Ci sono diversi Cilenti nel Cilento. Perito è nel Cilento, ed è un Cilento. Perito è un




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Perito
Ci sono diversi Cilenti nel Cilento. Perito è nel Cilento, ed è un Cilento. Perito è un comune italiano di 1.038 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Perito si distende su una strada sopra il crinale di una collina allungata sull’Alento , ricorda altri paesi del Cilento messi come una nave rovesciata sul filo ultimo di un colle.

È fatta di case basse di pietre cilentane che vanno dal giallo all’ocra-ruggine,al vinaccia, al viola, con travi e porte di quercia fatta argentata dal passaggio del tempo e portali semplici scolpiti con la data.

Garibaldi si allunga pigro, protetto dal vento, e si affaccia solo di tanto in tanto sugli orti dei due versanti. Negli anni della nuova barbarie gli hanno regalato intonaci quarzo-plastici, alluminio anodizzato,tegole di cemento colorato e cemento in fogge falsointernational-style,modelli d’importazione di nuova modernità fatta di rimesse emigranti.

Cose che si vedono un poco dappertutto, qui intorno. Ma resta un bel paese, anche se prosciugato da troppe fughe, perché anche le ferite sono più modeste quando non stai in prima linea. Nella Chiesa alta, con un campanile di pietra a cannocchiale quadrato capovolto, ci sono molte statue di santi e S. Caterina Alessandrina è antica e bella, ma la Chiesa è stata ristrutturata e non sa più troppo di Cilento. Perito è alto 485 metri e a 10 km da Gioi Cilento, in una spianata in vetta ad un monte, dal quale lo sguardo spazia sopra un ampio e dilettoso orizzonte. Il territorio montuoso produce principalmente cereali, olio e vino. Perito sorge statuario sul crinale della collina, si stende sotto la protezione della chiesa la cui possente torre campanaria era, nei secoli andati, usbergo di sicurezza, oggi certo punto di “repère” e di fatto culturale. Perito, molto verosimilmente origina dalle parole greche “perì tea” o “perì teaomai” : “tea” significa luogo di contemplazione ed il verbo “teaomai” significa guardare, contemplare. In una parola la contrazione in “to” finale deriva dalla corruzione della lingua parlata, si che con Perito si intese giustamente evidenziare un “luogo donde si contempla il bel panorama”.



Chiesa S. Caterina



Il campanile di perito

Però accoglie pure sculture moderne attaccate all’intonaco, in omaggio a figli artisti, Andrea Celano, Giuseppe Apolito, che sono andati fuori, come tanti, e Roberto Baglivi, che è restato. A Perito e Ostigliano si tenta una scommessa, Amministrazione e Pro-Loco in testa, con Baglivo pilota: una scommessa fatta di arte moderna e di ricerca di vecchi tracce, una strada buona per scongiurare lo specchio freddo di morte nostalgie.



Un museo d’arte moderna e un osservatorio di segni che prevedono posto in un’ala della scuola, dov’era la guardia medica, un bel posto nella zona più larga del paese. Baglivi raccoglie artisti cilentani e ragazzi delle scuole artistiche, tentando un matrimonio fra innovazione e storia tante volte dichiarato da altri, tante volte deluso, solo millantato: chissà se lui ci riesce. Io ho fiducia di si, se avrà fiducia, se tutti penseranno che vale la pena di giocare finalmente le carte dell’accoglienza un po’ più orgogliosa di sé, non più docile e sottomessa alle devastazioni o alle mummificazioni altrui. Sarà che, per me, Baglivo non è come altri: nei suoi occhi miti c’è conoscenza diretta di sofferenza indigena, ostinazione, e tanta pazienza. Ma pure sapienza, una preziosa vena sotterranea di lucidi ricordi e sogni di futuro. A Perito non vidi facce giovani per strada: già, ma è domenica, mi dice uno, vecchio, forse dormono ancora. Poi mi guarda serio: si deve fare qualcosa.

