L’amica dimenticata aloe




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L’AMICA DIMENTICATA

Aloe

Una pianta “miracolosa”



In questi mesi la mia attenzione verso le piante medicinali è stata catturata da una pianta esotica che appartiene alla schiera delle piante grasse, il cui nome botanico è "Aloe" (Fam. Aloeaceae). L'Aloe è diffusa prevalentemente nell'Africa australe, nel Madagascar, nell'isola di Socotra, nelle Antille, nell'Arabia e nell'India. Molte specie sono state introdotte anche nei paesi a clima temperato. Si conoscono una trentina di specie del genere Aloe, tra cui la più importante ai fini terapeuti e l'Aloe vera (sin. Aloe Barbadensis Miller), l’Aloe arborescens e l'Aloe ferox. Le altre varietà, quali, l'Aloe distans, l'Aloe variegata, l'Aloe squarrosa (sin. Aloe zanzibarica), l’Aloe kedongensis e l'Aloe zebrina, sono usate al fine floreale per abbellire giardini, balconi e serre. Alcune specie, come l'Aloe polyphylla Schoenl, si sono perfino adattate a climi molto freddi come quelli presenti in Inghilterra. In Italia, alcune specie, nascono spontanee nei litorali del sud della penisola e molti esemplari possono essere reperiti anche in Sicilia. Le proprietà medicamentose sono presenti in particolare abbondanza nelle tre specie vera, arborescens e ferox.
L'Aloe vera o barbadensis è una pianta di notevole mole (30 - 70 cm) con foglie carnose a forma di spada, concave e un po’ incurvate in fuori. Il margine delle foglie è dotato di spine chiare e termina con una punta leggermente lignificata; il colore nella parte bassa della foglia è bianco per poi assumere successivamente per tutta la durata della sua lunghezza un colore verde chiaro intenso; le foglie basali sono disposte a rosetta. Questa pianta, chiamata anche Aloe di Barbados, è presente localmente ed è distribuita anche nell'isola di Ischia nel Golfo di Napoli. Dalle foglie si estrae per spremitura un succo amaro che concentrato solidifica all'aria. Il succo contiene antrachinoni tra cui l'aloe lucido (aloina) che ha la seguente formula chimica: C20H18O9nH2O. Per uso esterno è un forte cicatrizzante, per uso interno si conoscono le sue proprietà toniche, aperitive e purgative. É molto ricco di sali minerali tra cui calcio, fosforo, magnesio, manganese, potassio, ferro, zinco, rame cromo, boro e sodio. Notevole è il suo contenuto di amminoacidi (circa 18) e di vitamine. In Venezuela gli abitanti dei villaggi usano l'Aloe per la preparazione di molte ricette fitoterapiche. Da noi il succo è utilizzato nella preparazione di amari di erbe tra cui il famoso Fernet Branca. I preparati a base di Aloe non sono indicati per coloro che soffrono di calcoli o di malattie ai reni.


Fig.1 – Aloe Vera (Aloe Barbadensis Miller)



