Legge regionale n. 11 Del 3-03-1999 regione abruzzo attuazione del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112: Individuazione delle funzioni amministrative che




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LEGGE REGIONALE N. 11 DEL 3-03-1999 REGIONE ABRUZZO

Attuazione del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112: Individuazione delle funzioni amministrative che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale e conferimento di funzioni e compiti amministrativi agli enti locali ed alle autonomie funzionali.

Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE ABRUZZO N. 9 del 12 marzo 1999



Il CONSIGLIO REGIONALE ha approvato; Il COMMISSARIO DI GOVERNO ha apposto il visto; Il PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE promulga la seguente legge:

TITOLO I Norme generali

ARTICOLO 1

(Ambito di applicazione)

1. La presente legge ha per oggetto l'individuazione e la

disciplina delle funzioni e dei compiti amministrativi, conferiti

alla regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che

richiedono l’unitario esercizio a livello regionale nonché la

ripartizione e il conferimento agli enti locali e alle autonomie

funzionali delle restanti funzioni amministrative, in attuazione

dell’art. 5, comma 1 della L.R. 12 agosto 1998, n. 72.

2. Per quanto non previsto nella presente legge si applicano le

norme di cui al Titolo I della L.R. 12 agosto 1998, n. 72.

3. Nelle materie riservate alla regione o conferite agli enti locali

e alle autonomie funzionali sono comunque comprese, anche

se non espressamente menzionate, le funzioni relative

all’organizzazione e alle attività strumentali necessarie

all’esercizio delle funzioni stesse.



ARTICOLO 2

(Riordino dell’organizzazione regionale)

1. La Regione provvede con legge all’organizzazione

dell’Amministrazione diretta ed informa ai principi della

presente legge il riordino di quella indiretta.

2. Nel ripartire e disciplinare le suddette funzioni, si persegue:

- la razionalizzazione dell’assetto e dell’organizzazione della

distribuzione dei compiti e delle funzioni;

- a valorizzazione dell’apparato organizzativo, perseguendo lo

sviluppo delle competenze e del principio di responsabilità,

rendendolo partecipe del processo di riforma e affidando, ove

possibile, le nuove funzioni a strutture già esistenti.




ARTICOLO 3

(Conferenza permanente Regione-Enti locali)

1. La conferenza permanente Regione/Enti locali, allargata alle

Autonomie Funzionali per le materie di loro competenza,

istituita con L.R. n.21/1996 e successive modificazioni ed

integrazioni rappresenta la sede istituzionale di confronto tra

esecutivo regionale e governi locali. La Conferenza costituisce

la sede di confronto costante sull’applicazione della presente

legge e della L.R. n. 72/1998, di quelle successive e dei

regolamenti applicativi.

2. Al fine di avviare una pianificazione concertata delle previsioni

insediative di livello territoriale nell’area territoriale del sistema

urbano Chieti-Pescara la Conferenza, in sessione speciale, è

allargata ai Comuni di Francavilla, Montesilvano, Spoltore, S.

Giovanni Teatino e altri enti locali eventualmente interessati.

3. Nell’attuazione degli obiettivi della presente legge e della

L.R. 72/98, la Regione conforma la propria azione al principio

della concertazione con le parti sociali.



ARTICOLO 4

(Beni e risorse da trasferire)

1. Con successivi atti della Giunta regionale si provvede alla

puntuale individuazione e assegnazione dei beni e delle

risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative, derivanti

dai conferimenti disposti con la presente legge, secondo

quanto disposto negli artt. 5, 70, 71, 72 e 79 della L.R. 12

agosto 1998, n. 72. Con riferimento alle risorse strumentali,

l’assegnazione dei beni relativi all’esercizio di compiti e funzioni

conferiti avviene normalmente in proprietà.

2. L’individuazione delle eventuali ulteriori risorse da trasferire

avviene entro 180 giorni dall’entrata in vigore di ciascuno dei

DD.P.C.M. di cui all’art. 7, comma 1 della legge n. 59/1997.

3. Il conferimento agli enti destinatari dei compiti e delle

funzioni di cui alla presente legge nonché di cui alla L.R. 12

agosto 1998, n. 72, decorre, ove non diversamente specificato,

dall’assegnazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane,

strumentali e organizzative. È immediatamente efficace

l’abrogazione di norme disposta dalla presente legge in ordine

alla soppressione di compiti, funzioni e discipline divenuti

superflui.

