Legge regionale 6 aprile 2000




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LEGGE REGIONALE 6 aprile 2000, n. 56
Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche - Modifiche alla legge regionale 23 gennaio 1998, n.7 - Modifiche alla legge regionale 11 aprile 1995, n.49.
17.4.2000 Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 17

CAPO I


DISPOSIZIONI GENERALI
ARTICOLO 1

(Finalita’)


1. La Regione con la presente legge riconosce e tutela la

biodiversita’, in attuazione del DPR 8 settembre 1997, n. 357

(Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE,

relativa alla conservazione degli habitat naturali e

seminaturali, nonche’ della flora e della fauna) e in conformita’

con la direttiva 79/409/CEE, concernente la conservazione degli

uccelli selvatici. La Regione in particolare tutela la

diversita’:


a) delle specie animali selvatiche e delle specie vegetali non

coltivate;

b) degli habitat;

c) di altre forme naturali del territorio.


2. La Regione ai fini di cui al comma 1:
a) riconosce gli habitat naturali e seminaturali, la flora e la

fauna e le forme naturali del territorio quali beni di

rilevante interesse pubblico;

b) garantisce il mantenimento in uno stato di conservazione

soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat

delle specie, nella loro area di ripartizione naturale,

ovvero, all’occorrenza, il loro ripristino;

c) promuove la gestione razionale degli habitat di cui alla

lettera b) assicurando al contempo la corretta fruizione del

patrimonio naturale da parte dei cittadini;

d) concorre alla formazione della Rete ecologica europea,

denominata Natura 2000.


3. Con appositi allegati alla presente legge, per le finalita’

previste ai commi 1 e 2, sono individuati:


a) gli habitat naturali e seminaturali e le specie animali e

vegetali di interesse regionale, la cui conservazione puo’

richiedere la designazione di Siti di Importanza Regionale

(SIR) (allegato A);

b) le specie animali protette ai sensi della presente legge

(allegato B) e le specie animali soggette a limitazione nel

prelievo (allegato B1);

c) le specie vegetali protette ai sensi della presente legge

(allegato C) e le specie vegetali soggette a limitazione nella

raccolta (allegato C1)

d) i Siti di Importanza Regionale (allegato D) comprendenti i

Siti classificabili di Importanza Comunitaria (pSIC), le Zone

di Protezione Speciale (ZPS), i Siti di Interesse Nazionale

(SIN) e i Siti di Interesse Regionale (SIR) di cui alla

deliberazione del Consiglio regionale 10 novembre 1998, n. 342

(Approvazione siti individuati nel progetto Biotaly e

determinazioni relative all’attuazione della direttiva

comunitaria Habitat).


4. I siti di cui all’allegato D nonche’ i Geotopi di Importanza

Regionale (GIR), di cui all’art. 11, costituiscono risorse

essenziali ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 2 della Legge

regionale 16 gennaio 1995, n. 5 (Norme per il governo del

territorio), e vengono inseriti in quanto tali nell’ambito del

quadro conoscitivo previsto dalla stessa legge regionale in

relazione agli strumenti urbanistici da essa disciplinati. Gli

elementi conoscitivi in tal modo individuati concorrono inoltre

alla redazione della Carta della natura di cui al comma 3

dell’art. 3 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro

sulle aree protette), anche in conformita’ con gli atti statali

di indirizzo.


5. La Regione persegue le finalita’ di cui alla presente legge

tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, sia

regionali che locali, nel rispetto del principio dello sviluppo

sostenibile.


ARTICOLO 2

(Definizioni)


1. Ai sensi e per gli effetti della presente legge valgono le

seguenti definizioni:


a) area di collegamento ecologico funzionale: un’area che, per la

sua struttura lineare e continua o per il suo ruolo di

collegamento, e’ essenziale per la migrazione, la

distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie

selvatiche;

b) biodiversita’: la variabilita’ degli organismi viventi di ogni

origine, degli ecosistemi terrestri, marini ed acquatici ed i

complessi ecologici di cui fanno parte; ivi inclusa la

diversita’ nell’ambito delle specie, tra le specie e tra gli

ecosistemi;