Fig.2 – Composizione chimica delle molecole Aloina A e Aloina B
Per ragioni ancora non molto chiare fino a questo momento, le specie vera e arborescens sembrano contenere il massimo effetto medicinale e la minima presenza di effetti collaterali spiacevoli.
L'undici maggio del 1996 a Lucca, l'associazione botanica ed erborista "Armonia Verde" ha presentato una conferenza diretta da padre Romano Zago, francescano brasiliano, all'anagrafe di Lajeado in Diocesi di Porto Alegre classe 1932, che sembra essere un esperto sulle funzioni fitoterapiche dell'Aloe. Il monaco, con aspetto ed energie di un giovane trentenne ha tenuto circa due ore di dibattito sull'argomento, mostrando competenza ed esperienza su una peculiarità molto discussa dell'Aloe, cioè quella di curare neoplasie anche molto gravi. Secondo il monaco francescano, l'Aloe è efficace contro reumatismi, malattie da radiazioni, psoriasi, herpes, sinusite, asma, tumori e addirittura porterebbe alcuni benefici anche ai malati di AIDS, nel senso che favorirebbe uno stato di sospensione dei sintomi portando la sieropositività per HIV ad uno stato di quiescenza. Sempre secondo padre Romano, il medicamento a base di Aloe dovrebbe essere costituito da due foglie della pianta (meglio se una pianta vecchia di 5 anni) per una quantità di circa 200, 300 o anche 400 grammi raccolte al mattino presto o anche la sera (mai a pieno sole), mezzo chilogrammo di vero miele di api e 40, 50 ml di grappa o whisky oppure di cognac. La preparazione si effettua in luce attenuata e consiste nello spolverare le foglie di Aloe con uno straccetto umido e privarle delle spine laterali e apicali. Successivamente le foglie sono tagliate in tocchetti e frullate non eccessivamente con un frullatore perfettamente pulito (può essere importante assicurarsi che il frullatore non abbia parti metalliche interne che possano entrare in contatto con il succo delle foglie ). A questo punto può essere aggiunta la quantità di miele unita alla porzione di liquore. Il medicamento può essere conservato in bottiglia scura a riparo dalla luce. Le dosi di cura sono un cucchiaio tre volte al giorno 15 - 30 minuti prima di colazione. Padre Romano si è anche preoccupato, in conclusione del suo dibattito, di dare alcune spiegazioni circa il principio attivo del suo medicamento. I principi attivi curanti sono contenuti nel succo della pianta, il miele è solo un veicolatore del farmaco. Per quanto riguarda la dose di alcool utilizzata nel preparato, questa ha una tripla funzione: come conservante del medicamento, come vasodilatatore e come veicolatore di principi attivi vegetali altrimenti insolubili in soluzioni acquose. In commercio esistono anche preparati a base di succo concentrato di Aloe barbadensis. Questi preparati, per quanto affermano i produttori, sono scevri di antrachinoni amari. Questa peculiarità è data dal tipo di tecnica usata per l'estrazione del succo. Il succo si estrae lavorando nella zona centrale della foglia, evitando di interferire lungo le cellule epiteliali disposte subito sotto la superficie della foglia. É proprio in queste zone che la foglia accumula notevoli quantità di principi amari antrachinonici, responsabili tra l'altro delle succitate proprietà lassative. In questo caso, come dicono gli erboristi, sono espressamente utilizzate le sole proprietà benefiche contenute nell'Aloe. Padre Romano ha elencato numerosi casi di guarigione da lui direttamente esaminati e curati, ma nello stesso tempo ha sottolineato come in alcuni casi è molto prudente non adagiarsi a facili illusioni.
I poteri curativi dell'Aloe agiscono in maniera diversa a seconda dello stato di salute del paziente e in alcuni casi la terapia può essere più lunga di altri. La farmacopea mondiale conosce molte misteriose proprietà dell'Aloe già da numerosi anni. Citazioni che descrivono utilizzi di preparati a base di Aloe sono comuni nelle scritture. I primi usi fitoterapici documentati dell'Aloe risalgono al 2100 a.c. ed è riportato su una tavoletta di argilla sumerica. Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 19, versetto 39, si legge che Nicodemo in visita al sepolcro di Gesù portò un'anfora contenente 100 libbre di mirra e Aloe. Esistono in vecchi trattati erboristi numerose ricette di elisir a base di Aloe. In Cina, la piantina dell'Aloe è venerata poiché considerata magicamente portatrice di fortuna e prosperità. Come già citato in un articolo precedente, la natura è molto ricca di misteri che noi dobbiamo solo avere il tempo di svelarli. Tra essi ci saranno sicuramente soluzioni per il miglioramento del nostro benessere. É importante che tutto quello che facciamo venga guidato da una profonda attenzione e da un grande rispetto per le piante che si trovano fra noi. Da qualche parte, dentro una di esse, forse, potrà celarsi la soluzione necessaria per la nostra stessa futura sopravvivenza su questo pianeta.


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