Corpus domini diocesano bondeno, 7 Giugno 2007




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CORPUS DOMINI DIOCESANO
Bondeno, 7 Giugno 2007
Omelia di S.E. Mons. Paolo Rabitti

LI AMÓ SINO ALLA FINE

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Uno scrittore che ha raccolto le frasi più significative e diffuse dell’umanità ha intitolato il suo volume con queste parole: “Le frasi che restano” (Fournier).
I) L’Apostolo Giovanni ha scritto una “frase che resta”; una dichiarazione che vale il Vangelo; parole che assomigliano ad una epigrafe. Ecco quelle parole: “Sapendo [Gesù] che era venuta la sua ora per passare da questo mondo al Padre, avendo amato i Suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

Il calamaio di Giovanni è veramente una “penna d’aquila”; l’inchiostro di tale frase è attinto al cuore di Dio; le parole prescelte sono un capolavoro.


IL VOLTO DI DIO PADRE

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Siamo al termine dell’esistenza terrena di Gesù; esistenza che Egli stesso riassumerà in questo modo: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre” (Gv 16,28).

Trent’anni di immedesimazione con l’uomo, nel silenzio di una vita spesa a imparare e a condividere ciò che è umano.

Tre anni instancabili a rivelare all’uomo il volto di Dio: un Dio che ci ha donato la vita. Un Dio che ci ama, seguendo addirittura ogni capello del nostro capo (Mt 10,30). Un Dio che ci aspetta, se andiamo lontano da lui (Lc 15,20). Un Dio che possiede in sommo grado la disposizione ad avere pietà e a perdonare (“Deus cui proprium est miserere sempre et parcere” [Orazione alle esequie] e addirittura un Dio che manifesta la sua onnipotenza massimamente perdonando e avendo pietà (“Deus qui omnipotentiam tuam parcendo maxime et miserando manifestans” [Orazione alla XXVI Domenica per annum]).
ABBIAMO CONOSCIUTO L’AMORE

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Trent’anni di alfabetizzazione umana del Figlio di Dio. Tre anni di alfabetizzazione divina dell’uomo, da parte del Figlio di Dio.

Trent’anni di amore divino. L’amore autentico – si sa – è rispetto sommo della libertà di chi ama e di chi è amato; è pazienza silenziosa di colui che ama affinché chi è amato si accorga di esserlo.

S. Paolo ci ha lasciato un ritratto impareggiabile di questo amore impersonato, fino all’assurdo, da Cristo stesso: “amore paziente, benigno, non invidioso, non spocchioso, non irriguardoso, non interessato, non iroso, non vendicativo, non ingiusto; bensì lieto della verità, disposto a passar sopra, a riprendere sempre i contatti, a rinnovarsi nella speranza e disponibile a sopportare ogni difficoltà. Amore che – se autentico – non viene mai meno” (1Cor 13,4).
Ebbene, noi uomini – mediante le parole che ci sono rimaste negli Scritti dei Testimoni, gli Apostoli; e mediante la irradiazione del Cristianesimo che dura da duemila anni – “abbiamo conosciuto l’Amore” (1Gv 4,16). “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Unigenito nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui” (1 Gv 4,9).
Ecco cosa significa la parola ricordata prima:

AVENDO AMATO I SUOI CHE ERANO NEL MONDO.


Amato: cioè, avendo convissuto; avendo insegnato; avendo irradiato amicizia; avendo pianto-gioito-sofferto-goduto con noi uomini, per le nostre gioie e tristezze, speranze e delusioni; avendo anticipato le notizie del nostro destino; avendo perfino sospeso le leggi di natura per dimostrare la risurrezione dai morti, per sfamare chi ha fame, per guarire le nostre lebbre; avendo perdonato e chiesto di perdonare.

Trent’anni di amore silente. Tre anni di amore travolgente. Mancava solo la prova d’amore suprema. Che però era imminente: “non c’è amico più grande di colui che dà la vita” (Gv 15,13).


IL PADRE VI DÁ IL PANE DAL CIELO

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II) Eppure “la frase che resta” di S. Giovanni, va oltre: “li amò sino al culmine”. C’è un amore ancora più grande che quello di “dare la vita”. Non solo l’amore di un Dio che si fa uomo, ma l'amore di un Dio che si fa nutrimento: pane e vino-corpo e sangue.

Affinché noi uomini ci trasformiamo in figli di Dio, Gesù si è fatto nostro cibo. Come ciò che fisicamente mangiamo si trasforma in noi stessi, così ciò che nell'Eucaristia mangiamo e beviamo ci trasforma in Cristo stesso: “vos estis quod accepistis”, “quod accepimus nos sumus”, dice Sant'Agostino (Sermo 227 PL 38,1100 – Sermo 272 PL 38,1247).