ARTICOLO 5

(Affidamento a soggetti esterni di singole fasi dei procedimenti

regionali)

1. Al fine di assicurare l’osservanza dei principi di economicità,

efficacia ed efficienza, la Regione può ricorrere alla

collaborazione con soggetti esterni, in regime di convenzione,

ai sensi dell’art. 2, lett. a) e b) della L.R. 25/9/1986, n. 52, in

presenza di procedimenti particolarmente complessi.

2. La relativa convenzione deve contenere:

- la descrizione delle attività oggetto della convenzione con le

modalità di realizzazione;

- gli obblighi e le responsabilità del soggetto al quale sono

affidate le attività;

- le modalità dei controlli della Regione;

- la durata e il compenso.

ARTICOLO 6

(Riordino dell’amministrazione indiretta della Regione)

1. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge la

Giunta regionale propone al consiglio regionale norme di

riordino dell’amministrazione indiretta della Regione, quale

sistema di enti strumentali, economici e delle partecipazioni

azionarie, ispirandosi ai principi e applicando la disciplina di

cui alla presente legge.

2. La partecipazione azionaria della regione in società private

e/o lo stanziamento di contributi regionali, sono previsti soltanto

qualora occorra promuovere servizi ritenuti strategici in quanto

indispensabili per la qualità dell’assetto economico e sociale

della Regione.

ARTICOLO 7

(Esercizio delle funzioni conferite dal decreto legislativo 31

marzo 1998, n.112)

1. I comuni esercitano la generalità delle funzioni

amministrative conferite ai sensi del decreto legislativo 31

marzo 1998, n. 112 non riservate dalla presente Legge agli altri

Enti locali, alle autonomie funzionali e alla Regione.

2. Le province, oltre alla generalità delle funzioni di

programmazione territoriale ed economico-sociale, esercitano

le funzioni amministrative di area vasta che non possono

essere adeguatamente svolte dai comuni singoli o associati,

nonché quelle espressamente indicate dalla legge.

3. La regione svolge esclusivamente le funzioni amministrative

che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale e, in

particolare, quelle indicate all’art. 3, comma 2 della L.R. 12

agosto 1998, n. 72.

4. La regione verifica, attraverso il Nucleo di Monitoraggio di cui

all’art. 4 della L.R. 12 agosto 1998, n. 72, il grado di efficacia ed

efficienza nell’esercizio delle funzioni conferite agli enti locali ed

alle autonomie funzionali, sulla base di indicatori stabiliti di

intesa con la Conferenza Permanente Regione/Enti locali.

Qualora tale verifica dia esito negativo, la regione, gli enti locali

e le autonomie funzionali interessati concordano i dovuti

correttivi e il termine entro cui devono essere applicati.

5. Le autonomie funzionali (camere di commercio ed università)

oltre a collaborare con i comuni , le province e la regione per

quanto attiene ai programmi e agli interventi relativi allo

sviluppo economico, sociale e culturale, esercitano per delega

od a mezzo di convenzioni i compiti e le funzioni promozionali e

di servizio, individuati dalla regione nei settori di rispettiva

competenza istituzionale.



ARTICOLO 8

(Esercizio associato di funzioni da parte dei comuni)

1. Fermi restando i principi contenuti nella legge regionale n.

143/1997, al fine di garantire l’esercizio associato di funzioni da

parte dei piccoli comuni, la Regione entro 180 giorni

dall’entrata in vigore della presente legge, approva un

Programma di riordino territoriale ai sensi della L.R. n. 143 del

1997, art. 11 individuando gli ambiti territoriali e i livelli ottimali

di esercizio delle funzioni conferite ai comuni, previa intesa

della Conferenza di cui all’art. 4 della L.R. 12 agosto 1998, n.

72.

2. In attuazione dell’art. 3, comma 2, del d.lgs. 31 marzo 1998,



n. 112, e in sede di prima applicazione della presente legge,

sono considerati livelli ottimali quelli coincidenti con le Unioni di

Comuni, le Comunità montane e le forme associative costituite

ai sensi della legge n. 142/1990 e della L.R. n. 143 / 1997.