Le bianche scalinate, gli slarghi inaspettati, i cortili nella luce incandescente dei pomeriggi di estate evocano così mondi inaccessibili, fino a divenire anch’essi inaccessibili.


Perito


Piccolo comune, collocato nella zona occidentale del Cilento, composto dal capoluogo Perito e dalle frazioni Ostigliano e Isca dei Landi. Perito si trova, in linea d'aria, poco piú ad ovest di Orria e si affaccia sul torrente la "Fiumara della selva dei santi", affluente sinistro dell'alento, guardando in lontananza l'area del Monte Stella.
Dista circa 25 km da Vallo della Lucania e 60 km da Salerno.

La storia


Incerte sono le origini di Perito. Secondo una ipotesi dello studioso di storia locale, il prof. Emilio Gatto, Perito fu fondata dagli abitanti dell'antica città di Velia che in questi luoghi trovarono scampo alle incursioni dei barbari o dei saraceni che in quel tempo infestavano le coste del mar tirreno, saccheggiando le città e i villaggi prossimi al mare, in particolar modo gli insediamenti della Magna Grecia.
Da alcune notizie, desunte da un documento riguardante una vertenza sorta tra il Principe di Salerno, Guaimario IV, ed il superiore del convento italo-greco, Areti, circa il possesso di alcuni territori, si puó ipotizzare che l'insediamento di Perito esisteva tra il X secolo ed il 1137.
(cfr. E.Gatto - Perito chi eravamo, chi siamo - pg. 50).
Nei secoli successivi Perito seguí le sorti del Cilento che fu soggetto alle varie dominazioni succedutesi nell'Italia meridionale.

origini del nome.


Riportandoci agli studi del prof. Emilio Gatto, l'origine del nome "Perito" pare non avere alcuna attinenza con l'albero del pero o con i suoi frutti. L'ipotesi formulata dal prof. Gatto, peraltro piú verosimile di altre, ritiene che il toponimo Perito provenga dai termini greci Peri che significa "intorno" e Theaomai che significa "contemplare", "osservare".


Scomponendo la parola Perito si desume che la prima parte rimane invariata mentre il "to" finale é da considerarsi la derivazione dell'aggettivo verbale theaomai.
Frazioni: Ostigliano – Isca dei Landi

La festa nel bosco

Non solo una sagra, una festa ma soprattutto una manifestazione tradizionale che ormai è diventata una tappa imperdibile nel cuore dell’estate cilentana. La Festa del Bosco a Perito si svolgerà quest’anno per la ventinovesima volta dal 6 al 13 agosto.

Ogni sera nel bosco di castagni, Fontana, in uno scenario di grande pregio paesaggistico, la possibilità di gustare i prodotti locali e i piatti tipici. La Manifestazione, organizzata dalla Pro Loco di Perito, è patrocinata dal Comune di Perito, dal Parco Nazionale del Cilento, dalla Provincia di Salerno e dalla Regione Campania. Al fresco dei castagni ottimi piatti, buon vino e tanta musica: questi i punti di forza della festa. Nell'affascinante atmosfera del bosco di castagni, che dà il nome alla festa, da 29 anni sono proposti sapori antichi e moderni. Antipasto di capicollo e prosciutto ( insaccati secondo antiche usanze ) e "cavatelli" con il denso di ragù di castrato, e , per i palati più sottili, aromatici sughi al basilico e boscaiola; salsiccie di maiale e vitello alla brace; Soffritto di maiale (carne di maiale, patate e peperoni); "castrato" al ragú; patate fritte, insalate verdi e rosse, melanzane arrostite, "minestra stretta" e coloratissima "ciula";uva e anguria.


Il tutto accompagnato da un imbattibile vino locale prelevato dalle botti migliori e allietato dalle note rilassanti della buone musica.


Questa macchina chiamata Capiforca veniva usata per estrarre, per spremitura, l’olio dalle olive. Le olive appena raccolte venivano schiacciate da una macina in pietra, mossa da un asino, e rese allo stato di pasta semifluida. La pasta poi veniva inserita nei 'fiscoli' a sacco che posti sotto la 'capiforca'. Si serrava il tutto e si aspettava il fluire di tutto l'olio.