c) conservazione in situ: un complesso di misure necessarie per

mantenere o ripristinare gli habitat naturali o seminaturali e

le popolazioni di flora e di fauna selvatiche in uno stato

soddisfacente nonche’ il mantenimento e la ricostituzione

delle popolazioni vitali di specie nel loro ambiente naturale,

e nel caso di specie addomesticate e coltivate, nell’ambiente

in cui hanno sviluppato le loro proprieta’ caratteristiche;

d) conservazione ex situ: un complesso di misure necessarie per

mantenere o ripristinare le popolazioni di flora e di fauna

selvatiche in uno stato soddisfacente, attuate al di fuori del

loro ambiente naturale;

e) ecotipo: forma morfologicamente distinta entro una specie,

prodotta dalla selezione naturale;

f) geotopo di importanza regionale: forma naturale del

territorio, di superficie o sotterranea, costituita da

particolari emergenze geologiche, geomorfologiche e

pedologiche, che presenta un rilevante valore ambientale,

scientifico e didattico, la cui conservazione e’ strategica

nell’ambito dei territorio regionale;

g) habitat naturali di interesse regionale: gli ambienti

terrestri o acquatici che si distinguono per le loro

caratteristiche geografiche, abiotiche o biologiche,

interamente naturali o seminaturali, elencati nell’allegato A,

per i quali nel territorio regionale si verifichi una delle

seguenti condizioni:
1. rischino di scomparire nella loro area di distribuzione

naturale;

2. abbiano un’area di distribuzione ridotta a seguito della

loro regressione o per il fatto che la loro area e’

intrinsecamente ristretta;

3. costituiscano esempi notevoli di caratteristiche tipiche

del territorio regionale;
h) habitat di una specie: ambiente definito o caratterizzato da

fattori biologici e abiotici specifici in cui vive la specie

in una delle fasi del suo ciclo biologico;

i) rete Natura 2000: rete ecologica europea coerente di Zone

Speciali di Conservazione (ZSC). La rete Natura 2000 comprende

anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) classificate dagli

Stati membri a norma della direttiva 79/409/CEE;

l) Sito di Importanza Comunitaria (SIC): un sito che nella o

nelle regioni biogeografiche cui appartiene, contribuisce in

modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di

habitat naturale di cui all’allegato A o di una specie di cui

all’allegato B del DPR 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento

recante attuazione della direttiva 92/43/CEE, relativa alla

conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonche’

della flora e della fauna selvatiche), in uno stato di

conservazione soddisfacente e che puo’, inoltre, contribuire

in modo significativo alla coerenza della rete ecologica

Natura 2000, al fine di mantenere la diversita’ biologica

nella regione biogeografica o nelle regioni biogeografiche in

questione. Per le specie animali che occupano ampi territori,

i Siti di Importanza Comunitaria corrispondono ai luoghi,

all’interno della loro area di distribuzione naturale, che

presentano gli elementi fisici o biologici essenziali alla

loro vita e riproduzione;

m) Sito di Importanza Regionale (SIR): un’area geograficamente

definita, la cui superficie sia chiaramente delimitata, che

contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare

un tipo di habitat naturale o di una specie di interesse

regionale; per le specie che occupano ampi territori, i Siti

di Importanza Regionale corrispondono ai luoghi, all’interno

della loro area di distribuzione naturale, che presentano gli

elementi fisici e biologici essenziali alla loro vita e

riproduzione. Ai fini della presente legge e’ considerato SIR

anche un sito che nel corso dell’attuazione della direttiva

92/43/CEE viene classificato come Sito di Importanza

Comunitaria (SIC) o come Zona Speciale di Conservazione (ZSC);

n) specie di interesse regionale: le specie elencate

nell’allegato A che nel territorio regionale:


1. sono vulnerabili e in pericolo di estinzione;

2. sono rare od endemiche e richiedono particolare protezione

a causa della specificita’ o della vulnerabilita’ del loro

habitat, oppure a causa del loro sfruttamento;


o) stato di conservazione di una specie: l’effetto della somma

dei fattori che, influendo sulla specie, possono alterarne a

lungo termine la distribuzione e l’importanza delle

popolazioni nel territorio regionale. Lo stato di

conservazione e’ considerato soddisfacente quando si verifichi

una delle seguenti condizioni:


1. i dati relativi all’andamento delle popolazioni della

specie indicano che essa continua e puo’ continuare a lungo

termine ad essere un’elemento vitale degli habitat naturali

cui appartiene;

2. l’area di distribuzione naturale delle specie non e’ in

declino ne’ rischia di declinare in un futuro prevedibile;

