Dott. Davide roncali




Yüklə 103.02 Kb.
tarix26.04.2016
ölçüsü103.02 Kb.


A.I.R.A.S. – PADOVA

CORSO DI FORMAZIONE IN FITOTERAPIA SCIENTIFICA

II ANNO


Dott. Davide RONCALI



TESI FINALE




LA FITOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’IPERTENSIONE ARTERIOSA


Relatore:
Dr. Maurizio CORRADIN


2001



INDICE

Introduzione pag. 3


Fitoterapia ed ipertensione 6
Biancospino - Craetegus Oxyacanta L.e C. Monogyna Jacq. 7
Olivo - Olea Europea L. 9
Aglio - Allium Sativum L. 11

Vischio – Viscum Album L. 13

Pervinca – Vinca Minor L. 14

Hieracium Pilosella L. 15

Cardiaca – Leonuri Cardiacae Herba 15

Rauwolfia Serpentina Benth. 16

Discussione e conclusioni 18
Bibliografia generale 21

INTRODUZIONE

Il 25% della popolazione adulta degli Stati Uniti soffre di ipertensione arteriosa, patologia che contribuisce significativamente a peggiorare morbilità e mortalità, provocate da ictus, infarto miocardico ed insufficienza renale.

Il rischio di morte cardiovascolare aumenta esponenzialmente con l'incremento della pressione arteriosa a valori superiori a 130/85 (Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation and Treatment of High Blood Pressure, 1997).

In questi ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi nella comprensione della biologia di base dei complessi processi patologici che portano al danno negli organi bersaglio dei soggetti ipertesi, e sono in continuo aumento anche le conoscenze che confermano l'associazione dell'ipertensione con numerosi altri fattori di rischio cardiovascolare (Stokes J. Et al., 1987).

Gli obiettivi fondamentali nel trattamento della ipertensione arteriosa si riassumono nella necessità di prevedere una più capillare educazione sanitaria accanto alla messa a punto di terapie farmacologiche maggiormente efficaci e meglio tollerate.

Nella nostra disamina tratteremo eminentemente l'approccio alla ipertensione cosidetta "essenziale" o "idiopatica", trascurando volutamente di discutere delle forme definite "secondarie", che tradizionalmente riguardano meno del 5% del numero complessivo dei pazienti ipertesi, e che devono essere di necessità ritenute patologie abbisognevoli di una valutazione specialistica mirata, spesso abbastanza diversa da quella che viene riservata alla grande massa degli ipertesi, ovvero coloro che presentano valori patologici di pressione arteriosa, sostanzialmente "sine materia".

Il Joint National Committee on hypertension nel suo più recente rapporto definisce l'ipertensione come una pressione sistolica, in posizione seduta, pari o superiore a 140 mmHg ed una pressione diastolica pari o superiore a 90 mmHg, ma viene comunemente ritenuto che anche una pressione arteriosa su livelli normali-alti di 130-139/85-89 meriti di essere comunque trattata almeno per mezzo della modificazione dello stile di vita, soprattutto in quei pazienti che presentano fattori multipli di rischio cardiovascolare.

Numerosi fattori di rischio cardiovascolare, tra cui ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, obesità e resistenza all'insulina, sono presenti in vario grado in molti pazienti con ipertensione lieve-moderata e tale osservazione ha contribuito a far ritenere che in effetti l'ipertensione rappresenti una sindrome, nel contesto della quale la presenza di numerosi fattori di rischio moltiplichi di fatto il grave rischio cardiovascolare per il paziente (U.S. Renal Data System, 1994).

Fattori genetici (razza nera, sesso maschile), personali (giovane età, tipo di personalità, tipo di lavoro), alcune abitudini (fumo, vita sedentaria, alimentazione ricca di sodio) e patologie concomitanti (diabete, ipercolesterolemia, obesità), contribuiscono ad aumentare anche di venti volte il rischio concreto di sviluppare un accidente cerebrovascolare.

In tutti i pazienti, laddove sia possibile, il trattamento antiipertensivo deve essere affiancato da interventi non farmacologici, e nei soggetti che presentano le stimmate della patologia dovranno essere prescritti un calo ponderale, l'incremento dell'esercizio fisico, regimi dietetici per la riduzione del colesterolo, l'abolizione del fumo, l'astensione dall'eccesso di alcool e sale ed un accurato trattamento dell'iperglicemia nei pazienti diabetici.

Parimenti sarà importante informare compiutamente i pazienti sui fattori di rischio e di danno agli organi bersaglio e sull'importanza dell'osservanza dei regimi terapeutici.

Da questo punto di vista opuscoli, programmi su videocassette e colloqui diretti con medici, infermieri e dietisti risultano importanti per il successo di programmi di riduzione del rischio orientati al paziente.

Anche frequenti visite di controllo con misurazione della pressione arteriosa nello studio del medico, risultano particolarmente efficaci per il monitoraggio della terapia prescritta.

Le linee guida ufficiali propongono formalmente quale terapia iniziale nella maggior parte dei pazienti l'applicazione dell'approccio non farmacologico e sembra che molti medici stiano cominciando ad orientarsi in tal senso (Chalmers e Zanchetti, 1996; Joint National Committee, 1997; World Health Organization, 1996).

Va altresì segnalato come sia frequente riscontrare, accanto a casi clinici con sintomatologia suggestiva per un patologico rialzo della pressione arteriosa (riscontro di cefalea, acufeni, vertigini, cardiopalmo, astenia, altri lievi disturbi sensoriali, crampi alle estremità, disturbi del visus, epistassi, dolori precordiali, altri), sia abbastanza frequente imbattersi in pazienti che risultano pressochè completamente asintomatici, talora unicamente con il riscontro anamnestico di una familiarità per ipertensione arteriosa, e di tali particolari situazioni sarà consigliabile tenere debito conto nello screening dei casi abbisognevoli di opportuna terapia.

Il messaggio globale degli studi consultati è chiaro: con la terapia non farmacologica protratta da 6 mesi a 5 anni, la maggior parte dei pazienti ipertesi ottiene una significativa riduzione della PA ed è in grado di ridurre ulteriormente la condizione di rischio cardiovascolare, soprattutto attraverso un miglioramento del profilo lipidico, ma anche con drastiche riduzioni dell'iperinsulinemia (Fagerberg e coll., 1992; Nilsson e coll., 1992).