3. Il programma di riordino territoriale mira a far coincidere nello

stesso ambito tutti i servizi e le funzioni. Ove necessario si

procede anche alla revisione delle circoscrizioni territoriali delle

comunità montane, nonché degli altri enti ed organismi

infraregionali.

4. Entro i novanta giorni successivi al programma di riordino

territoriale, indipendentemente dall’avvio di eventuali

procedimenti per la fusione, i comuni individuano i soggetti, le

forme e le metodologie per l’esercizio associato delle funzioni

loro conferite e ne danno comunicazione alla Giunta regionale. I

comuni montani individuano la comunità montana di

riferimento quale soggetto titolare dell’esercizio associato delle

funzioni conferite.

5. La Giunta regionale propone, annualmente, all’approvazione

del Consiglio regionale gli indirizzi, i criteri e la strumentazione

di supporto per un programma pluriennale di incentivazione,

anche finanziaria, dell’esercizio associato delle funzioni

conferite, individuandone le modalità operative e determinando

la quantificazione delle risorse da assegnare.

6. In fase di prima attuazione, la Giunta regionale dà

esecuzione al programma di incentivazione, entro novanta

giorni dalla sua approvazione.

7. Qualora i comuni non individuino, entro il termine del

precedente comma 4, il soggetto titolare delle funzioni conferite

che richiedono l’esercizio in forma associata, l’esercizio delle

funzioni stesse è temporaneamente svolto dalla provincia

competente per territorio ovvero, nel caso di comuni montani,

dalla comunità montana, fino alla costituzione del soggetto

titolare delle funzioni conferite.

8. Negli ambiti territoriali in cui sono compresi comuni

appartenenti a più Comunità montane, l’intervento sostitutivo

previsto, di cui al comma precedente, in caso di mancata

individuazione dell’ente titolare delle funzioni associate, è

assicurato dalla Comunità montana con il maggior numero di

comuni presenti nell’ambito, sentite le altre Comunità montane

territorialmente interessate.

9. La Giunta regionale adotta le determinazioni necessarie per

assicurare alle province e alle comunità montane,

l’assegnazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane,

strumentali e organizzative, per il periodo di esercizio

temporaneo delle funzioni di cui al comma 7.



ARTICOLO 9

(Disciplina generale dei procedimenti)

1. Ai sensi dell’art. 2, comma 1 della legge 15 marzo 1997, n.

59, e fermo restando quanto disposto dal comma secondo del

medesimo art. 2, la Giunta regionale, entro 180 giorni

dall’entrata in vigore della presente legge, propone al Consiglio

regionale norme di disciplina dell’esercizio delle funzioni

mantenute o conferite secondo i seguenti principi e criteri

direttivi:

a. semplificazione dei procedimenti amministrativi, in modo da

ridurre il numero delle fasi procedimentali e delle

amministrazioni intervenienti, anche riordinando le competenze

degli uffici, accorpando le funzioni per settori omogenei,

sopprimendo gli organi ed organismi che risultino superflui e

costituendo centri interservizi dove raggruppare competenze

diverse ma confluenti in una unica procedura;

b. riduzione del numero dei procedimenti amministrativi e

accorpamento dei procedimenti che si riferiscono alla stessa

attività;

c. semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e

contabili;

d. trasferimento a organi monocratici o ai dirigenti di funzioni,

anche decisionali, che non richiedano l’esercizio in forma

collegiale;

e. individuazione delle responsabilità e delle procedure di

verifica e di controllo;

f. indicazione per ciascun procedimento amministrativo del

termine per l’emanazione del provvedimento finale ai sensi

dell’art.2 della legge 7 agosto 1990, n. 241;

g. previsione, in caso di mancato rispetto del termine del

procedimento, di mancata o ritardata adozione del

provvedimento finale, di ritardato o incompleto assolvimento

degli obblighi e delle prestazioni da parte delle amministrazioni

competenti, di forme di indennizzo automatico e forfettario a

favore dei soggetti richiedenti il provvedimento o la prestazione,

salvo quanto previsto dall’art. 35 del decreto legislativo 31

marzo 1998, n. 80; con individuazione dell’unità organizzativa

che assolve all’obbligo di corresponsione dell’indennizzo e

delle modalità di pagamento secondo tempi rapidi e certi;

