Lettera ai galati




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LETTERA AI GALATI
Capitolo 2:1-10
La rivelazione ricevuta da Paolo considerata autentica anche dagli altri apostoli (1-10)
v. 1- Quando Paolo va a Gerusalemme con Barnaba e Tito?

  • «Poi, passati quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, prendendo anche Tito con me» (1). Il problema che Paolo vuole qui dimostrare è che dopo la conversione non ha visto alcuno degli apostoli che stavano a Gerusalemme e che la Rivelazione da lui ricevuta non è da alcun uomo ma solo e direttamente da Cristo. Osserviamo, prima in sintesi, poi in modo più analitico, quando Paolo è andato a Gerusalemme.

Sintesi in schema:

  • da Damasco va in Arabia, poi torna a Damasco (Galati 1:15-17; Atti 9:15-22);

  • da Damasco va a Gerusalemme (Galati 1:18-19; Atti 9:22-26);

  • da Gerusalemme va a Cesarea (Atti 9:28-30);

  • da Cesarea va a Tarso (Atti 9:30; 11:25);

  • da Tarso va ad Antiochia (Atti 11:25-26);

  • da Antiochia va in Giudea (Atti 11:29-30);

  • dalla Giudea (Gerusalemme) torna ad Antiochia (Atti 12:25; 13:1);

  • Parte da Antiochia per il primo viaggio (Atti 13:1-4);

  • Ritorna ad Antiochia, ed è la fine primo viaggio (Atti 14:26s.);

  • Dopo il primo viaggio, va a Gerusalemme, per la questione della circoncisione (Galati 2:1).

In modo più analitico:

  • Paolo sta a Damasco quando Dio lo chiama. Qui inizia a fortificarsi, a predicare e a dimostrare che Gesù è il Cristo (Atti 9:10, 19, 22). Non va a Gerusalemme da quelli che erano apostoli prima di lui, ma subito va in Arabia, poi torna a Damasco (Galati 1:15-17).

  • Dopo tre anni Paolo va a Gerusalemme, dove vede solo Cefa e nessuno degli altri apostoli, eccetto Giacomo il fratello del Signore (Galati 1:18-19). Forse questa visita a Gerusalemme è stata quando i Giudei di Damasco fecero un complotto per ucciderlo, e i fratelli lo calarono dal muro in una cesta per farlo fuggire (Atti 9:22-26).

  • A Gerusalemme Barnaba prende Paolo con sé, lo presenta agli apostoli, forse a quelli che ancora non lo conoscono. In tale occasione Paolo predica insieme con loro nel nome del Signore e con grande franchezza, ma gli Ellenisti cercano di ucciderlo, così i fratelli lo aiutano a fuggire a Cesarea, poi a Tarso (Atti 9:28-30).

  • Nel frattempo la Chiesa di Gerusalemme manda Barnaba ad Antiochia per il gran lavoro che c'è in questa città (Atti 11:22). Barnaba, vedendo la gran mole di lavoro da fare, va a Tarso a cercare Saulo (Atti 11:25; 9:30). I due rimangono in Antiochia a predicare per un anno intero (Atti 11:26).

  • Mentre lavorano ad Antiochia, avviene una «gran carestia per tutta la terra», profetizzata da un profeta venuto ad Antiochia da Gerusalemme, di nome Agabo (Atti 11:27). In seguito a tale carestia i Cristiani di Antiochia decidono di mandare una sovvenzione ai fratelli della Giudea, proprio per le mani di Barnaba e Saulo (11:29-30). Compiuta la loro missione, tornano ad Antiochia da Gerusalemme (Atti 12:25). Pertanto non sembra essere questa la volta cui Paolo si riferisce con i «quattordici anni dopo»; anche perché questa fu una missione per portare un aiuto economico ai fratelli della Giudea.

  • Tornati ad Antiochia, Paolo e Barnaba, sono mandati dallo Spirito Santo, a evangelizzare e compiono il primo viaggio di predicazione (inizio viaggio, Atti 13:4; fine viaggio, Atti 14:26-28). Durante questo giro Paolo e Barnaba predicano e ottengono gran successo fra i Gentili; così avviene che alcuni fratelli tra i Giudei cominciano a insegnare tra i Gentili che se non sono circoncisi secondo il rito di Mosè, non possono salvarsi (Atti 15:1); nasce così una gran controversia fra Paolo, Barnaba e costoro; fu deciso allora che Paolo e Barnaba e altri fratelli andassero a Gerusalemme per trattare la questione (Atti 15:2).

  • Questo dovrebbe essere il viaggio fatto da Paolo e Barnaba a Gerusalemme, che è indicato in Galati 2:1. Da notare che la riunione di Gerusalemme per discutere sulla circoncisione avviene dopo il primo viaggio di Paolo e Barnaba fra i Gentili; dopo quindi che i Gentili avevano ricevuto la Parola e non prima. Il viaggio che i due hanno fatto per portare la sovvenzione ai fratelli della Giudea, pur essendo stati anche a Gerusalemme, non può essere considerato in questo contesto anche perché Paolo e Barnaba non erano ancora andati fra Gentili, come poi è avvenuto. Pertanto la frase di Paolo in Galati 2:1, «quattordici anni dopo salii a Gerusalemme», sembra riferirsi proprio all'incontro per trattare la questione della circoncisione con gli altri apostoli e con gli anziani di quella Chiesa. In tal occasione è stabilito che la giustificazione non si ottiene per le opere della Legge, ma per la fede in Cristo Gesù. Se dunque questa è la decisione apostolica perché i giudaizzanti non ubbidiscono? E perché i Galati si fanno ammaliare?

v. 2- Vi sale per rivelazione ed espone l’Evangelo ai più ragguardevoli.