 

PERITO - Presuttano - fra realtà leggenda e dicerie popolari

a cura di Basilio SANTÒCRILE

 

 



Prima che si parli di Perito bisogna che si parli di Pirillo Suttano, in gergo popolare Presuttano, piccolo paese dalla cui distruzione ebbe facilmente origine Perito.

Qualche voce parla anche di un certo Napoli Piccolo, antecedente ancora a Presuttano il quale si trovava fondato fra l’attuale Perito e Orria. Ma ciò non è attendibile, anche se in alcuni luoghi si possono notare dei resti di antiche mura.

I primi a popolare questi villaggi furono dei banditi, (lo stesso nominativo "Napoli Piccolo" può far presagire un distacco forzato e sofferto, da Napoli Capitale; e il nome in ricordo di essa). Questo rifugio di masnadieri era fondato al centro di un semicerchio di colline che man mano allontanandosi dal centro andava degradando in altezza, in modo da offrire un’ampia visuale a chi vi si rifugiasse. Inoltre da un lato veniva protetto dal fiume Alento e dall’altro dalle paludi Veline.

Pian piano questo paese si spopolò perchè si offriva un rifugio sicuro, ma con scarse probabilità di sopravvivenza per l’asperità del sito; quindi i suoi abitanti si spostarono verso Presuttano che già doveva esistere anche se solo sottoforma di alcune capanne di pastori, ma non tutti contribuirono a formare un solo agglomerato, vi fu chi si fermò prima, sulla collina che sovrastava il piccolo villaggio. Fu eretta una torre sul promontorio più alto che sovrastava le borgate, la quale più tardi fu rimodernata.

Frattanto l’incursione araba che ebbe inizio verso lo 827/828 nelle zone cilentane, e che radeva al suolo varie città marinare, contribuì alla formazione di vari paesotti nella zona. Anche Presuttano contribuì ad offrire asilo a tali persone, ma diede loro ospitalità facendole accampare sulla collina sovrastante al pese, in modo che svolgessero il lavoro di vedette per eventuali incursioni. Del resto non venivano retribuite, e scarsamente sfamate e vestite; non avendo nulla di proprio, dovevano accontentarsi. Frattanto gli arabi si spinsero fino in quei luoghi, e in ogni paesotto fondarono una moschea, che, poi, con la loro scacciata, venne consacrata al culto Cristiano in onore della Madonna delle Grazie

Anche a Perito fu fondata tale moschea, che poi divenne la cappella di Sant’Antonio Abate).

Frattanto Presuttano andava ingrandendosi e si estendeva verso Chiusa re Jumara, comprendendo via dei Greci, la chiesa di Santa Caterina fino a Sant’Antonio.

Sul bivio dei Grieci, Ancora oggi, vi è una cappella di campagna, che, a suo tempo fu una cappella di San Benedetto, costruita dai benedettini, che avevano il loro convento presso la fornace. Dopo la distruzione di Pirillo Suttano, sorse il nuovo paese verso il 1200 sulla sommità della collina ove già erano delle baracche per le predette sentinelle e la torre che venne restaurata a campanile per la chiesa dedita a San Nicola di Bari; costruzione risalente circa al 1500.

Nel 1187, Federico Barbarossa fece sposare il figlio Errico con Costanza, figlia di Ruggiero il Normanno, re di Sicilia, attraversò l’Italia, lasciò un dislocamento nelle zone del Cilento presso Gioi Cilento, la quale città, non avendo voluto riconoscere l’Imperatore Federico come Sovrano, era restata assediata da un ufficiale di questi, soprannominato Faerbis. La città ben fortificata resisteva agli assalti nemici; assediandola si sperava di prenderla per fame, ma gli abitanti di Gioi con abilissimo trucco riuscirono a prendersi gioco dei nemici.