Tali effetti risultano però certamente attenuati dall'entità relativamente modesta di calo ponderale o di riduzione dell'apporto di sodio raggiunta nella maggior parte degli studi, nonostante gli assidui tentativi di motivare i pazienti a modificare la propria dieta ed il grado di attività fisica.

Un aumento dell'attività fisica deve essere fortemente incoraggiato in tutti i soggetti, ma verosimilmente ancora di più nei soggetti ipertesi, dal momento che tale modificazione può validamente contribuire a ridurre la loro pressione arteriosa; fra l'altro, coloro che desiderano cimentarsi in competizioni sportive e che presentino un'ipertensione senza concomitante lesione degli organi bersaglio o cardiopatie concomitanti almeno da un punto di vista generale non presentano una precisa controindicazione.

Anche se la capacità di esercizio può essere ridotta sino al 30% negli ipertesi rispetto a soggetti normotesi di età paragonabile, con un esercizio aerobico regolare (endurance o isotonico), la pressione arteriosa può scendere mediamente di 5 mmHg (Papademetriou e Kokkinos, 1996).

In una revisione di 12 casistiche recentemente pubblicata, l'effetto antipertensivo risultava essere maggiore e più persistente con un esercizio maggiormente moderato che non con uno a più elevata intensità; e peraltro, giacchè l'attività fisica intensa in pazienti abituati alla vita sedentaria può precipitare un infarto acuto miocardico (Mittleman e coll., 1993), sarà sempre opportuno consigliare ai pazienti di aumentare gradualmente il livello di attività fisica.

Riteniamo a questo punto di potere affermare che la fitoterapia può utilmente venire in soccorso del medico nei casi di pazienti con recente riscontro di valori pressori elevati, cui vengano impartite norme concernenti lo stile di vita da condurre e che peraltro ancora non assumano terapia farmacologica chimica.

Accanto a tali pazienti la somministrazione di rimedi vegetali potrà anche essere presa in considerazione dal medico per quei soggetti che già assumano regolarmente una terapia farmacologica e che peraltro necessitino una riduzione dei principi attivi in uso, specialmente in ragione dei numerosi effetti collaterali che questi ultimi possono determinare; in questi casi la fitoterapia andrà ad "affiancare" la terapia chimica assunta, che peraltro sarà opportuno non sospendere mai completamente, se non in casi eccezionali e molto ben selezionati, e tenendo nel debito conto anche le numerose problematiche medico-legali connesse.



FITOTERAPIA ED IPERTENSIONE

Il dr. Pedretti nel suo testo "Erborista moderno", che va senz’altro considerato un “classico”, precisa come una classificazione rigorosa delle droghe ad azione ipotensiva risulti ardua poiché nella maggior parte di esse si ritrova la partecipazione e l'integrazione di meccanismi d'azione diversa.

In via del tutto teorica egli predilige la seguente classificazione delle piante medicinali che hanno la capacità di ridurre la pressione arteriosa:


  1. vasodilatatori con meccanismo d'azione centrale nervoso: ovvero quelle droghe i cui principi attivi eccitano il centro vasodilatatore bulbare;

  2. vasodilatatori con meccanismo d'azione periferico:

  1. nervoso: se la vasodilatazione è conseguenza di una azione sulle cellule gangliari o sulle terminazioni nervose situate sulle pareti vasali;

  2. muscolare: se la vasodilatazione è secondaria ad una azione miolitica esercitata sulle fibre muscolari lisce delle pareti vasali.

Tratteremo ora di alcuni dei rimedi vegetali che più spesso risultano utili per iniziare il trattamento dei pazienti ipertesi o che risultano di ausilio nel trattamento di quei pazienti che presentino indicazione alla riduzione del trattamento farmacologico chimico già in atto; siamo altresì ben consci del fatto che la nostra trattazione risulterà necessariamente incompleta e ad esempio non tratterà alcune piante di altre aree del pianeta (vedi ad esempio quelle della tradizione cinese), che pure si ritrovano descritte in letteratura e che sembrano anche dotate di una discreta efficacia nel trattamento dell'ipertensione arteriosa.



BIANCOSPINO (CRATAEGUS OXYACANTA L. e C. MONOGYNA Jacq.)

Nome botanico: Crataegus Oxyacanta L. e C. Monogyna Jacq. Famiglia: Rosaceae.
Parti utilizzate: (Benigni R et al, 1962; Nicoletti M et al, 1998) Foglie, fiori, sommità fiorite. In alcuni studi sono stati valutati gli effetti dei frutti. Secondo il Benigni e collaboratori solo i corimbi dei fiori (bianchi e non rosati) in boccio, coi petali ancora chiusi, costituiscono la droga che andrebbe essiccata all’ombra. Secondo la Farmacopea Ufficiale Italiana - IXa ed (1991) - la droga è costituita dalle foglie e dalle estremità fiorite, disseccate, di Crataegus monogyna e di C oxyacantha (C. laevigata). Tali componenti debbono contenere non meno dello 0,7 % di flavonoidi calcolati come iperoside con spettrofotometria a 425 nm in tre prove di cui una TLC, e le ceneri non devono superare il 6%; infine l’essiccamento in stufa non deve provocare una perdita ponderale superiore al 10%.
Componenti principali: La F.U. IX ed. stabilisce che la droga deve contenere non meno dello 0,7% di flavonoidi calcolati come iperoside. Nella composizione segnaliamo: Amine: etilamina, di e tri-isobutilamina, isoamilamina, etanolamina, beta-femietilamina, colina e acetilcolina (azione cardiotonica) Purine: adenosina, adenina, guanidina (azione diuretica e stimolante la circolazione sanguigna) Procianidine oligomere o leucoantocianidine Flavoni: iperoside e vitexina-2”-ramnoside (aumento della forza di contrazione del miocardio con miglioramento dell’irrorazione dei vasi coronarici e del cuore) Acidi triterpenici (oleanolo, crategolo, acido ursocolico, acantolo, acido neotegolico, beta-sitosterolo (normalizzano il tasso sanguigno di acido lattico ed hanno azione vasodilatatrice coronaria e sui vasi sanguigni cerebrali) Olio essenziale (azione diuretica) Altri componenti: vitamina C, pectina, amigdalina, sorbitolo, tannino catechico.
Si pensa che l’attività terapeutica del Biancospino risieda nel “totum”della droga (P. Chiereghin, “La salute con le piante”, Tecniche Nuove, 1997).