h. indicazione per ciascun procedimento dell’unità organizzativa

responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento

procedimentale nonché dell’adozione del provvedimento finale

ed individuazione della persona addetta all’unità organizzativa

che assume il ruolo di responsabile del procedimento;

i. previsione delle forme e delle modalità di accesso agli atti ed

ai documenti inerenti il procedimento nonché della

partecipazione degli interessati ai sensi degli artt. 7 e seguenti

della legge 7 agosto 1990, n. 241;

j. previsione di forme e modalità per la consultazione del

pubblico e la raccolta delle informazioni nei procedimenti

relativi a scelte complesse o che incidono sulla tutela

dell’ambiente, della salute dei cittadini attraverso lo strumento

dell’inchiesta pubblica secondo i principi stabiliti nell’articolo 12

della presente legge.

2. Le leggi o i regolamenti regionali di cui al comma 1 devono

anche prevedere l’affidamento alla Giunta regionale e ai

dirigenti di specifiche competenze e responsabilità per

l’adozione, con carattere di periodicità, di atti di organizzazione


rivolti alla semplificazione dei procedimenti, sulla base delle

esigenze emerse in relazione alla progressiva attuazione del

processo di decentramento; sono a tal fine valorizzati i poteri

indicati all’art. 3, comma 2 del decreto legislativo 3 febbraio

1993, n. 29 e successive modificazioni e integrazioni.

3. A seguito dei conferimenti di funzioni e compiti di cui alla

presente legge e della L.R. 12 agosto 1998, n. 72, nonché alla

disciplina disposta ai sensi del comma 1 si procede entro

l’anno successivo alla revisione e al completamento della

legislazione regionale attraverso uno o più disegni di legge

elaborati dalla Giunta che aggiornino, semplificandola e

riducendola, tutta la legislazione precedente sulla base dei

principi di cui al comma 1. Con tali leggi si:

- provvede alla abrogazione delle norme superate o

incompatibili;

- riorganizza la legislazione di settore fissando criteri e principi

per l’elaborazione di testi unici o coordinati.



ARTICOLO 10

(Disciplina e semplificazione dei procedimenti di

incentivazione)

1. Tutti i procedimenti amministrativi di incentivazione delle

attività economiche ed industriali relativi a funzioni riservate alla

regione o da questa conferite agli enti locali o alle autonomie

funzionali sono adeguati ai principi di cui all’articolo 4, comma

4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59 ed al decreto

legislativo 31 marzo 1998, n. 123. La stessa disciplina si

applica all’attribuzione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed

ausili finanziari, diritti speciali ed esclusivi o che comunque

comportino l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque

genere a persone ed enti pubblici e privati nonché a tutti i

procedimenti amministrativi di incentivazione in cui sia previsto,

a qualsiasi titolo, il concorso della regione.

2. Con i disegni di legge di cui al comma 1 dell’articolo

precedente la Giunta regionale procede al riordino della

disciplina dei procedimenti di incentivazione sulla base, oltre

che dei principi e criteri direttivi di cui all’articolo precedente, dei

seguenti principi e criteri direttivi:

a. riunificazione di tutte le fasi di ciascun procedimento in

un’unica struttura al cui vertice sia prevista una responsabilità

dirigenziale ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 29

/1993 che assume la stessa funzione di monitorare gli

interventi;

b. enumerazione tassativa dei procedimenti per i quali si

applicano le procedure valutative e negoziali di cui agli articoli 5

e 6 del decreto legislativo n. 123 / 1998.

c. previsione di un sistema centralizzato di monitoraggio

concomitante degli interventi e dei risultati delle funzioni

amministrative di incentivazione, con particolare riferimento alla

qualità del risultato da raggiungere, da stabilire secondo

standard misurabili.

3. Quando le attività istruttorie dei procedimenti di

incentivazione, nonché quelle di monitoraggio e controllo di cui

al precedente comma, richiedono valutazioni

tecnico-scientifiche per le quali sono necessarie competenze

che non possono essere reperite nel personale dipendente

della regione o degli enti delegati, possono essere stipulate

convenzioni con società, enti ed esperti in possesso dei

requisiti tecnici, organizzativi e di serietà , in relazione allo

svolgimento delle predette attività, individuati dalla Giunta

regionale in conformità agli indirizzi e alle prescrizioni dell’art.3

del decreto legislativo n. 123 del 1998.