(Il cibo scarseggiava nel campo degli occupanti, ma i gioiesi ormai erano alla fame, bastavano altre 48 ore e forse anche di meno per alzare bandiera bianca, l’idea fu di dar da mangiare ai nemici: furono munti tutti gli animali che potevano offrire del latte, ed anche le donne che allattavano i loro piccoli. Con quel latte furono costruite delle "forme" di formaggio e fatte rotolare nel campo nemico. L’ufficiale delle forze assediatrici si chiese:

"che assedio è mai questo? Se i miei uomini sono alla fame, e il nemico ci invia del formaggio per sfamarci? Come vuoi che un paese così ben fornito e fortificato possa cedere all’assedio?!?"

Allora l’assedio fu tolto, ma la leggenda vuole che l’ufficiale, oltre a subire lo scacco gioiese, trovasse scomparsa dal proprio accampamento la figlia che si era innamorata di un giovane di Presuttano. L’ufficiale giurò di distruggere la città, il Paese, il villaggio in cui l’avesse trovata.

Sfortuna volle che la trovasse a Presuttano, e tutti gli abitanti furono passati a fil di spada, solo pochi fortunati riuscirono a salvarsi dandosi alla fuga.

Alcuni detti popolari parlano della distruzione di Presuttano da parte delle formiche, ma si presume non sia altro che un riferimento all’ufficiale di Barbarossa.

E’ certo che la distruzione di Presuttano contribuì alla formazione del nuovo paese - Perito - Le prime case che vi sorsero furono quella dei Cirillo (soprannominata Dei Sette Dottori) ai Turri e quella di Angeloccia in Piazza Serre.

Con l’editto di Saint Cloud del 1804 e convalidato nel 1806 anche per il regno Italico, per norme igieniche, non si poteva più seppellire un morto anche se nobile e illustre che nel cimitero; proibita dunque la sepoltura nelle chiese e nelle piazze fino allora in voga. Con ciò si dovette creare un cimitero, che venne costruito, negli ortali al disotto della chiesa madre verso nord-ovest, in modo che fosse di fronte all’entrata principale della chiesa. (per la cronaca, fino al 1960 circa , si notavano sullo spiazzo laterale la chiesa verso sud , fuoriuscire dal terreno i teschi e le ossa di chi ivi era stato sepolto. Senza dubbio erano gli scheletri di chi prima del 1804 non aveva trovato collocazione nei sotterranei della chiesa stessa.)

Nel 1894, poichè i morti putrefacendosi continuavano ad emanare un cattivo odore, le autorità sanitarie del luogo fecero costruire un nuovo cimitero che fu fondato lo stesso anno fuori dal paese sulla strada che conduce a Orria.

Verso il 1896 fu costruita la prima fontana del paese su un pozzo di acqua sorgiva, detta l’Acqua Abbascio.

Il nome Perito si vuole derivi dall’evento che il paese preesistente perisse, fosse distrutto dal nemico.

Altra derivazione al nome Perito è da attribuire alla coltivazione di Pere che si effettuava in quel casale, quindi Pereto.