In passato le forme galeniche più attive venivano considerate il macerato glicerinato, che è un gemmoderivato (MG 1DH), a tale proposito si rimanda agli studi della scuola di farmacologia dell’Università di Messina, gli estratti idroalcolici e gli estratti acquosi, seppure in maniera inferiore, ma le vedute più recenti sembrano invece prediligere la frazione flavonoica e gli OCP, in estratto ad alta titolazione.

Secondo Benigni "l'estratto fluido di Biancospino determina una notevole riduzione della pressione arteriosa. La sua azione…si svolge essenzialmente sui vasi che vengono dilatati per azione diretta. La vasodilatazione si manifesta anche in animali a zone vasosensibili inattivate ed a vaghi tagliati".

Peraltro va segnalato come gli studi clinici più recenti non abbiano ulteriormente indagato tale attività ipotensivante, preferendo focalizzarsi piuttosto sulle azioni della pianta a livello cardiaco.



In Germania le indicazioni accettate per l’impiego terapeutico del Biancospino riguardano proprio la insufficienza cardiaca corrispondente agli stadi 1° e 2° della NYHA (New York Heart Association), il senso di costrizione in regione cardiaca, le forme lievi di aritmie bradicardiche e le cardiopatie associate alla senilità che ancora non beneficino di trattamento digitalico.
Controindicazioni e avvertenze: il Biancospino non risulta dotato di tossicità alcuna ai dosaggi consigliati, peraltro può interagire con la digitale sia farmacodinamicamente, sia nel monitoraggio della digossinemia, e pertanto non andrebbe prescritto a chi già assume digitalici. Inoltre, anche se mancano serie indagini sulle interazioni farmacologiche con le piante, occorre tenere presenti le ipotetiche ulteriori interazioni farmacologiche legate al suo probabile meccanismo d’azione (inibizione della 3’-5’-c-AMP-fosfodiesterasi).
Formulazioni e posologia:

tisana: 1-2 cucchiaini da caffè e fiori in taglio tisana per una tazza di acqua bollente (infondere per 15 minuti e quindi bere 3-4 tazze al giorno all’inizio e proseguire anche per lunghi periodi con una tazza mattina e sera).

estratto fluido 1:1 : 30-50 gocce due volte al dì.

tintura : 30 gtt. due, tre volte al dì.

tintura madre: 30 gtt tre volte al dì.

MG 1 DH: 30-50 gtt. Tre volte al dì.

Concentrato totale: opercoli da 248 mg., titolati all'1% in flavonoidi totali calcolati come iperoside, somministrare 4 opercoli al dì.
Associazioni utili: in tisana cardioattiva ed ipotensivante con Viscum Album Folia, consigliato inoltre da Chiereghin in tisana con il suddetto Viscum, l’Olivo in folia concisa, il Ciliegio, peduncoli concisi, da infondere per 15 minuti due cucchiai della miscela in un litro di acqua bollente, quindi filtrare e consumare in più tazze durante il giorno. Weiss nel suo Trattato di fitoterapia consiglia una tisana “composta da una triplice combinazione di Vischio per ridurre la pressione arteriosa, Biancospino per favorire la circolazione coronarica e Melissa come cardiosedativo".

OLIVO – OLEA EUROPEA L.

Nome botanico: Olea Europea L., che appartiene alla Famiglia delle Oleacee e che comprende specie vegetali distribuite in quasi tutte le regioni temperate e tropicali del mondo; si tratta in genere di specie di solito arboree o arbustive, talvolta rampicanti.
Parti utilizzate: foglie.
Componenti principali (Rossi, 1996): Secoiridoidi: 4-7%, oleoside, oleoside-11-metiletere, oleuropeina, ligstroside, excelsioside, ligustaloside B, morroniside e oleaceina, Triterpeni: 2-4%, glucosidi dell’acido oleanolico, dell’acido maslinico, eritrodiolo, Lignani: -olivil-4’-glucoside, acetossipinoresinolo e derivati, cicloolivile, Flavonoidi: luteolin-4’-glucoside, luteolina, olivina, rutina, apigenina e derivati, Alcaloidi: cinconidina e cinconina, Sesquiterpeni: aromadendrene ed eudesmina, Chinoni: tannini ed acidi polifenolici. I composti fenolici delle foglie di Olivo presentano un comportamento sinergico nella loro capacità di radical scavenging. I flavonoidi più attivi, quali rutina, catechina e luteolina hanno attività antiossidante quasi 2,5 volte maggiore rispetto alle vitamine C ed E, e dell’ordine del lycopene. L’azione antiossidante pare sia dovuta alla sinergia tra flavonoidi, oleuropeosidi e fenoli sostituiti.
Si pensa che l’attività ipotensiva immediata e diretta della droga sia dovuta principalmente all’europeina, mentre un’azione indiretta e successiva viene attribuita da Balansard e Delphaut (1953) alla depurazione determinata dall’attività epato-renale (diuretica e coleretica) dell’acido glicolico; l’oleuropeina avrebbe anche un’attività blandamente ipoglicemizzante. Kosak e Stern nel 1962 attribuirono negli anni successivi l’azione ipotensiva esplicata dalle foglie dell’Olivo alle correlazioni esistenti fra gli enzimi ossidanti contenenti rame e le catecolamine, la cui biosintesi risulterebbe inibita quale diretta conseguenza della diminuzione della concentrazione del rame nell’organismo. Gli studi dell’ultimo decennio, che molti e numerosi sono ripresi intorno a questa particolare pianta, sembrano dimostrare una attività calcio-antagonista sui vasi sanguigni, proprietà che giustificherebbe il riscontro di un effetto di deciso abbassamento della pressione arteriosa. Ricercatori danesi (Hansen et al., 1996), hanno altresì sostenuto che l’oleaceina, un altro componente del fitocomplesso, identificato negli estratti acquosi di foglie di Olea europea e di Olea lancea sarebbe dotato di attività di inibizione dell’enzima di conversione dell’Angiotensinogeno in Angiotensina, sostanza dotata di potente attività vasocostrittrice, determinando conseguentemente vasodilatazione ed abbassamento della pressione arteriosa. Ciò confermerebbe la necessità dell’utilizzo in clinica della droga vegetale integra, che contiene il fitocomplesso o parti significative di esso.

