Con Maria "fratelli sorelle e madri"




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Con Maria “fratelli sorelle e madri” di Gesù

Festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Patrona della Diocesi di Huacho

Santuario di Huaura – 16 luglio 2008

Omelia

Carissimi fratelli e sorelle,

il Signore mi dona oggi la grazia e la gioia di celebrare l’Eucaristia in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, patrona della vostra Diocesi di Huacho.

Festeggiamo Maria, madre di Cristo e madre nostra, illuminati e guidati dalla parola di Dio ora ascoltata.


D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48). Così, con un animo pieno di umiltà e di gratitudine e ancor più con il grembo colmo dalla presenza del Figlio di Dio, Maria ha cantato nella casa di Zaccaria e Elisabetta. Un canto che era una predizione solenne e inaspettata. Ed è stato proprio così: ogni generazione ha potuto e ha saputo onorare la Vergine Madre, in ogni epoca della storia cristiana, in ogni latitudine del mondo, presso luoghi particolari abbelliti dagli uomini e toccati da una speciale grazia di Dio: tutti destinati a dire, nelle forme più diverse, l’unico e dolce nome di Maria.

Il titolo della festa di oggi, la Beata Vergine del Monte Carmelo, cui è dedicato anche questo santuario, ci conduce a contemplare la figura di Maria e insieme uno dei luoghi più antichi in cui è testimoniata, inizialmente in forma eremitica, la devozione piena di affetto per la Vergine santissima.

Ci trasportiamo spiritualmente in Terra Santa, a circa 25 Km da Nazareth, su quel monte ricco di significato per la storia della salvezza e legato soprattutto all’esperienza spirituale del grande profeta Elia. Il monte Carmelo è il monte della sfida religiosa, del riconoscimento forte di chi è Dio, il Dio unico vivo e vero, e quindi il luogo della scelta coraggiosa di seguire lui e di rendere culto a lui solo (cfr 1Re 18,20-40). E ancora: il monte Carmelo è il monte della preghiera intensa per i bisogni del popolo, e della contemplazione dei segni dell’amorosa provvidenza di Dio per l’umanità assetata: è infatti dalla cima di questo monte che lo sguardo fisso e prolungato del compagno del profeta Elia, rivolto verso il mare, vede salire una piccola nuvola, preannuncio di pioggia e finalmente di vittoria sulla spaventosa siccità (cfr 1Re 18,41-46). Il Signore solo è Dio e il Signore solo sazia la sete che abita e brucia il cuore di ogni uomo: questo è il messaggio che si sprigiona dalle pendici del monte Carmelo.

Ed è il messaggio che vogliamo raccogliere e approfondire guardando oggi a Maria, alla luce delle letture bibliche che la liturgia ci ha offerto.


La profezia di Zaccaria ci apre al futuro dei tempi messianici, ci introduce alla promessa della salvezza e ci fa volgere gli occhi verso la “figlia di Sion”, che discende dal popolo stesso e nello stesso tempo lo rappresenta. Il profeta ci invita alla gioia, all’esultanza, rivelandoci la sorgente da cui scaturisce la gioia vera: la sorgente è il Signore, il Signore che ha deciso di venire a stare in mezzo al suo popolo. Sì, il suo amore ha scelto di dimorare in mezzo agli uomini.

Questa profezia – noi sappiamo – trova la sua conferma e il suo pieno compimento, al di là di ogni immaginazione umana, nel mistero dell’annunciazione e dell’incarnazione, quando Maria è diventata dimora vivente e personale del Figlio di Dio fatto uomo. E ciò è avvenuto per l’intervento di una “nube” (cfr Lc 1,35), cioè dello Spirito santo che ha avvolto e fecondato la vergine di Nazareth, facendone a sua volta una “nuvola” portatrice di quel Verbo divino che, proprio come la pioggia e la neve (cf Is 55, 10-11), è capace di dissetare e fecondare la terra.

Proprio questo è il motivo per cui la tradizione spirituale ha voluto addirittura far risalire ad Elia sul Carmelo la visione della futura venuta di Maria e del suo compito nella vita della Chiesa e dell’umanità. La vergine del Carmelo è quindi per noi segno di speranza certa, ossia della provvidenza di Dio che si concretizza nel dono di Gesù, e di quella “pioggia di grazia” che a partire dalla Pasqua del Signore continua senza sosta a irrorare le nostre situazioni di siccità spirituale e dare a tutti la fecondità e la gioia di una vita nuova ed eterna.
Ci chiediamo: quale è stata la condizione perché Maria divenisse la Madre del Redentore e quindi la Madre della grazia divina?

La risposta ci viene da Gesù stesso nell’episodio evangelico che abbiamo ascoltato. Ed è una risposta importante, decisiva, perché non solo ci dice il “segreto” di Maria, della sua umile grandezza, ma ci dice anche che, nel disegno d’amore di Dio, pure noi siamo chiamati a imitare, anzi in qualche modo a partecipare alla grandezza della Madonna.