3. esiste e continuera’ probabilmente ad esistere un habitat

sufficiente affinche’ le sue popolazioni si mantengano a

lungo termine;
p) stato di conservazione di un habitat naturale: l’effetto della

somma dei fattori che influiscono sull’habitat naturale

nonche’ sulle specie tipiche che in esso si trovano, che

possono alterarne, a lunga scadenza, la distribuzione

naturale, la struttura e le funzioni, nonche’ la sopravvivenza

delle sue specie tipiche. Lo stato di conservazione e’

definito soddisfacente quando si verifichi una delle seguenti

condizioni:


1. l’area di distribuzione naturale dell’habitat e la

superficie che comprende sono stabili o in estensione;

2. la struttura e le funzioni specifiche necessarie al suo

mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare

ad esistere in un futuro prevedibile;

3. lo stato di conservazione delle specie tipiche e’

soddisfacente e corrisponde a quanto indicato alla

precedente lettera del presente comma;


q) Zona di Protezione Speciale (ZPS): un territorio idoneo per

estensione e/o per localizzazione geografica alla

conservazione delle specie di uccelli di cui all’All. I della

direttiva 79/409/CEE e successive modificazioni, concernente

la conservazione degli uccelli selvatici, tenuto conto delle

necessita’ di protezione di queste ultime nella zona

geografica marittima e terrestre a cui si applica la direttiva

stessa; ai sensi e per gli effetti della presente legge

possono essere ricomprese tra le ZPS altresi’ le Zone di

Protezione di cui all’art. 14 della legge regionale 12 gennaio

1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157

"Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per

il prelievo venatorio"), qualora presentino i requisiti

indicati dall’art. 4 della Direttiva 79/409/CEE;

r) Zona Speciale di Conservazione (ZSC): un Sito di Importanza

Comunitaria designato in base all’articolo 3 comma 2 del DPR 8

settembre 1997, n. 357, in cui sono applicate le misure

necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di

conservazione soddisfacente, degli habitat naturali o delle

popolazioni delle specie per cui il sito e’ designato.


ARTICOLO 3

(Funzioni amministrative)


1. Le Province svolgono tutte le funzioni amministrative previste

dalla presente legge, che non siano espressamente riservate alla

competenza regionale, ed in particolare provvedono all’attuazione

delle misure di tutela disciplinate nel CAPO II. Per quanto

specificamente disposto dall’articolo 12, comma 1, lettera a),

definiscono ed attuano le misure di conservazione ivi previste,

anche mediante l’adozione, ove occorra, di appositi piani di

gestione.


2. Salvo quanto disposto dal comma 1, le Province svolgono

altresi’ le funzioni relative:


a) al costante monitoraggio della distribuzione degli habitat e

delle specie;

b) all’effettuazione di studi sulla biologia e la consistenza

delle popolazioni;

c) alla cura ed all’effettuazione delle iniziative di

sensibilizzazione rispetto ai valori naturalistici, ambientali

e della tutela degli habitat e delle specie.
3. I piani di gestione eventualmente adottati ai sensi del comma

1 possono essere integrati con altri strumenti di pianificazione;

qualora siano specifici, sono approvati con le forme, le

procedure e gli effetti previsti per i regolamenti di cui

all’art. 16 della legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 (Norme

sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali di interesse

locale).
4. Le Province comunicano ogni due anni alla Giunta Regionale gli

esiti delle loro indagini sullo stato di salute delle popolazioni

vegetali e animali e degli habitat di interesse regionale,

nonche’ sullo stato di conservazione e tutela dei SIR.


5. Le funizioni attribuite alle Province ai sensi del presente

articolo sono svolte dagli Enti Parco regionali, per i territori

ricompresi all’interno degli stessi. Possono essere inoltre

attribuite agli Enti parco nazionali, previa intesa tra la

Regione, la Provincia o le Province territorialmente competenti,

e gli stessi Enti parco interessati, fatto salvo l’obbligo di

denuncia alla Provincia competente previsto dal comma 3

dell’articolo 5.


6. Qualora le Province non adempiano alle funzioni loro

attribuite dalla presente legge, la Regione provvede in via

sostitutiva nelle forme e con le modalita’ previste dall’art. 6,

comma 2, della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88.