L’olivo è presente nella storia della medicina e dell’erboristeria mediterranea da diversi millenni, e tutte le civiltà che si sono succedute lo hanno ampiamente utilizzato non solo come pianta alimentare, ma anche come pianta medicinale; peraltro la monografia della Commissione E tedesca inserisce le foglie dell’olivo nella lista negativa, poiché “l’attività della droga e dei suoi preparati non è sufficientemente dimostrata per le indicazioni rivendicate”; ciò peraltro non comporta per la Commissione alcun divieto di utilizzazione, bensì significa consigliare prudenza nell’utilizzo, consci dei limiti d’uso. Fabbri e Pedrazzini in una recente monografia su questa pianta (Erboristeria domani, n.5, Maggio 2001) non sembrano condividere questo giudizio, rinviando, al fine di consigliarne l’uso particolarmente nella clinica dell’ipertensione arteriosa nei primi due stadi, alla consolidata tradizione ed alle indicazioni di cui la letteratura qualificata non è assolutamente priva.



Controindicazioni: la letteratura esaminata non segnala effetti secondari tossici e molti autori sottolineano la assoluta tollerabilità dei preparati di foglie di olivo.
Modalità di utilizzo:

Tisana: a) decozione: 20 g. di foglie essiccate in 300 ml. Di acqua, bollire fino a ridurre il contenuto a 200 ml., quindi filtrare e bere ogni giorno per cicli di 20 giorni.

b) infuso: 3-5 g in 100 ml. Di acqua , infusione prolungata, bere 3-4 tazze al dì per cicli di 20 giorni.



Estratto fluido: 2-5 g al giorno.

Tintura madre: 40-50 gtt. 3 volte al dì.

Estratto secco: 100-200 mg. 3 volte al dì cucchiaino in una tazza di acqua bollente in infusione per 15 minuti.


AGLIO – ALLIUM SATIVUM L.
Nome botanico: Allium Sativum L. Famiglia: Liliaceae.
Parti usate: i bulbi freschi, raccolti in estate allorchè la porzione aerea della pianta è completamente seccata.
Componenti principali: Il bulbo di aglio è composto da una complessa serie di sostanze solforate: nel bulbo integro i composti solforati sono rappresentati principalmente dall'alliina ed in misura minore dalla isoalliina e dalla metiina, allorchè poi il bulbo viene aperto questo libera un enzima, l'alliinasi, che trasforma rapidamente i tre composti nei rispettivi acidi sulfenici, responsabili del caratteristico odore dell'aglio. Le successive reazioni chimiche spontanee che si innescano portano alla formazione di decine di tiosulfinati (THS) diversi, quali l'allicina, l'allimetano, il metilmetano ed altri composti presenti in percentuali più piccole. Dall'allicina si formano poi una serie di vinilditiine e di diallil di- e trisolfuri, quali il diallilsolfuro (DAS) ed il diallildisolfuro (DADS). L'aglio contiene altresì una serie di composti solforati solubili in acqua, inodori e stabili, derivati dall'aminoacido cisteina: S-allilcisteina, S-allimercaptocisteina, S-metilcisteina, y-glutamilcisteina, nonché un olio essenziale (Oleum Alii sativi), nella misura dello 0.25-0.29%, che contiene bisolfuro di allile e bisolfuro di allipropile, acido nicotinico e vitamine del gruppo B, vitamina C, fitoormoni, allistatine I e II.con potente azione sullo stafilococco, sostanze minerali (zolfo, iodio, silice).

L’attività antiipertensiva rappresenta una delle principali fra quelle attribuite all’aglio (accanto a questa ne vengono descritte altre, quali quella antimicrobica, ipolipemizzante e preventiva dei processi di aterosclerosi, antiaggregante piastrinica, ipoglicemizzante, antinfiammatoria ed antispastica, antitumorale ed antiossidante). Numerosi sono gli studi effettuati nel cane, nel coniglio e nel ratto, i quali sembrano concordemente dimostrare come la somministrazione orale od intragastrica del bulbo sminuzzato o degli estratti acquosi od alcolici di aglio riducano la pressione arteriosa (fra gli altri si vedano gli studi recenti di Ogawa, 1993 su ratti ipertesi, accanto a quelli più datati e già noti di Petkov, 1966 ed ancor prima di Sanfilippo, 1944). Un recente studio di Qidwai ed al. dell’Università di Karachi è pubblicato su J. Pak. Med. Assoc. del giugno 2000 e riguarda la somministrazione alimentare di aglio in un gruppo di 101 pazienti, fra i quali quelli con riscontro di pressione arteriosa ai livelli più bassi della norma sembra si coniughi con il maggiore introito dietetico. L’aglio sembra in grado di diminuire la resistenza vascolare con un meccanismo di rilassamento della muscolatura liscia (OzturY. et al., 1994), che si determina mediante modificazione dello stato fisico e del funzionamento dei potenziali di membrana delle cellule della muscolatura liscia stessa.

Non è ben noto quali siano i costituenti chimici dell’aglio che sono responsabili della sua attività antiipertensiva; un ruolo sembra giocarlo l’adenosina, composto che è in grado di dilatare i vasi periferici, e coinvolto anche nei meccanismi di regolazione del flusso coronario, anche se non attivo allorché viene somministrato per via orale. Studi di Das I. et al., 1995, segnalano anche che l’aglio fresco può indurre l’aumento della produzione dell’ossido nitrico (NO), sostanza che si associa ad una riduzione della pressione arteriosa, e che sembra aumentare grazie all’attivazione dell’enzima nitric oxide synthase: Gli studi su questa particolare pianta sono numerosissimi ed uno recente di Al-Qattan e coll. (1999) ipotizza un’interferenza dell’aglio nella produzione endogena di molecole ad azione vasopressoria e del TXA2 in particolare.


