringono al ritiro le truppe della

federazione, che cercano un accordo con i guerriglieri. Il generale

russo Aleksandr Lebed si incontra a Khasavjurt, in Daghestan, con

Aslan Maskhadov, portavoce della repubblica Cecena, per la firma di un

accordo di pace. Maskhadov, ex capo di stato maggiore del'esercito

ceceno, verra' eletto presidente il 27 gennaio '97, prendendo il posto

di Dudayev, ucciso il 21 aprile '96 nel corso di un attacco aereo, e

sostituito da Zelimkhan Iandarbev fino all'elezione di Maskhadov.


Il 27 agosto 1996 la firma dell'accordo di pace pone fine al primo

sanguinoso conflitto tra la Cecenia e la Federazione Russa, una guerra

durata 21 mesi e pagata con la vita di piu' del 10% della popolazione

cecena e di circa 70 mila soldati russi.


L'accordo di pace dell'agosto '96 non e' tuttavia sufficiente per

risolvere definitivamente la questione cecena. il testo firmato a

Khasavjurt da Lebed e Maskhadov prevede semplicemente un periodo di 5

anni per definire lo statuto della Cecenia, e le posizioni delle due

parti in conflitto rimangono inconciliabili: Mosca continua a non

riconoscere la sovranita' della Cecenia e gli indipendentisti, in

virtu' del loro parziale successo militare contro le truppe della

Federazione Russa, sono sempre piu' decisi nei loro propositi di

distacco dalla federazione.
Nei mesi successivi all'accordo di pace la violenza in Cecenia non

accenna a diminuire, a causa della crescente attivita' di alcune

fazioni estremiste dell'esercito. Nell'estate del 1998 queste tensioni

esplodono in una vera e propria battaglia tra le truppe regolari e i

gruppi armati legati al fondamentalismo islamico. L'esercito regolare

riesce ad avere la meglio, e il presidente Maskhadov annuncia di voler

imporre forti restrizioni sulle attivita' delle milizie estremiste, ma

pochi giorni dopo viene ferito in un attentato dove perdono la vita le

sue guardie del corpo.
L'8 agosto '99 le milizie di Shamil Bassaev invadono la repubblica del

Daghestan, cercando di instaurare uno "stato islamico" attraverso un

raid militare. Costretti in un primo momento a ritirarsi, gli uomini

di Bassaev compiono un altro fallimentare tentativo a

settembre. Nell'autunno del '99 le citta' di Mosca, Volgodonsk,

Buinaksk e Vladikavkaz sono sconvolte da una serie di attentati

dinamitardi nel corso dei quali perdono la vita circa 300 persone. Le

esplosioni vengono immediatamente attribuite a "terroristi ceceni".


Il 23 settembre '99 la Russia da' il via ad una nuova campagna

militare contro la Cecenia, con una serie di attacchi aerei. Il primo

ottobre le truppe russe entrano nel territorio ceceno, e il 16 dello

stesso mese inizia l'avanzata verso Grozny. Il 23 ottobre le truppe

russe chiudono la frontiera tra la Cecenia e l'Inguscezia, negando ai

profughi l'unica via d'uscita.


A novembre gli Stati Uniti accusano la Russia di violazione delle

convenzioni di Ginevra, e in autunno anche Amnesty International

pubblica un rapporto sulla situazione in Cecenia, in cui si richiede

"che il governo russo rispetti il diritto internazionale umanitario in

materia di protezione di civili durante conflitti armati".
Il 6 dicembre '99 Boris Eltsin lancia un ultimatum agli abitanti di

Grozny: hanno a disposizione cinque giorni di tempo per evacuare la

citta'. Il 18 dicembre le truppe russe entrano a Grozny, e la citta'

si trasforma in un enorme campo di battaglia. Una lunga serie di raid

aerei riduce la citta' a un cumulo di macerie. Durante i bombardamenti

su Grozny, mentre migliaia di vittime civili vengono colpite senza

pieta', l'Italia ratifica, con le leggi 398 e 397 del '99, due accordi

firmati nel 1996 in merito alla cooperazione militare con la Russia.


Dal 31 marzo al 4 aprile 2000 Mary Robinson, Alto Commissario delle

Nazioni Unite per i Diritti Umani, visita l'Inguscezia, il Daghestan e

la Cecenia, e il 5 aprile, al termine della sua visita presenta un

rapporto dettagliato alla commissione delle Nazioni Unite per i

Diritti Umani, in cui vengono descritte testimonianze oculari di

omicidi di massa, bombardamenti di colonne di profughi e altre palesi

violazioni dei diritti umani compiute dalle milizie della Federazione

Russa. Nel rapporto vengono segnalate anche le violazioni dei diritti

umani compiute dalle milizie cecene ai danni della popolazione civile

durante l'invasione del Daghestan.


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PARTE I - I PERCHE' DELLA GUERRA
L'EREDITA' DI ELTSIN
Per comprendere pienamente il contesto sociale e politico che fa da

sfondo alla seconda guerra in Cecenia e' necessario innanzitutto

allargare l'orizzonte a tutta la Federazione Russa e all'eredita'

politica lasciata al paese da Boris Eltsin e dal suo clan.