A coloro che gli annunciano “Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti” (Lc 6,20), Gesù reagisce in un modo che forse ci lascia stupiti, perché può sembrare un rifiuto del desiderio dei familiari di parlargli o una presa di distanza dalla madre. In realtà Gesù esalta nella forma più alta la vera grandezza di Maria e della più ampia e nuova famiglia che si costruisce intorno a lei. Maria, prima ancora e ancor più che per essere divenuta la madre fisica di Gesù, è “grande” davanti a Dio e agli uomini perché è stata e rimane la donna del Sì totale, colei che ha creduto nella parola di Dio e ha fatto la volontà del Padre. “Ma egli rispose: ‘Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica’” (Lc 8,21).

Ecco allora il dono che il Signore ci offre quando ascoltiamo la parola di Dio e facciamo la sua volontà: diventiamo “fratelli e sorelle” di Gesù e addirittura “madri” di lui, godiamo cioè di una singolarissima amicizia con il Signore e riceviamo la straordinaria possibilità di portare Gesù nel mondo, di generarlo nel cuore degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. E tutto questo non da soli, ma all’interno di una famiglia, la Chiesa, il cui mistero ha proprio i suoi contenuti fondamentali nella comunione (l’essere fratelli del Signore) e nella missione (l’essere madri del Signore). È quanto ci ricorda anche il Concilio Vaticano II presentandoci Maria come “tipo”, cioè figura, sintesi, modello della Chiesa: in Maria Vergine e Madre si manifestano la natura e la missione della Chiesa. Anche la Chiesa è vergine e madre: è vergine perché ascolta fiduciosa la Parola, custodisce integra la fede, obbedisce fedelmente alla volontà di Dio; ed è madre perché con l’annuncio del Vangelo, il battesimo e l’esercizio della carità genera i cristiani, cioè Cristo nel cuore degli uomini.

E ancora: il “fare la volontà del Padre” ci ricorda che la vera, autentica, efficace devozione a Maria consiste nell’imitarla nella sua obbedienza pronta e coraggiosa alla volontà di Dio: sempre, nei momenti facili e quelli faticosi e pesanti della prova e della sofferenza.
Vorrei concludere con le parole di affidamento di Giovanni Paolo II a Maria, parole pronunciate proprio in terra latinoamericana da lui che ha vissuto una particolare devozione per lo scapolare della Madonna del Carmine e che l’ha portato fin dall’età di dieci anni, come confessa nel suo libro “Dono e Mistero”.
“¡Santa María de la Esperanza,
Virgen del Carmen […]!

Extiende tu escapulario, como manto de protección,


sobre las ciudades y los pueblos, […]
sobre hombres y mujeres, jóvenes y niños,
ancianos y enfermos, huérfanos y afligidos,
sobre los hijos fieles y sobre las ovejas descarriadas. […]
Estrella de los mares y Faro de luz,
consuelo seguro para el pueblo peregrino,
guía los pasos de Chile en su peregrinar terreno,
para que recorra siempre senderos de paz y de concordia,
caminos de Evangelio, de progreso, de justicia y libertad.
Reconcilia a los hermanos en un abrazo fraterno;
que desaparezcan los odios y los rencores,
que se superen las divisiones y las barreras,
que se unan las rupturas y sanen las heridas.
Haz que Cristo sea nuestra Paz,
que su perdón renueve los corazones,
que su Palabra sea esperanza y fermento en la sociedad. […]

Haz que los hombres de todos los pueblos,


reconozcan su mismo origen y su idéntico destino,
se respeten y amen como hijos del mismo Padre,
en Cristo Jesús, nuestro único Salvador,
en el Espíritu Santo que renueva la faz de la tierra,
para gloria y alabanza de la Santísima Trinidad.
Amén

(Giovanni Paolo II, Atto di affidamento del Cile alla Madonna del Carmine [durante il viaggio apostolico in Uruguay, Cile e Argentina], Santuario Nazionale di Maipù, Santiago del Cile, 3 aprile 1987)1.


+ Dionigi card. Tettamanzi

Arcivescovo di Milano

1

“Santa Madre della Speranza,

Vergine del Carmine […]!

Distendi il tuo scapolare, come mantello di protezione,

sulle città e sui paesi, […]

sugli uomini e le donne, sui giovani e i bambini,

sugli anziani e gli ammalati, sugli orfani e gli afflitti,

sui figli fedeli e le pecore smarrite. […]

Stella dei mari e Faro di luce,

conforto sicuro per il popolo pellegrino,

guida i suoi passi nel suo peregrinare terreno,

affinché percorra sempre sentieri di pace e di concordia,

cammini di Vangelo, di progresso, di giustizia e di libertà.

Riconcilia i fratelli in un abbraccio fraterno;

che spariscano gli odi e i rancori,

che si superino le divisioni e le barriere,

che si appianino i conflitti e si rimarginino le ferite.

Fa’ che Cristo sia la nostra Pace,

che il suo perdono rinnovi i cuori,

che la sua Parola sia speranza e fermento nella società. […]

Fai che gli uomini di tutti i paesi

riconoscano la loro stessa origine e il loro identico destino,

si rispettino e si amino come figli dello stesso Padre,

in Cristo Gesù, nostro unico salvatore,

nello Spirito santo che rinnova il volto della terra,

ad onore e gloria della Santissima Trinità. Amen”








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