4. Nell’ambito delle procedure di programmazione economico

finanziaria la Giunta regionale presenta al consiglio un rapporto

sui risultati delle politiche di incentivazione, dal quale risultino:

a. i dati quantitativi relativi all’incremento del prodotto interno

lordo regionale, e ai livelli della competitività e dell’occupazione

imputabile alle politiche medesime, nonché gli effetti di rientro

attesi nella finanza regionale e locale;

b. le responsabilità, gli ostacoli e i limiti di carattere

organizzativo e procedurale riscontrati nell’attuazione degli

interventi, con l’indicazione delle misure adottate o da adottare

ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 29 del 1993;

c. il quadro programmatico degli interventi a favore delle

imprese per il successivo periodo di programmazione, con

particolare riferimento alle correzioni nelle politiche rispetto ai

risultati di cui alla precedente lettera a), allo sviluppo

dell’apparato produttivo e del sistema tecnologico nonché alle

esigenze di riequilibrio territoriale, e con l’indicazione

dettagliata degli obiettivi;

d. le eventuali misure correttive da apportare alla normativa

vigente nonché alle strutture organizzative e gestionali degli

interventi, anche in relazione al sistema dei conferimenti di

funzioni amministrative agli enti locali e alle autonomie

funzionali.

5. I procedimenti amministrativi sono definiti in coerenza con i

principi e le modalità indicate dal precedente art. 9.

L’adeguamento al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 dei

procedimenti concernenti gli interventi regionali di sostegno

finanziario alle imprese per lo sviluppo delle attività produttive

avviene entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente

legge.


ARTICOLO 11

(Inchiesta pubblica)

1. La realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento

che siano suscettibili di produrre rilevanti modificazioni degli

assetti territoriali ed ambientali è preceduta di norma da

un’inchiesta pubblica. Le categorie di interventi per i quali è

necessaria l’inchiesta pubblica sono individuate con le norme

di cui all’art. 9, comma 1 della presente legge.

2. I progetti preliminari degli interventi, corredati dagli studi di

impatto ambientale ovvero dagli studi sugli effetti

urbanistico-territoriali e ambientali, se necessari, di cui,

rispettivamente, ai successivi articoli 45 e 46, sono comunicati

al presidente della Giunta regionale il quale, entro i successivi

venti giorni, nomina, su designazione del difensore civico

regionale, un commissario che ha il compito di condurre

l’inchiesta pubblica, indicando la spesa necessaria allo

svolgimento della stessa da porre di norma interamente a

carico del committente.

3. L’inchiesta pubblica consiste nel fornire una completa

informazione sul progetto al pubblico nelle forme più idonee al

raggiungimento dello scopo e raccogliere osservazioni,

proposte e controproposte al fine di acquisire tutti gli elementi


necessari per una decisione ponderata sulla realizzazione

dell’intervento.

4. Per opere e lavori incidenti su aree sottoposte a vincolo di

tutela culturale o paesaggistica, a vincolo idrogeologico o

forestale, sismico, o comunque incidenti su interessi pubblici

curati da amministrazioni diverse da quella procedente, le

determinazioni delle amministrazioni competenti al rilascio di

atti di consenso comunque denominati sono acquisite in

apposita audizione nell’ambito dell’inchiesta pubblica avente

valore ed effetti di cui alla conferenza di servizi dell’art. 14 legge

7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni e integrazioni.

In casi di interventi in contrasto con strumenti di pianificazione

territoriale ed urbanistica in atto, si applica quanto previsto dal

successivo art. 45.

5. La durata dell’inchiesta deve essere stabilita dal

commissario entro i cinque giorni successivi all’atto di nomina

tenuto conto del numero delle amministrazioni cointeressate e

dell’impatto dell’intervento sul quadro della disciplina di uso del

territorio e non può comunque superare centottanta giorni,

salvo motivata proroga, per ragioni eccezionali, non superiore a

novanta giorni.

6. Entro quindici giorni dalla ricezione della relazione

d’inchiesta, il Presidente della Giunta regionale adotta,

introducendo nel progetto le prescrizioni che si rendano

necessarie, una pronuncia sulla realizzabilità dell’intervento

assorbente qualunque profilo territoriale ed ambientale.

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