La costituzione adottata dalla Federazione Russa nel 1993, con un

referendum definito truccato da molti osservatori, ha fatto da cornice

legale ad un potere autoritario e centralistico, concentrando tutti i

poteri nelle mani del presidente. In base a questa costituzione

l'attivita' del Parlamento e' fortemente condizionata dalla minaccia

permanente di un possibile scioglimento da parte del presidente, e la

stabilita' del governo, anch'esso nominato direttamente dal

presidente, e' direttamente proporzionale alla sua docilita'.


Il forte accentramento dei poteri nelle mani dell'entourage

presidenziale e' stato il terreno fertile in cui si e' sviluppata la

corruzione e il malgoverno di questa "democrazia di carta", dove i

diritti dei cittadini sono perfettamente tutelati sulle carte dei

documenti ufficiali, ma allo stesso tempo questi diritti faticano a

trovare una realizzazione pratica da parte delle istituzioni. Ai

diritti di carta non corrispondono dei diritti concreti, applicati

nella vita quotidiana delle persone a tutela dei cittadini.


Un'altra delle conseguenze di questa politica centralista e

accentratrice e' stata la "privatizzazione" dell'economia, intesa come

gestione privata e personalistica da parte del presidente delle

attivita' economiche del Paese, una gestione spesso mirata alla

conquista di benefici personali o all'accrescimento del potere

politico.


Interi settori dell'economia e del commercio interno ed estero sono

stati concessi a gruppi locali di potere distribuiti su base

territoriale, in cambio del loro appoggio politico. Nella regione del

Caucaso questo sistema di gestione delle attivita' economiche ha fatto

si' che i vertici del Cremlino, in cambio del sostegno al loro potere,

chiudessero un occhio sulle attivita' illecite dei clan locali, che in

virtu' del loro appoggio politico potevano liberamente spartirsi le

attivita' economiche piu' redditizie (banche, petrolio, armi, droga,

caviale, alcol, tabacco). Questo "patto dannato" tra i notabili di

Mosca e i gruppi di potere locali ha provocato una progressiva perdita

di potere e autorita' delle istituzioni federali e locali, che

diventavano sempre piu' incapaci di imporre l'efettiva applicazione

delle leggi.
A fare le spese di questa illegalita' diffusa sono stati soprattutto

gli strati piu' deboli della popolazione, esclusi dal colossale giro

di affari che legava il mondo politico ai gruppi di potere

locali. L'assenza di ordine e di controllo, la mancanza di legalita' e

il banditismo diffuso hanno portato nel breve periodo dei benefici

economici per una parte ristretta della popolazione legata ai traffici

dei clan locali, ma nel lungo periodo questa "assenza di stato" e di

giustizia ha inasprito le tensioni economiche e sociali, esponendo i

giovani alle tentazioni del nazionalismo o dell'integralismo islamico,

che per molte persone rappresentano tuttora una delle poche risposte

concrete al crescente disagio sociale e al bisogno di stabilita'.
Va sottolineato che il fenomeno del banditismo, l'affermarsi della

legge del piu' forte al di sopra delle leggi federali, l'aumento della

delinquenza e dei traffici illeciti non sono fenomeni ristretti alla

sola Cecenia o al Caucaso, ma sono ormai un male diffuso in tutto il

territorio della Federazione, un male che in Caucaso e in Cecenia si

e' purtroppo espresso in forma cronica. La seconda guerra in Cecenia

affonda profondamente le sue radici in questo sistema e nell'assenza

di uno stato di diritto e di una legalita' che siano all'altezza dei

principi democratici stabiliti sulla carta. Da parte loro, i governi

occidentali hanno rifiutato sistematicamente di prendere in

considerazione qualsiasi informazione sul livello di corruzione e

illegalita' della societa' russa. Il caso piu' eclatante e' forse

quello di un rapporto della Central Intelligence Agency (CIA)

rispedito bruscamente al mittente dal vicepresidente degli Stati Uniti

Al Gore.
DOPO LA PRIMA GUERRA
Dopo aver analizzato il contesto politico, legale e sociale della

Federazione Russa, alla luce delle strategie adottate dal clan di

Boris Eltsin, e' necessario capire quali sono state le particolari

condizioni che in Cecenia hanno aggiunto al disagio e all'illegalita',

presenti anche negli altri territori della federazione, l'esplosione

di un violento conflitto armato. Le origini della colossale ondata di

violenza che ha devastato la Cecenia sono molteplici, e sarebbe

semplicistico ridurre un problema cosi' complesso ad una "guerra

partigiana" per la rivendicazione dell'indipendenza e dell'autonomia

di un territorio. Gli interessi legati a questa guerra hanno davvero

ben poco a che vedere con la lotta per la liberta'.
La II guerra in Cecenia e' un intreccio complesso di molteplici