Una meta-analisi intesa a valutare l’efficacia dell’aglio come antiipertensivo è stata effettuata nel 1993 da Silagy (J. Hypertension) che analizzò 11 studi pubblicati e non e condotti sino ad allora. Il complesso di tali studi comprendeva 415 pazienti, e risultò che fra gli 8 studi selezionati, 3 hanno permesso di rilevare una diminuzione della pressione sistolica ed altri 4 una diminuzione della pressione diastolica, inducendo gli autori della meta-analisi a consigliare l’uso dell’aglio nei casi di ipertensione lieve (Monti L., Longo R., Acta Phytotherapeutica, 2001).

Tossicità animale: il succo di aglio fresco somministrato oralmente nel ratto per 3 settimane in ragione di 5 ml/Kg die ha ridotto il peso degli animali, ha provocato danni alla mucosa gastrica ed anche in alcuni casi provocato decessi (Nakagawa et al., 1980).
Controindicazioni: non riportate, l'unico inconveniente con la somministrazione di tale rimedio è legato al suo forte odore ed alla sua particolare tendenza a persistere allorchè deve essere eliminato poiché tende a diffondersi in tutto l'organismo.
Utilizzo clinico:

Tintura 20%: 20 g. in 100 ml. di alcool 75°, lasciare macerare per 10 giorni, quindi somministrare XX-XXX gtt. pro dose 2/3 volte al dì.

Estratto fluido: V-XX gtt. pro dose 2 volte al dì.

Essenza: gocce II-V pro dose, 3 volte al dì.


VISCHIO (VISCUM ALBUM L.)

Nome botanico: Viscum album L. Famiglia: Lorantaceae.
Droga: trattasi di pianta epifita che parassita altre piante (Rosacee, Salicacee, Aceri, Conifere) e forma dei grossi ciuffi con rami lunghi da 30 a 60 cm., sempre verdi, che estraggono dai rami dell'albero che la ospita principi nutritivi minerali ed acqua dal legno, si utilizza la pianta intera, oppure rami e foglie, con o senza le bacche.
Componenti: (Monti, 2001) Lectine: glicoproteine, fra cui le più importanti sono lectina I, lectina II e lectina III che presentano attività agglutinante e citotossica, Polipeptidi (viscotossine, costituite da 26 o più aminoacidi), Polisaccaridi (viscine), Flavonoidi (flavoni, flavanoni, calconi, con ripartizione a seconda della specie parassitata), Alcoli fenilallici (siringina), Lignani, Triterpeni.
L'azione ipotensiva per vasodilatazione con meccanismo d'azione centrale sul sistema vaso-motore secondo alcuni andrebbe riferita agli esteri colinici, e sulla base dei lavori sperimentali tale azione ipotensiva sarebbe il risultato della combinata vasodilatazione periferica e di quella centrale, riflessa. Benigni riferisce di ricerche di Gaultier che già nei primi anni del Novecento dimostrarono costantemente un effetto ipotensivo nel cane, per iniezione endovenosa di 1-5 cc. di una decozione al 25% di pianta fresca, con contestuale aumento della frequenza cardiaca con diminuzione dell'ampiezza. Secondo Kochmann l'effetto ipotensivo si può osservare nell'uomo, nella maggioranza dei casi, anche dopo somministrazione orale del succo di Vischio, poiché la sostanza attiva verrebbe distrutta solo in parte durante il transito gastrointestinale, peraltro Selig ha riferito come dalle sue ricerche emerga che negli animali l'effetto ipotensivo si possa ottenere solamente mediante somministrazione parenterale dei preparati della droga, che dimostrerebbe invece effetto diuretico qualora la si somministri per via orale.

Altri interessanti studi attribuiscono a tale pianta anche proprietà anticancerose ed antispastiche.


Controindicazioni: le lectine possono provocare agglutinazione delle emazie, risultano fortemente irritanti per la cute ed, ma a dosi elevate, necrotizzanti. Formenti riferisce come la prolungata assunzione di preparati di Vischio possa favorire la comparsa di brividi, febbre alta, cefalee, angina pectoris, disturbi circolatori e reazioni allergiche.
Utilizzo clinico:

Infuso al 3%: 3 g. in 100 ml. di acqua, far bollire e tenere in infusione per 10 minuti, quindi somministrare una tazza 3 volte al giorno fra i pasti;

Tintura 20%: 20 g. in 100 ml. di alcool a 60°, macerare per 8 giorni, quindi somministrare un bicchierino 3 volte al dì fra i pasti;

Estratto fluido: XXX gtt. 2/3 volte al giorno.

PERVINCA –VINCA MINOR L.

Nome botanico: Vinca Minor L. Famiglia: Apocynaceae
Droga: si utilizzano le foglie che si raccolgono da maggio a luglio.
Componenti: Vincamina (alcaloide che sembra il responsabile dell'azione farmacologica della pianta), Fitosteroli, Sali di calcio, potassio, magnesio, manganese, pectina, Tannini, Rutonvicina (quest'ultima isolata dal prof. Cugurra dell'Università di Genova e che si è rivelata in grado di migliorare la circolazione arteriosa e di esercitare effetti protettivi su vene e capillari.
L'azione di abbassamento della pressione arteriosa, come detto sembra doversi attribuire alla vincamina, che determina miglioramento della circolazione coronarica, migliore ossigenazione cerebrale ed azione vasodilatatrice diretta a livello dei vasi periferici.
Utilizzo clinico:

Decotto 6%: 6 grammi in 100 ml. di acqua, fare bollire per 2 minuti, e quindi tenere in infusione per 10 minuti, somministrare una tazza tra i pasti 2/4 volte al dì.

Estratto fluido: 2-5 grammi al dì.

Tintura al 20%: 20 g. in 100 ml. di alccol a 70°, lasciare macerare per 10 giorni, e quindi somministrare XX-XXX gtt. pro dose, 2/3 volte al dì fra i pasti.

HIERACIUM PILOSELLA L.