Una terza derivazione viene attribuita alla selce piromaca, un tempo usata per ottenere scintille, fuoco, polvere da sparo; perchè in loco si costruiva la famosa polvere nera del Cilento, e Perito fu il paese in cui maggiormente si producesse questa polvere, (ancora vi si conservano gli enormi mortai in cui veniva fabbricata.) Una vecchia storia che circola ancora oggi in paese vuole che l’inventore della polvere nera, nascondendosi dietro un cespuglio, la provasse su di un monaco che ivi si trovava di passaggio. Avvicinatosi al caduto, visto che la sua fucilata aveva ottenuto l’effetto di ammazzare il religioso, si dice che abbia esclamato "la polvere è buona” Per tale evento fu definito anticamente "Paese dei sanguinari". Di seguito si trascrive la formula della polvere nera di Perito Cilento. Per prima cosa si incontra il cimitero sotto la collina denominata Cirritieddo, proseguendo verso sud l’incrocio con una strada di campagna denominata Mulinieddo che conduce al vallone di Orria e al vecchio mulino ad acqua; ancora più avanti sul lato sinistro una vecchia costruzione soprannominata "Casino re li Masi", più avanti "L’aria re Cola", con altra strada a sinistra, che si perde nelle campagne, mentre una stradina sottostante (che per breve tratto corre parallela alla principale per poi riunirvisi) rivela l’esistenza di un maestro falegname "Nuccio re Marta". Proseguendo sulla strada principale, un bivio, sempre sul lato sinistro, dà vita alla nuova variante, strada esterna del paese sulla quale sorgono pochissime case. Sul bivio si scorge la bottega di un maestro ciabattino Vito Apolito; la via principale invece ci conduce a Piazza Serre, la piazza più importante del paese sul cui lato sinistro sgorga la fontana dei "Pizzi"; sul lato destro invece si dà ampio spazio al Monumento ai Caduti, e alla ripida salita che con diversi e spaziosi scalini in pietra conduce alla chiesa madre e alle poche case che vi sorgono, come quella dei Celano, dei Cirillo Dott. Modesto (veterinario del paese) e di "Peppo re Cicchillo".

Guardando la chiesa dal lato sinistro della piazza, trovasi una delle case più antiche del borgo, la casa di "Angeloccia", dalla quale parte una via maestra che conduce alla "Funtana Abbascio" (1*). Proseguendo il cammino verso sud, (scendendo due scalini) si incontra sul lato sinistro la bottega di Antonio "Ciannibaldo" e sul lato destro il bar di Antonio "re li Masi"; poco distante a destra la farmacia del Dott. "Ciccio Errico", affacciata su un piccolo spiazzo sul quale sorge una cappella dedita a S. Antonio "Cu lu Purcieddo", (ossia a Sant’Antonio Abate).

A poca distanza quasi attaccata a casa degli Errico, la casa dei Ruggiero che nel primo decennio del secolo fu teatro di manifestazioni diaboliche; di seguito si incontra piazza "Tumbitieddi, una piccola sovraelevazione rispetto alla strada, col suo moderno mulino elettrico gestito da Nuccio Celano, mentre la casa dei Verrone lascia chiusa la porta dell’antica locanda, gestita da questi ultimi familiarmente. Dalla piazzetta dei Tumbitieddi si diparteva via Cosentini destinata a "Strettula", (luogo in cui la gente si recava per i bisogni corporali; data la mancanza di servizi igienici - Si trattava di latrine impraticabili e letteralmente lastricate di escrementi - Altre "Strettule" erano li Crapitieddi sulla parte alta verso i Turri, lu vico re li Vurpi, nel quartiere "Ficopuglia", lu vico re l’Urtale, "arreto Santa Matalena", "Arreto Sant’Antonio", "Arreto Santi", "li Campi", ecc.)

Un barbiere "Runato re Pampone", occupa l’antica farmacia di proprietà di Camillo Cecchi e consorte. Da qui lo sguardo ci porta ad ammirare a sinistra il palazzo dei Cecchi, ospitante a pian terreno la macelleria di "Giuanni re Micalangelo"; a destra il palazzo dei Papa Baldo, che a pian terreno ospita l’unico teatro del paese, (ove si esibiscono improvvisati attori locali.) mentre al primo piano ospita le scuole elementari; esso culmina verso sud con la cappella dedicata a San Donato, (nel 1952 presso questo palazzo, allora destinato a residenza municipale divampò la sommossa contro l’applicazione del "dazio" in cui i cosiddetti Capi-Popolo furono denunziati e costretti a subire un processo presso la pretura di Gioi Cilento.) proseguendo la casa dei Lava, dei Michelangelo e altre famiglie.

Di fronte la casa "Re li Zivicienzi" è la casa di Antonio Baldo "Barrettone", di sotto, altra macelleria, quella di "Giuanni Re li Masi" e un grande arco, l’arco "Re Ron Marciello", che delimita uno spiazzale con una porta sempre chiusa appartenente a Franco Baglivo, dalla quale comodamente attraversando un breve tratto di orto si può raggiungere la sottostante variante.

