Ezzelino III da romano




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EZZELINO III DA ROMANO
La storia ufficiale di Ezzelino III da Romano è sempre accompagnata da una storia leggendaria e per lo più sinistra che ha dato vita ad un essere crudele e diabolico perdendo a volte di vista il periodo storico e lo strato culturale in cui visse il tiranno veneto.

Secondo la cronaca Ezzelino III da Romano sarebbe nato il 25 aprile 1194 a Onara (Padova). Nello stesso anno nasce a Iesi (Ancona) pure Federico II, nipote di Barbarossa. Ezzelino il Tiranno, l'Eretico, il Diabolico; così veniva pennellato il signore della Marca dalle cronache del tempo: "il diavolo della Marca". Di nemici nella sua vita ebbe modo di farsene alquanti, ma fu soprattutto la Chiesa che cercò di limitare la sua, per così dire "scomoda" sete di conquista. Dante sigilla questa fama sinistra ponendo Ezzelino nel Flegetonte in una palude di sangue bollente, insieme ai tiranni: “…e quella fronte c’ha il pel così nero è Azzolino… (Divina Commedia. Canto XII, vv 109-110), mentre Ariosto gli dedicherà alcuni endecasillabi: "Ezzelino immanissimo tiranno / che fia creduto figlio del demonio / (...)".

Si disse tanto di lui e della sua famiglia: il padre, Ezzelino II detto il Monaco, non sarebbe stato un uomo ma il diavolo in persona, la madre una strega di nome Brabadura, la sua statura quella di un gigante, alto più di quattro metri quando era a cavallo, con la gobba e, sul naso, un lungo pelo nero che gli si rizzava ad ogni scoppio d'ira. Tutto questo accanimento verso Ezzelino, tale da cancellare ogni memoria tangibile del dominus de Romano, è spiegabile nell'enorme potere che egli raggiunse.

Ezzelino fu il principale artefice degli scontri che si susseguirono in età feudale nel Nord Italia e delle lotte che sconvolsero gli equilibri di ambito europeo lottando per la causa dell'Impero. Furono sopratutto gli "interventi papali" di Innocenzo IV e Alessandro IV a contribuire e accrescere la visione estremamente negativa di Ezzelino. Nel 1248 Innocenzo IV gli rinnovò la scomunica con truci espressioni di condanna e lo definì tra l'altro “belva sanguinaria in sembianze di uomo” “nemico pubblico del genere umano”, “eretico manifesto”. Partner ideale che l'Imperatore andava cercando per l'Alta Italia, fu per ben ventitré anni, dal 1236 al 1259, primo dominus dell'Impero di Federico II, e dell'Imperatore sposò la figlia Selvaggia. Insomma, un personaggio storico che per il potere raggiunto era scomodo a molti che lo dipinsero come spietato e feroce, ma che certo non fu più crudele dei suoi contemporanei.

Con la conquista di Padova (1237) Ezzelino III coronò il sogno del suo casato: l’egemonia sulla Marca Trevigiana. Di suo vi aggiunse il moderno disegno di un grande stato regionale, mutuandolo dal suocero Federico II. Cominciarono, però, i tentativi dei nemici di liberare la città padovana dal tiranno, tentativi ai quali seguirono le sue spietate rappresaglie. La lunga resistenza subì la prima incrinatura con l’avvio da parte degli inviati papali, d’una focosa predicazione per una crociata contro il demonizzato e scomunicato Ezzelino. Campagna che portò al 20 Giugno 1256 l’esercito alleato alla conquista di Padova, quindi in rapida successione Monselice, Cittadella e Mestre. La rivincita di Ezzelino fu favorita dalla temporanea alleanza con i potenti condottieri filo-imperiali Umberto Pallavicino e Buoso da Dovara, maturata nel settembre 1258. Ben presto però il rapporto tra i tre iniziò a guastarsi per la reciproca diffidenza e l’11 Giugno 1259 i due influenti Cremonesi abbandonarono l’infido alleato, carico di scomuniche e sempre più isolato. Ezzelino allora tentò la conquista di Milano per sostituirsi nella signoria di Martino della Torre. Il 20 Agosto mosse verso Brescia, e inutilmente assediò Orzinuovi e Palazzolo. Penetrato in territorio milanese il tiranno trevigiano sperò nell’uscita e nell’attacco del Della Torre, però il suo disegno strategico fallì perché il signore di Milano rifiutò la provocazione allo scontro. E’ il 27 Settembre 1259. Decisa la ritirata, Ezzelino trovò a Cassano d’Adda il ponte già in mano al nemico. Qui avvenne la sua ultima battaglia: violentissima e con l’esito a lungo incerto. Verso sera, sul luogo del combattimento sopravvenne la cavalleria soncinese, guidata da Giovanni Turcazzano e l’esercito veneto venne travolto.

Una freccia colpì Ezzelino alla caviglia destra, lacerandogli i legamenti della gamba. Cadde da cavallo, venne soccorso, si strappò il dardo delle carni, risalì a cavallo, tagliò per i boschi, ma fu circondato. La notizia della sua cattura si sparse fulminea. Nottetempo Ezzelino venne fatto salire su un carretto e condotto a Soncino, quartier generale dei cremonesi. Buoso gli assegnò una camera, un buon letto ed alcune persone di servizio.

La febbre lo fece delirare e la ferita gli procurò sofferenze indicibili. Morì il 7 ottobre, forse a causa di una setticemia, causata dalla ferita. La morte del tiranno segnò la fine dello stato che aveva creato.

Sappiamo con certezza che al suo funerale accorsero i più grandi personaggi dell’epoca e che fu sepolto con grandi onori e fasti come si conveniva ad un grande uomo militare non molto più crudele di tanti suoi contemporanei. A testimonianza delle esequie cui fu sottoposto, bisogna ricordare che durante la visita a Soncino di Enrico VII nel 1311, il celebre imperatore volle vedere personalmente la tomba di Ezzelino. Successivamente nel 1318 ci fu a Soncino un incontro tra i più importanti capi ghibellini del Nord Italia tra cui Cangrande della Scala e Matteo Visconti. Prima dell’appuntamento vollero visitare la tomba di Ezzelino, loro illustre predecessore ricordato come eroe, e trovarono il corpo pressoché integro tanto che il Visconti volle addirittura canonizzarlo.

Ma questo è anche l’ultimo ricordo della famosa quanto fantomatica sepoltura.

Da questo momento Ezzelino e la sua tomba scompaiono nel dimenticatoio della storia. Il solo funebre rintocco della torre civica di Soncino ogni mercoledì alle ore 9,15 sarà l’unica testimonianza della morte del tiranno.

Molti hanno cercato invano la sua tomba, attirati anche dalla diceria dell’esistenza di un immenso tesoro celato insieme al corpo di Ezzelino. Gli storici ci tramandano che il tiranno veneto fu sepolto in un’arca marmorea con la seguente iscrizione:

Clauditur hoc gelido quondam sub marmore terror



Italiae, de Romano cognomine clarus

Eccelinus, quem prostravit soncinea virtus

moenia testantur coedis Cassana ruinam”.

(Sotto questo freddo marmo è rinchiuso il famoso Ezzelino da Romano, un tempo terrore dell’Italia che il valore soncinese sconfisse. Le mura di Cassano sono testimoni della sua rovina in battaglia). Ancora oggi Soncino racchiude il sepolcro del tiranno veneto.


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