Nome botanico: Hieracium Pilosella L. Famiglia: Compositae.
Droga: pianta intera fiorita.
Componenti: Derivati idrossicinnamici (acido clorogenico, acido caffeico), Flavonoidi (eterosidi della luteolina e dell'apigenina), Curarine, Tannini, Mucillagini.
Tale pianta viene consigliata per affrontare condizioni cliniche caratterizzate da ritenzione idrica con edemi di discreta entità, peraltro la sua dimostrata attività diuretica, come già avviene per molti farmaci chimici usati nel trattamento dell'ipertensione arteriosa, può risultare molto utile nel trattamento di pazienti ipertesi, talvolta in associazione ad altri rimedi che agiscano con diverso punto d’attacco e meccanismo d'azione nell'organismo.
Controindicazioni: non note in letteratura, verosimilmente meno gravata dei diuretici chimici dagli effetti collaterali propri di tali farmaci (disionemie, iperglicemia, iperlipemia).
Formulazioni e posologia:

Infuso al 5% della pianta fresca: assunto a tazzine durante la giornata

Estratto fluido: XXX gtt. 2-3 volte al dì

Tintura 1:10 da pianta fresca: L gtt. 3 volte al giorno

CARDIACA – LEONURI CARDIACAE HERBA

Nome botanico: Leonuri Cardiacae Herba Famiglia: Lamiaceæ (Labiatae)
Parti utilizzate: trattasi di pianta erbacea perenne, alta 60-120 cm. che sprigiona un odore forte, pungente, sgradevole, e si utilizza la porzione aerea che si raccoglie durante la fioritura e prima della formazione dei frutti in giugno-luglio.
Componenti: Leonurina (sostanza amara), Tannino, Olio essenziale, Leonurinina (alcaloide), Glucosidi che sembrano responsabili dell'azione ipotensiva, Saponosidi, Sali inorganici (specialmente di calcio), Acidi organici, Resine.
I lavori sperimentali sembrano dimostrare che la pianta sia in grado di esercitare un'azione sedativa sul S.N.C. ed anche sul sistema vegetativo, con effetti sull'apparato cardio-vascolare, e sia anche capace di provocare una riduzione della frequenza cardiaca, procurando coronarodilatazione con conseguente ipotensione arteriosa.

Diversi Autori hanno riferito inoltre di un’altra azione per via riflessa, capace di stimolare le zone vasosensibili, determinando una attenuazione del tono neurogeno artero-venoso.


Utilizzo clinico:

Infuso al 2%: 2 g. in 100 ml. di acqua bollente, tenere in infusione per 10 minuti e quindi somministrare una tazza 2/3 volte al dì.

Tintura al 20%: 20 g. in 100 ml. di alcool 70°, macerare per 7 giorni e somministrare un cucchiaino 2/3 volte al giorno.

Estratto fluido: XXXVIII gtt. (pari ad 1 grammo) 2/3 volte al dì.

RAUWOLFIA SERPENTINA BENTH.

Nome botanico: Rauwolfiae Radix Famiglia: Apocynaceae
Droga: si utilizza la radice della Rauwolfia serpentina (L.), arbusto con radice a fittone, alto fino a 2-3 metri.
Componenti: Alcaloidi (circa una ventina di cui i più importanti sono la reserpina, la deserpidina, la raupina, la raupasina, la ajamalina, la isoajamalina, la serpentina, la serpentinina), Steroli, Acido oleico, Acido Fumarico.
L'impiego per il trattamento delle psicosi e dell'ipertensione nella medicina moderna fu raccomandato per la prima volta da Sen e Bose nel 1931 con un articolo su di un giornale indiano, ma ricevette scarsa attenzione sino al 1954-1955, allorchè prima Kline e successivamente Akin riportarono su riviste mediche occidentali informazioni più precise sui benefici effetti della pianta.

L'azione elettiva dell'estratto totale è quella ipotensiva, che viene esercitata con un meccanismo prevalentemente centrale, peraltro largamente utilizzata nella pratica clinica è anche l'azione psicosedativa, in prevalenza svolta a livello del sistema nervoso centrale.

E' stato ipotizzato che l'azione centrale della reserpina sia dovuta alla deplezione dei depositi delle catecolamine e della serotonina (5-idrossitriptamina) nel cervello; la sua somministrazione provoca uno stato di indifferenza agli stimoli ambientali, sonnolenza, ptosi e facile affaticabilità di fronte agli stimoli forti.

La reserpina provoca una caduta della pressione sanguigna che si sviluppa lentamente e di frequente è accompagnata da una bradicardia; alcuni studi hanno focalizzato la propria attenzione anche su di un presunto effetto periferico del rimedio, che contribuirebbe a provocare un decremento delle resistenze periferiche, soprattutto a livello cutaneo; l'azione sulla pressione è analoga a quella della guanetidina, che inibisce le risposte conseguenti all'attivazione dei nervi adrenergici simpatici, e l'impiego di questo alcaloide viene oggi per lo più riservato ai casi di lieve ipertensione, più spesso in associazione con diuretici od altri farmaci. Le proprietà farmacologiche della droga dipendono nella sostanza dalla reserpina, che è l'alcaloide più importante.
Controindicazioni: Carlsson e collaboratori dimostrarono nei primi anni 1950 che la reserpina può provocare come effetto collaterale una sindrome di tipo parkinsoniano.
Utilizzo clinico:

Polvere di radice: g. 0.05-0.10 pro dose, 2/3 volte al giorno.

Estratto fluido: X-XV gtt. pro dose, 2/4 volte al giorno.

Tintura al 10%: 10 g. in 100 ml. di alcool 80°, macerare per 10 giorni e quindi somministrare X-XV gtt. alla volta, 2/4 volte al dì.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

Alcuni interessanti studi hanno cercato di definire quali piante possano essere utilmente impiegate come antagoniste dell'enzima di conversione, ovvero essere in grado, comportandosi come molti dei più comuni rimedi antiipertensivi oggi in uso (Captopril, Enalapril, Perindopril ed altri), di bloccare la trasformazione dell'angiotensina I in angiotensina II, riducendo l'effetto di vasocostrizione.

Fra le molte studiate, alcune piante sembrano particolarmente efficaci e fra quest'ultime una spiccata azione sull'enzima di conversione l'hanno dimostrata le foglie dell'Adenopodia, e quelle dell' Ahitaba (Angelica Keiskei), che si sono anch'esse dimostrate capaci di provocare un effetto ipotensivo.

Ha poi suscitato grande interesse l'impiego del Karkadè Rosso (Hibiscus sabda-riffa), che appartiene alla famiglia delle Malvacee, in quanto la sua somministrazione a pazienti ipertesi si è dimostrata efficace per ottenere un significativo abbassamento della pressione arteriosa.