  • «E vi salii in seguito ad una rivelazione, ed esposi loro l’Evangelo che io predico fra i Gentili, ma lo esposi ai più ragguardevoli, onde io non corressi o non avessi corso invano» (2). Paolo sale a Gerusalemme con Barnaba e Tito in seguito ad una rivelazione ed espone il Vangelo, da lui predicato fra i Gentili, in modo privato, ai più ragguardevoli, affinché egli non avesse corso invano. Il suo timore ovviamente è che un'esposizione pubblica dei fatti potrebbe creare una possibile rottura quando non si è a conoscenza del problema. L'esposizione privata e ai più ragguardevoli è assai più proficua ed è probabile che si riferisse agli «apostoli e anziani», come dice anche Luca (Atti 15:1-6).

v. 3-5- Tito, greco, non deve circoncidersi a causa dei falsi fratelli (3-5).

  • «Ma neppure Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere» (3). è indicativo che Paolo conduce con sé Tito e lo fa notare. Tito è l'esempio tipico di un Cristiano che: proviene dal Gentilismo, non è circonciso e non deve circoncidersi! Invece quando si tratta di Timoteo, Paolo lo fa circoncidere. Per quale ragione? Timoteo è di madre giudea (Atti 16:1-3). Le circostanze sono diverse: far circoncidere Tito significa cedere ai principi di libertà del Vangelo e dar ragione ai giudaizzanti; aver fatto circoncidere Timoteo significa non avergli chiuso la porta verso i Giudei, i quali lo avrebbero rifiutato a priori e non lo avrebbero ascoltato sapendo che era incirconciso!

  • «E questo a cagione dei falsi fratelli, introdottisi di soppiatto, i quali si erano insinuati fra noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, col fine di ridurci in schiavitù» (4). Perché tutti questi problemi? A causa di falsi fratelli (giudaizzanti), che si fingono buoni Cristiani, mentre in realtà sono «nemici della croce di Cristo» (Filippesi 3:18; 2 Corinzi 11:13). Questi s'introducono fra i Cristiani, spiano la loro libertà e, in ogni tempo, cercano di ridurli di nuovo sotto la schiavitù della Legge e quindi del peccato. Essi s'introducono fra i Cristiani ma per trovare la via più facile per sconfiggerli.

  • «Alle imposizioni di costoro noi non cedemmo neppure per un momento, affinché la Verità del Vangelo rimanesse ferma tra voi» (5). Alle imposizioni di costoro Paolo e fratelli non cedono, nemmeno per un momento, affinché la verità del Vangelo rimanga ferma. Non si tratta di fratelli deboli ma falsi. Non si deve cedere alle imposizioni dei falsi fratelli, altrimenti la Verità è mutilata e i Cristiani sono frodati della salvezza! Vero è che gli infedeli quando non trovano motivazioni per deviare gli altri dalla Verità, si rifugiano nella maldicenza; così fecero con Paolo i giudaizzanti di ieri definendolo falso apostolo, così fanno i falsi cristiani di oggi; ma in ogni caso non bisogna cedere per non compromettere Verità e salvezza!

vv. 6-10- I ragguardevoli riconoscono Paolo come apostolo.

  • «Ma quelli che godono di particolare considerazione (quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali), quelli, dico, che godono maggior considerazione non m'imposero nulla di più» (6); «anzi, quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella de' circoncisi» (7); «poiché Colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo de' Gentili» (8); «e quando conobbero la grazia che m'era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d'associazione perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi» (9); «soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri; e questo mi sono studiato di farlo» (10). Così quelli che hanno particolare considerazione, non impongono a Paolo nulla di più. Nulla può essere insegnato, rivelato o imposto, a chi ha già ricevuto la rivelazione dall’Artefice e Autore in assoluto della stessa. Quelli ritenuti i «più ragguardevoli», cui Paolo fa l'esposizione privata (v.2), nulla impongono a Paolo, poiché la rivelazione da lui ricevuta viene direttamente da Cristo (1:12; Efesini 3:3-5). La predicazione affidata a Paolo fra gli incirconcisi è la stessa affidata a Pietro fra i circoncisi. Gli apostoli, colonne della Chiesa, parlando con Paolo si avvedono dell'autenticità della rivelazione da lui esposta e nulla vi aggiungono, né vi tolgono. Anzi, quando Giacomo, Cefa e Giovanni (reputati colonne), si rendono conto della «grazia che era stata accordata» a Paolo, danno a lui e a Barnaba la «mano di associazione». La «mano d'associazione», non è un compromesso, ma il segno di un patto basato sull’armonia della stessa rivelazione, come a suggellare che predicano la stessa dottrina, procedente dalla medesima Fonte. Soltanto decidono di dividersi meglio i compiti: Paolo e Barnaba agli incirconcisi, Pietro e gli altri ai circoncisi.


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