CAPO II

FORME DI TUTELA


ARTICOLO 4

(Tutela)
1. Sono fatte salve le norme di conservazione e di tutela

specifiche dettate, in relazione alle singole specie e tipologie

faunistiche e floreali protette, dalla normativa comunitaria e

nazionale vigente.
ARTICOLO 5

(Tutela della fauna)


1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 4, sono considerate

protette ai sensi della presente legge tutte le specie animali

individuate dall’allegato B, per le quali e’ vietato:
a) la cattura e l’uccisione;

b) il deterioramento e la distruzione dei siti di riproduzione o

di riposo;

c) la molestia, specie nel periodo della riproduzione e

dell’ibernazione o del letargo;

d) la raccolta e la distruzione delle uova e dei nidi;

e) la detenzione ed il commercio degli animali, vivi o morti,

anche imbalsamati, nonche’ di loro parti o prodotti

identificabili ottenuti dall’animale.
2. L’ente competente ai sensi dell’art. 3 della presente legge

puo’ rilasciare, per finalita’ scientifiche, in deroga ai divieti

sanciti dal comma 1, autorizzazioni specifiche e nominative.

L’elenco delle autorizzazioni rilasciate dagli Enti parco

regionali competenti, e’ comunicato, annualmente, alle Province,

ai fini dell’esercizio coordinato della funzione autorizzativa.

L’autorizzazione di cui al presente comma e’ rilasciata agli Enti

ed organismi pubblici istituzionalmente competenti, previa

presentazione dei relativi programmi di ricerca. E’ fatto salvo,

per quanto attiene all’attivita’ di inanellamento a scopi

scientifici, il disposto di cui all’art. 36, comma 2 della legge

regionale 12 gennaio 1994, n.3 (Recepimento della legge 11

febbraio 1992, n.157 "Norme per la protezione della fauna

selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio").


3. Fermo restando il divieto relativo al commercio, sancito dalla

lettera e) del comma 1, nonche’ quelli posti da previgenti norme

di legge, coloro che a qualsiasi titolo detengano animali vivi o

morti, anche imbalsamati, di cui all’allegato B, nonche’ loro

parti o prodotti identificabili ottenuti dall’animale, sono

obbligati a presentare denuncia alla Provincia competente per

territorio, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente

legge, o, qualora sia successivo, dall’inserimento nell’elenco di

cui allo stesso allegato B.
4. Dall’obbligo di denuncia di cui al comma 3 sono esonerati

esclusivamente i soggetti pubblici e privati legittimati alla

detenzione in base ad apposito titolo autorizzativo conforme alle

vigenti norme

di legge.
5. Con Allegato B1 sono individuate le specie per le quali sono

definiti limiti e modalita’ di prelievo.


6. Fatto salvo quanto disposto dalla normativa vigente, e’

vietato il rilascio in natura di specie estranee alla fauna

locale.
ARTICOLO 6

(Tutela della flora)


1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 4, sono considerate

protette, ai sensi della presente legge, tutte le specie vegetali

individuate dall’allegato C, in relazione alle quali e’

espressamente vietato il danneggiamento, l’estirpazione, la

distruzione e la raccolta.
2. L’ente competente ai sensi dell’art. 3 puo’ rilasciare, per

finalita’ scientifiche, autorizzazioni specifiche e nominative in

deroga ai divieti sanciti dal comma 1. L’elenco delle

autorizzazioni rilasciate dagli Enti parco regionali competenti,

e’ comunicato, annualmente, alle Province, ai fini dell’esercizio

coordinato della funzione autorizzativa. L’autorizzazione di cui

al presente comma e’ rilasciata agli Enti ed organismi pubblici

istitizionalmente competenti, previa presentazione dei relativi

programmi di ricerca.
3. Con Allegato C1 sono individuate le specie vegetali per le

quali sono definiti limiti e modalita’ di raccolta di cui

all’allegato stesso.
4. E’ vietata l’utilizzazione, ai fini della realizzazione di

opere di riforestazione, rinverdimento e consolidamento, delle

seguenti specie: Ailanto (Ailanthus altissima), Fico degli

Ottentotti (Carpobrotus sp.pl.), Fico d’india (Opuntia ficus-

indica), Amorfa (Amorpha fruticosa).
5. Negli interventi di ingegneria naturalistica, in quelli di

rinverdimento e di consolidamento, nonche’, in generale, negli

interventi di recupero ambientale di siti degradati, sono

utilizzati prioritariamente ecotipi locali.