Attaccato all’arco, il frantoio della società Nicola Papa Baldo, Ciccio Del Baglivo (il Podestà) e Franco Baglivo; superato questo, sul lato opposto la casa del sindaco Giuseppe Baldo, e l’unico tabacchino del paese appartenente alla famiglia Gatto, di fronte "Nuccio lu Sarto" col giovane apprendista Adamo Ruggiero; accanto "l’astrengeturo" della stessa famiglia Gatto distanziato dalla casa comunale da una scalinata che conduce ad una vecchia costruzione della stessa famiglia ove abita "Nuccio" Gatto, e da un’altra scalinata comunale, alla cui sommità si divide: a destra conduce alla piazzetta del Municipio, mentre proseguendo dritti, in un podere della menzionata famiglia Gatto e della famiglia Miglino (detta "Re Peppo Zico").

Sulla strada maestra troviamo le poste sottostanti il Municipio, in cui don Giovanni Fraggetti primo ufficiale postale, ora sostituito da "Ndillo" l’avvocato "re li Minghiella" presta servizio con il postino Antonio Ruggiero, e Maria la "Pustera" che si reca ogni giorno con l’asino a prendere la posta alla stazione di Rutino, la "Pustera" sarà poi sostituita da Leonino che non si servirà dell’asino, ma del "tre rote" ape. Un altro locale ospita l’ufficio di collocamento gestito da Don Nicola Papa Baldo. (in quest’ufficio si trova l’unico telefono pubblico del paese, racchiuso in una gabina di legno).

Di fronte a questi l’officina del fabbro ferraio "Vicienzo re Mastantonio, seguono le case "Re Romulo Re Mastantonio, dei "Giusti" e dei Miglino e dei "Maurella".

Sul lato opposto, la stradina di Santa Maddalena, che, svoltando a sinistra, conduce da prima sulla piazzetta, alla casa dei Baldo detti "Curcio", alla moderna "gabina" elettrica e al Municipio ove il segretario Apicella, col sindaco Giuseppe Baldo e l’applicato comunale Claudio Cirillo (col suo fedele cane "Lupo" che lo segue da pertutto) e Albino Cirillo la guardia comunale prestano servizio; proseguendo dritti attraversa gli ortali del Podestà per immettersi sulla variante, dalla quale essa stradina è stata divisa in due tronchi per poi passare sotto il ponte e la casa di Ramino e finire nel vallone di Orria.

Proseguendo per la strada principale, si incontrano sul lato sinistro, la cappella "re Santa Matalena" il palazzo del podestà, don "Ciccio" Del Baglivo, (che è anche il medico condotto e a prima mattina attraversa il paese col suo fedele cane Lea e si reca a far visita agli ammalati scambiando una parola con tutti coloro che incontra sulla strada.) Segue quello di Franco Baglivo, di Salvatore Cirillo; sul lato destro un piccolo muricciolo separa la strada dagli ortali sottostanti. Il muretto termina dando vita a un fabbricato nel quale abita il macellaio "Luigi Re Masi" e Peppo Santangelo, più in la il bar di "Nicola Re L’Addelfi". Quasi di fronte il negozio di generi alimentari di Arturo Cirillo (un signore non vedente che gestisce da solo il locale).

Col proseguire, vicolo "Re tre Pera", con l’abitazione di Peppa Conte, Ndonio Baglivi e "Cicco re Marta", casa di Giovanni "Re li Silvestri" col Dottore Rodolfo unico Ostetrico, medico generico e dentista del paese. L’arco dei Di Fiore; (qui termina rione Ficopuglia, iniziato col termine del rione Santa Maddalena) il quale comprende una vecchia costruzione diroccata appartenente alla già menzionata famiglia Gatto;

la quale ultimamente è stata chiusa dopo l’incidente mortale accaduto ad un vecchietto "Peppo Re Gliasto", (che ivi si era recato per un bisogno corporale; un muro pericolante gli crollò addosso - eravamo nell’anno 1967 -).


 


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