Salas nel 1987 ha messo in evidenza un effetto antipertensivo, nei ratti, espletato dalla Cecropia obsutifolia (moraceae); in tale studio l'estratto acquoso ottenuto dalle foglie della pianta fu somministrato agli animali per via endovenosa.

A questo punto sembra opportuno fare un cenno a quanto Tetau e Bergeret riferiscono per quanto concerne l'ipertensione arteriosa nella nota monografia La nuova Fitoterapia (1993); gli autori francesi si distinguono da altri approcci poiché privilegiano l'utilizzo di Tinture Madri e Gemmoderivati 1DH, nel tentativo di "adattare la fitoerapia alle necessità di una medicina attuale".

Nel testo vengono consigliati Crataegus Gemme e Tilia Gemme per la loro azione sedativa ed antispasmodica, inoltre Viscum Crataegi T.M. nella dose da 90 a 150 gocce al giorno, quest'ultimo è il Vischio del Biancospino che a quanto pare sarebbe in grado di associare l'azione di Crataegus all'azione ipotensiva del Vischio; tale particoloare approccio, ovvero quello della somministrazione della pianta integra che comprende anche le proprietà del vegetale parassitato si rivelerebbe di grandissima utilità clinica. La scuola francese consiglia anche l'utilizzo di Olea europea in macerato glicerico, unitamente al macerato di Rosmarino, foglie giovani, che per le sue proprietà colagoghe aiuterebbe a regolarizzare la pressione nei piccoli "epatici", Passiflora T.M. e Valeriana T.M., che sono due classici rimedi sedativi nervini.

Da ultimi nelle ipertensioni "con predominanza neurotonica" vengono prescritti il macerato di Mirtillo Rosso (Vaccinium Vitis Idaea) ed il Rubus fruticosus giovani germogli (Rovo), che è rimedio antisclerosi utile nelle degenerazioni conclamate, nonché il Veratrum album T.M. (Veratro bianco), che sarà opportuno utilizzare con cautela nelle ipertensioni ribelli poiché presenta notevole attività spasmolitica.

Diverso l'approccio consigliato da Formenti, che nel suo testo Alimentazione e Fitoterapia (1999) invita ad utilizzare le tinture composte.

Questo autore afferma che le piante medicinali si sono dimostrate utili nella cura dell'ipertensione arteriosa, in ragione della pressochè completa assenza di effetti indesiderati anche nel caso di trattamenti molto prolungati, il che abitualmente non si riscontra nella grande massa di pazienti in trattamento farmacologico con rimedi di sintesi, laddove questi ultimi lamentano diversi e molesti effetti collaterali dei farmaci utilizzati (fra gli altri i più rilevanti si dimostrano essere gli edemi declivi, la stitichezza, lasecchezza delle fauci, l'impotenza e l'ipotensione ortostatica).

L'autore veronese raccomanda opportunamente di associare alla terapia con fitopreparati una dieta adeguata che privilegi l'assunzione di verdure ed ortaggi freschi e possibilmente di stagione, limitando l'assunzione di uova, derivati del latte e carnami, e riducendo l'introito di alcolici ed il fumo, abolendo lo zucchero bianco ed il sale da cucina, egli consiglia l'utilizzo moderato del sale marino integrale, incentivando l'attività fisica.

Tale approccio "integrato" al paziente iperteso sembra in grado di ottenere brillanti risultati terapeutici.

Molto originale risulta infine la prescrizione omotossicologica, secondo gli schemi proposti dall'ideatore di tale metodica terapeutica, il tedesco H.H. Reckeweg.

Come noto per l'Omotossicologia tutti quei processi, quadri clinici e manifestazioni che noi definiamo malattie sono considerati espressione della lotta dell'organismo contro diverse tossine, con la finalità di renderle innocue e quindi di espellerle, in altre parole si cerca con la terapia di provocare nell'organismo una vicariazione regressiva del processo patologico in atto, biologicamente vantaggiosa, e con l'ambizione di conseguire una guarigione naturale.

Tale Scuola, che di fatto costituisce un "ponte" fra la medicina omeopatica e la più conosciuta medicina allopatica, fa uso fra l'altro di numerosi rimedi, più spesso composti, che contengono rimedi fitoterapici a bassa diluizione, da utilizzarsi sia per via iniettiva che per via orale; se ne tratterà ora brevemente.

Accanto a numerosi rimedi di "accompagnamento" la Scuola tedesca considera rimedi principali per il trattamento dell'ipertensione arteriosa la Rauwolfia compositum, il Melilotus -Homaccord, Cralonin ed Hepeel.

Alcuni cenni merita senz'altro la composizione di due rimedi, innanzitutto la Rauwolfia compositum che viene commercializzata in fiale iniettabili che all'occorrenza possono anche essere bevute, e che risulta così composta: Rauwolfia serpentina D3, Aurum jodatum D10, Kalmia D4, Melilotus officinalis D8, Sulfur D10, Belladonna D6, Arnica D4, Conium D3, Viscum album D3, Lycopodium D6, Cynara scolimus D8, Ren D10, Hepar D10; come si può vedere, e pur con tutte le riserve che può comportare l'utilizzo di rimedi diluiti e non a dosaggio ponderale, si possono ritrovare nella composizione alcuni fra i vegetali di cui si è trattato più sopra nel contesto dell'approccio fitoterapico all'ipertensione arteriosa.

Analoghe considerazioni si possono fare per l'altro rimedio, il Melilotus-Homaccord, che viene commercializzato in fiale ma anche in gocce, e la cui composizione è la seguente: Melilotus officinalis D1-D4-D10-D30-D200, Crataegus D1-D3-D10-D30-D200; in questo caso si tratta di un tradizionale rimedio in accordo di potenza, ovvero composto da rimedi vegetali in diversa diluizione che, contenuti insieme nel contesto dello stesso preparato, dovrebbero riuscire ad esaltarne le proprietà terapeutiche.



Di un certo interesse in quest'ultimo preparato l'utilizzo del Melilotus officinalis, considerato utile per trattare il "mal di testa congestivo che tende ad aumentare con emorragia nasale, gli stati pletorici e le condizioni preapoplettiche (alta pressione sanguigna)": la medesima pianta Weiss, nel suo noto Trattato di fitoterapia, la consiglia invece principalmente nelle malattie delle vene e nei disturbi caratterizzati dalla presenza di vene varicose; peraltro numerose ricerche sperimentali sembrano dimostrare che l'azione del meliloto si svolgerebbe, oltre che a livello del sistema nervoso, anche su quello linfatico ed un suo utilizzo sarebbe ipotizzabile anche nei linfedemi, grazie ad un effetto di tipo linfocinetico.