tensioni che attraversano tutto il Caucaso, e che in Cecenia hanno

trovato un punto di convergenza e di coagulazione, esplodendo in forma

violenta. In base ai documenti che ho esaminato, ai colloqui

effettuati con gli operatori umanitari coinvolti nell'emergenza cecena

e in base alle esperienze personali vissute a Mosca, in Cecenia e in

Inguscezia, ho individuato cinque fattori che, a mio giudizio, sono

stati gli "ingredienti" esplosivi che miscelandosi tra loro hanno

provocato in Cecenia l'esplosione di questo conflitto tremendo e

sanguinoso. Queste componenti del conflitto possono essere descritte

brevemente come l'affermarsi in territorio ceceno del potere delle

bande armate, la crescente influenza del fondamentalismo islamico

nella regione, l'importanza strategica del Caucaso per la Russia, i

forti interessi economici legati al transito del petrolio negli

oleodotti, la necessita' di creare un "nemico esterno" per affermare

con il pugno di ferro l'autorita' del potere centrale di Mosca e

dell'"uomo forte" chiamato alla guida del paese.
LA GUERRIGLIA E LE BANDE ARMATE
Per capire l'effettiva natura dei gruppi armati della Cecenia e il

loro ruolo nell'esplosione della guerra bisogna fare un passo indietro

fino al termine della I guerra in Cecenia, il 27 agosto del 1996. In

questa data il generale russo Aleksandr Lebed incontra Aslan Maskhadov

per la firma dell'accordo di pace che pone fine alla guerra

1994/96. Maskhadov incontra Lebed in qualita' di rappresentante della

Cecenia su mandato di Zelimkhan Iandarbev, che aveva sostituito il

presidente Djokhar Dudaev ucciso il 21/4/96 nel corso di un attacco

aereo.
Nei mesi che vanno dalla firma dell'accordo di pace all'elezione di

Maskhadov come presidente della Cecenia l'assetto politico e militare

del paese si delinea chiaramente. Ogni fazione dell'esercito sfrutta a

proprio beneficio l'assenza di una autorita' in grado di mantenere il

controllo della situazione, e in attesa delle elezioni presidenziali

ognuno prende per se' tutto il potere che riesce a conquistare.


L'esercito si spacca in una moltitudine di piccole bande armate, che

rappresentano gli interessi del proprio capobanda anziche' quelli

della popolazione. In questa galassia di fazioni militari, nate dalla

frammentazione dell'esercito, si possono distinguere tre componenti:

gruppi moderati sinceramente indipendentisti, legati alla figura di

Maskhadov, bande armate che nascondono dietro la lotta per

l'indipendenza i loro traffici criminali e mafiosi (i cui proventi

finiscono in gran parte a Mosca), milizie legate al fondamentalismo

islamico e guidate da Shamil Bassaev, Amir Khattab e altri leader.
Saranno proprio le componenti islamica e banditesca dell'esercito ad

impedire la stabilizzazione della Cecenia, e a preparare il terreno di

illegalita' e violenza che Mosca ha "seminato" in seguito a suon di

bombe. Il 27/1/97, quando Maskhadov viene eletto presidente della

Cecenia, ormai i giochi sono fatti: le bande armate hanno gia'

affermato il loro potere su tutto il territorio ceceno, e stabilito le

loro rispettive zone di influenza.
Anche dopo la sua elezione Maskhadov puo' fare ben poco per modificare

questi equilibri di forze, stretto tra le aspre critiche dei moderati,

che gli rimproverano la sua mancanza di intransigenza contro le forze

estremiste dell'esercito, e l'impraticabilita' di uno scontro frontale

contro queste forze.
Nell'estate del 1998 queste tensioni esplodono in una vera e propria

battaglia. L'esercito ufficiale ceceno riesce ad avere la meglio sui

gruppi armati islamici, e il presidente Maskhadov annuncia di voler

imporre forti restrizioni sulle attivita' di questi gruppi, ma pochi

giorni dopo viene ferito in un attentato dove perdono la vita le sue

guardie del corpo, ed e' costretto a ridimensionare i suoi propositi

di opposizione contro le fazioni estremiste dell'esercito.
A partire dalla firma dell'accordo di pace del 1996 gli interessi

delle bande armate cecene si scontrano con quelli di Mosca, che

vorrebbe affidare il controllo delle attivita' in Cecenia ai propri

uomini di fiducia. Man mano che i gruppi militari ceceni diventano

sempre piu' potenti, questo conflitto di interessi continua a

inasprirsi.


Uno dei fattori che ha contribuito all'esplosione della violenza in

Cecenia e' proprio questa macroscopica "guerra tra gang" dove la posta

in gioco nello scontro tra bande e' il controllo delle attivita'

economiche e commerciali di una intera regione geografica. La

popolazione civile e' stata solo una pedina sacrificabile di questo

scontro, schiacciata in mezzo a sporchi giochi di potere. In questa

chiave di lettura i traffici illeciti delle fazioni estremiste

dell'esercito ceceno hanno rappresentato un vero e proprio tradimento

di quello spirito indipendentista che ha animato molti giovani

guerriglieri nella guerra 1994/96, uno spirito strumentalizzato dai

capibanda dei gruppi armati per raggiungere obiettivi che non hanno

niente a che vedere con la liberta', l'indipendenza e la tutela della

popolazione cecena. Questi assassini travestiti da partigiani non si

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