Noi ci trasformiamo in Colui che riceviamo.

Questo è il “mistero nascosto da tutta l'eternità in Dio” (Ef 3,9). “Non si può andare più oltre, né aggiungere altro; non c’è nulla più verso cui tendere” (Cabasilas, La vita in Cristo).

Se ci chiedono cos’è la Religione cristiana, ora possiamo rispondere:


  • è un Dio, che è nostro Padre.

  • É un Dio, che si è fatto nostro Fratello.

  • É un Dio, che ha dato fondo al suo Amore.

  • É un Padre che ci dà il Pane dal cielo.

  • É una famiglia – la Chiesa – di consanguinei di Dio e fra di loro.

  • É un Mistero svelato da questo pane: “siccome siamo un unico pane ... siamo un corpo unico” (1Cor 10,17).

  • É un Regno che inizia in terra, storicamente, come un granello di senape, ma poi prorompe in Dio, eternamente.

PANE PER LA VITA DEL MONDO

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III) Oggi la Chiesa innalza dai suoi Altari il segreto della vita del mondo: «il Pane “pro mundi vita”, per la vita del mondo» (Gv 6,51).
Sappiamo bene che abbiamo tra le mani un Mistero: “è un segno, il Pane, che nasconde la realtà”. “Tu non adegui la realtà sublime, Tu non vedi ciò che trascende le leggi fisiche dell'ordine creato” (Sequenza “Lauda Sion”), ma la fede ti anima a raccogliere la parola di Cristo: “ questo è il mio corpo, questo è il mio sangue PER VOI”.
Siamo venuti a Bondeno, perché siamo una Chiesa in comunione; ogni angolo della Diocesi é la nostra casa; ogni persona di questa Terra é amata e cercata da Dio; in umanità siamo concittadini; in destino, siamo mortali; ma, in quanto Chiesa, siamo “dimora di Dio, famiglia di Dio”; condividiamo la medesima sorte; siamo pietre vive della Casa di Dio; siamo figli dell'unico Padre; siamo ambasciatori del suo amore; e dobbiamo essere testimoni credibili di tutto questo.
L’EUCARESTIA – FONTE DELLA VITA ECCLESIALE

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Quante conseguenze da questo Mistero che oggi è stato evidenziato per le strade di Bondeno!
1) La Messa domenicale ci dovrebbe riunire “tutti, insieme, nello stesso luogo, per la stessa cosa”: (Atti, 2,47) l'Eucarestia,


  • per nutrirci di Cristo;

  • per avere il viatico della nostra settimana;

  • per attingere la carità dello “spezzare il pane”;

  • per vivere la vita nuova che è quella di Dio.

2) La presenza silenziosa di Cristo Eucaristia nel Tabernacolo dovrebbe essere la calamita del nostro vivere. A volte si dice: “se Cristo tornasse ...”! Ma Cristo Gesù non deve tornare, perché è qui. È, sì, nascosto nel Pane, ma è con noi, “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Le batterie delle nostre auto vanno sotto carica e ritornano vitali. Le nostre vene vanno alla trasfusione di sangue e il nostro organismo si rigenera. Ora c'è chi pensa persino al rinnovo delle cellule corporee.

La nostra carica di fede-speranza-carità; la trasfusione del Sangue di Dio in noi; il rinnovo del nostro spirito avrebbero nel Tabernacolo la loro officina, il loro ospedale, il loro rigeneratore. L'Eucarestia chiama. Sta a noi rispondere.


Qui troveremmo la sorgente per la nostra vitalità:

  • la famiglia, il proprio segreto: l'amore indissolubile;

  • la società, il proprio orientamento: il bene comune;

  • i giovani, il proprio ideale: spendere bene la vita;

  • le vocazioni, il proprio coraggio: offrirsi alla Chiesa;

  • i Sacerdoti, la propria perenne giovinezza e fedeltà.


Chiesa di Ferrara-Comacchio! Questo passaggio dell'Eucaristia sia per te come un lampo di luce e un'ondata di grazia. Con pochi pani, su un prato verde, Gesù ha sfamato una folla; ma ha voluto che quei pani transitassero dalle mani dei dodici Apostoli.

Anche oggi abbiamo avuto l'erba verde, la mano degli Apostoli, il Pane che ci ha nutrito.



Rinverdisca la nostra fede e rifiorirà la nostra Diocesi!





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