BIBLIOGRAFIA GENERALE



  • Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure. The Sixth Report. Arch. Intern Med 157:2413-2446, 1997

  • Stokes J III, Kannel WB, Wolf PA, et al. The relative importance of selected risk factors for various manifestations of cardiovascular disease among men and women from 35 to 64 years old: 30 years of follow up in the Framingham Study, Circulation 75 (suppl V): 65-73, 1987

  • U.S. Renal Data System. USRDS 1994 Annual Data Report. Incidence and causes of treated renal disease, Am J Kidney Dis 24 (suppl 2): S48-S56, 1994

  • Chalmers J, Zanchetti A. The 1996 report of a world health organization expert committee on hypertension control ., J Hypertens 1996; 14: 929-933

  • Fagerberg B, Berglund A, Andersson OK, Berglund G. Weight reduction versus antihypertensive drug therapy in obese men with high blood pressure: Effects upon plasma insulin levels and association with changes in blood pressure and serum lipids, J Hypertens 1992; 10: 1053-1061

  • Nilsson PM, Lindholm LH, Scherstèn BF. Life style changes improve insulin resistance in hyperinsulinaemic subjects: a one-year intervention study of hypertensives and normotensives in Dalby., J Hypertens 1992; 10: 1071-1078

  • Papademetriou V, Kokkinos Pf. The role of exercise in the control of hypertension and cardiovascular risk., Curr Opin Nephrol Hypertens 1996: 5: 459-462

  • Mittleman MA, Maclure M, Tofler GH, et al. Triggering of acute myocardial infarction by heavy physical exertion. Protection against triggering by regular exertion. N Engl J Med 1993; 329: 1677-1683

  • Benigni R; Capra C; Cattorini PE: Piante Medicinali: Chimica Farmacologia e Terapia. 2 volumi. Inverni e Della Beffa. Milano, 1962

  • Boninfante A; Mascolo N; Mucci E: Prontuario di fitoterapia. Studio Edizioni, 1997

  • Campanini E: Manuale pratico di gemmoterapia. Tecniche Nuove, Milano, 2000

  • Ceccherelli F, Corradin M; Di Stanislao C et al (eds): Dispense I° anno del corso di fitoterapia scientifica. A.I.R.A.S., Padova, 2000

  • Weiss, Lehrbruch der Phytotherapie, Hippokrates, 1991

  • Firenzuoli F: Fitoterapia. Masson editrice, Milano, 1999

  • Firenzuoli F: Le 100 erbe della salute. Tecniche Nuove, Milano, 2000

  • Petkov V: Pharmacological and clinical studies of garlic, Dtsch.Apotheker Zeit, 1966, 106, 1861-7

  • Das I; Khan NS; Sooranna SR: Nitric oxyde synthetase activation is a unique mechanism of garlic action, Biochem. Soc. Transactions, 1995, 23, S-136

  • Silagy CA; Neil A: A meta-analysis of the effect of garlic on blood pressure, J Hypertens, 1994, 5, 6-10

  • Monti L; Longo R: L’Aglio: una vecchia nuova pianta medicinale, Acta Phytoterapeutica, volume IV, n. 1/2001, 15-28

  • Monti L: Un breve viaggio fra le piante che hanno fatto la medicina moderna (prima parte), Acta Phytoterapeutica, 2, volume IV, 2001, 80-81

  • Balansard J; Delphaut J: Rev. de Phytoter , 1953

  • Fabbri A; Pedrazzini M: L’olivo come pianta erboristica, Erboristeria Domani, Maggio 2001, 58-71

  • Sen G; Bose KC: Rauwolfia serpentina, a new Indian drug for insanity and high blood pressure, Indian Med Wld, 1931, 73-101

  • Carlsson A; Lindqvist M; Magnusson T: 3,4-Dihydroxyphenylalanine and 5-hydroxytriptophan as reserpine antagonists, Nature, 1957, 180, 1200

  • Ehringer H; Hornykiewicz O: Verteilung von Noradrenalin und Dopamin (3-hydrozytyramin) im Gehirndes Menschen und ihr Verhalten bei Erkrankungen des extrapyramidalen Sistems, Klin Wschr, 1960, 38, 1236-9

  • Goodwin FK; Ebert MH; Bunney WE Jr.: Mental effects of reserpine in man: a review, in Psychiatric complications of medical drugs, R.I. Shader, Ed., Raven Press, New York, 1972, 73-101

  • Salas I; Brenes JR; Morales OM: Antihypertensive effect of Cecropia Obsutifolia (Moraceae) leaf extract on rats, Rev Biol Trop 1987 Jun; 35 (1): 127-130

  • Bergeret C; Tetau M: La Nuova fitoterapia, Del Riccio editore, Firenze, 1993

  • Formenti A: Alimentazione e fitoterapia, Tecniche Nuove editore, Milano, 1999

  • Chiereghin P: La salute con le piante, Tecniche Nuove editore, Milano, 1997

  • Mearelli F; Scrignani M: Terapia moderna con tinture madri gemmoderivati e oligoelemeti, Planta Medica edizioni, 1992

  • Nicoletti M; Salvatore G: Piante officinali e medicinali: guida alla normativa. Studio Edizioni, Milano, 1998

  • Reckeweg HH: Omotossicologia, Guna editore, Milano, 1988

  • Reckeweg HH: Materia medica omeopatica, Guna editore, Milano, 1990

  • Penso G: Piante medicinali nella terapia medica. Terza ed., OEMF, Milano, 1993

  • Rossi M: Tinture Madri in Fitoterapia. Edizioni Studio, Milano, 1992

  • Spignoli G; Mercati V; Boncompagni E: Guida bibliografica ai più noti fitoterapici. Aboca, Sansepolcro, 1999

  • Suozzi MR: Dizionario delle erbe medicinali. Tascabili Newton-Compton, 1995



Verilənlər bazası müəlliflik hüququ ilə müdafiə olunur ©azrefs.org 2016
rəhbərliyinə müraciət

    Ana səhifə