ARTICOLO 7

(Non operativita’ dei divieti)


1. I divieti ed i limiti di cui all’articolo 5, comma 1, lettere

b) e c), ed all’articolo 6, commi 1 e 3, non operano in relazione

alle normali operazioni colturali su terreni agricoli. Per i

terreni soggetti a pratiche di ritiro dalla produzione, o adibiti

a produzioni non soggette ad una organizzazione comune di

mercato, sono consentite le operazioni colturali previste dalle

normative specifiche vigenti.
2. Dall’operativita’ dei divieti e dei limiti di cui all’articolo

6, commi 1 e 3, sono inoltre escluse le operazioni inerenti la

ripulitura delle scarpate stradali e ferroviarie, gli interventi

sui boschi realizzati nel rispetto della normativa forestale

vigente, quelli di miglioramento boschivo e quelli di

sistemazione idraulico-forestale. Dagli stessi limiti e divieti

sono escluse altresi’ le piante o le parti di esse che provengano

da colture o da giardini.


ARTICOLO 8

(Aggiornamento degli allegati)


1. Il Consiglio regionale, sentito il parere della Consulta

tecnica prevista dall’articolo 3, comma 1, della legge regionale

11 aprile 1995, n. 49, come modificato dall’articolo 10 della

presente legge, provvede all’aggiornamento periodico ed alla

modifica degli allegati di cui all’articolo 1, comma 3.
2. Specifiche modifiche degli allegati di cui al comma 1,

finalizzate all’inserimento di nuovi elementi, possono essere

proposte alla Giunta regionale dagli Enti locali e dai cittadini

interessati, anche in forma associata.


ARTICOLO 9

(Centri di conservazione della fauna e della flora selvatiche)


1. La Regione riconosce i Centri per la conservazione, la

riproduzione, il recupero e il ricovero di specie animali e

vegetali di interesse regionale e definisce, secondo quanto

previsto dalla lettera e) del comma 1 dell’articolo 12, i

requisiti strutturali degli stessi, nonche’ i requisiti

organizzativi e strumentali il cui possesso deve essere accertato

in capo ai soggetti interessati, anche ai fini dell’erogazione di

eventuali finanziamenti.


2. I Centri di conservazione della fauna selvatica riconosciuti

ai sensi del presente articolo possono essere riconosciuti anche

quali Centri di recupero della fauna selvatica di cui

all’articolo 38 della legge regionale 3/1994. Tali centri

potranno altresi’ essere organizzati per la detenzione delle

specie di cui e’ vietato il rilascio in natura ai sensi della

legge 7 febbraio 1992, n. 150 (Disciplina dei reati relativi

all’applicazione in Italia della Convenzione sul commercio

internazionale delle specie animali e vegetali in via di

estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui alla

legge 19 dicembre 1975, n. 874, e del regolamento (CEE)

n.3626/82, e successive modificazioni, nonche’ norme per la

commercializzazione e la detenzione di esemplari vivi di

mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute

e l’incolumita’ pubblica) e successive modificazioni e

integrazioni, delle specie di cui al all’art. 5, comma 6, e di

quelle sottoposte ad affidamento in custodia ai sensi dell’art.

17, comma 8, della presente legge.


ARTICOLO 10

(Aree di collegamento ecologico funzionale)


1. La Regione riconosce primaria importanza per la fauna e la

flora selvatiche alle aree di collegamento ecologico funzionale e

definisce, nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) ai sensi

dell’art. 6 della legge regionale 5/1995, gli indirizzi per

l’individuazione, la ricostituzione e la tutela delle stesse.
2. Le Province, entro due anni dall’entrata in vigore della

presente legge, provvedono, anche in assenza degli indirizzi

regionali di cui al comma 1, all’individuazione nel Piano

territoriale di coordinamento (PTC), delle aree di collegamento

ecologico funzionale, secondo quanto disposto dall’articolo 16,

comma 4 della legge regionale 5/1995; in tal caso, le Province

possono procedere all’individuazione di aree di collegamento

ecologico funzionale facendo riferimento alla definizione di cui

all’art. 2, comma 1, lettera a).
3. Le forme di tutela delle aree di collegamento che pongano

divieti all’attivita’ venatoria o di pesca sono previste nei

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