Celebrazione in suffragio di mons. Mario Spezzibottiani




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Celebrazione in suffragio di mons. Mario Spezzibottiani

Omelia


Santuario di Mesero, 2 dicembre 2008

IO HO GIA’ SOFFERTO QUALCHE COSA PER IL VANGELO?

Nel ricordo di mons. Mario Spezzibottiani

Carissimi,

ci troviamo riuniti questa sera a celebrare l’Eucaristia in suffragio del nostro fratello sacerdote, don Mario Spezzibottiani. Non c’è modo più profondo e più vero per ricordarlo e per pregare per lui. In realtà, l’Eucaristia è il memoriale vivo della morte e della risurrezione di Cristo Signore, e don Mario questo mistero della Pasqua l’ha vissuto e continua a viverlo con una sua particolare partecipazione. Alla morte di Gesù egli ha partecipato con la sua morte fisica il 26 giugno 2006; e nella risurrezione gloriosa del Signore – lo diciamo con ferma speranza - egli è stato pienamente e definitivamente inserito con il suo ingresso nella casa del Padre.
Il ricordo e la preghiera per mons. Mario Spezzibottiani avvengono oggi e qui in un contesto provvidenziale quanto mai significativo, dal quale desidero far emergere, tra gli altri, questi tre aspetti.
Il primo: mentre di solito noi ricordiamo i nostri defunti con la celebrazione della Messa in occasione dell’anniversario della loro morte, questo ora noi facciamo per don Mario nell’anniversario della sua nascita, dell’inizio della sua vita (2 dicembre 1952). Il ricordo allora è al dono divino della vita fisica, della vita della persona: una vita che poi viene rigenerata dall’acqua e dallo Spirito, riempita della vita nuova della grazia, tutta orientata alla vita gloriosa dell’eternità. Ed è in questo dono della vita che ci è dato di comprendere anche il significato umano e cristiano dello stesso soffrire e morire: è un prendere parte al dolore mortale di Cristo come via per essere introdotti con lui nel mistero della risurrezione e della beatitudine.
Un secondo aspetto: ricordiamo e preghiamo per don Mario nel periodo dell’Avvento e, dunque, nel tempo che ci prepara a rivivere il mistero della nascita di Gesù. Il Natale: è questa, forse, una delle feste particolarmente care a don Mario. Un segno lo troviamo, tra l’altro, nella cura amorosa e puntigliosa per gli auguri natalizi, ch’egli mandava con fedeltà ai tantissimi conoscenti e amici: un segno ricco di squisita umanità e amicizia, e insieme una testimonianza della sua contemplazione teologica e spirituale del mistero dell’Incarnazione.

Ma il periodo dell’Avvento chiede anche che i nostri occhi e i nostri cuori siano fissi sulla venuta finale di Cristo al mondo: certo, venuta per l’intera umanità e a conclusione della storia; ma anche venuta che trova la sua applicazione personale, rivolta ai singoli con la loro morte. E’ la venuta che ha coinvolto don Mario nel suo incontro con Cristo, con il suo amore di Giudice giusto e misericordioso.


Il terzo aspetto che voglio ricordare è il paese e il luogo che abbiamo scelto per questa celebrazione: Mesero e il Santuario dedicato a Santa Gianna Beretta Molla. Si fa naturale per noi ricordare qui l’impegno straordinario di intelligenza e di azione sostenuto da Mons. Spezzibottiani in tutto il periodo di preparazione del processo canonico e dei gesti della Chiesa per la beatificazione e la canonizzazione di santa Gianna.

Nello stesso tempo vogliamo chiedere a lui, che pensiamo vicino e partecipe della gioia della santa, di intercedere in particolare per la nostra Diocesi e per quanti sono impegnati per lo sviluppo della devozione a Santa Gianna secondo il duplice e fondamentale valore: quello spirituale o di imitazione della sua vita di santità, e quello pastorale o di custodia e di maturazione della cultura e dell’opera in favore della vita e della famiglia in tutta la straordinaria ricchezza dei loro contenuti personali e comunitari, ecclesiali e civili. E’ un campo, questo, veramente fondamentale – e oggi di singolare urgenza - per la vita e la missione della Chiesa e insieme per un’autentica umanizzazione della società; un campo nel quale don Mario - lo ricordiamo con ammirazione e gratitudine – si è coinvolto con singolare sensibilità durante tutto il suo ministero, come docente nei nostri Seminari, come direttore dell’Ufficio diocesano della Famiglia e come Moderator curiae.

Nel cammino missionario della Chiesa ambrosiana – lo voglio dire come mio stretto collaboratore: generoso, schietto, franco e obbediente – egli ha occupato un posto importante. Lo testimoniano, tra l’altro, queste sue parole: “Quando la Chiesa vive? La risposta alla nostra domanda ci chiama in causa direttamente, inchioda la nostra libertà, risveglia la nostra responsabilità. La Chiesa vive quando anche noi siamo veri testimoni di Gesù, pronti a dare la vita per amore: per amore di Gesù, del Vangelo, della Verità. Il problema, per tutti, è di essere disposti a soffrire per il Vangelo ed esserne contenti. E’ questa una domanda alla quale non possiamo sottrarci: ‘Io, io ho già sofferto qualche cosa per il vangelo? E sono disposto a soffrire per il Vangelo, costi quello che costi?’”.
Per noi ancora pellegrini verso la casa del Padre sia di consolazione e di stimolo la parola del Signore quale oggi la liturgia ci comunica attraverso la voce dei profeti Geremia e Zaccaria e la voce stessa di Gesù.
Geremia denuncia, a nome del Signore, le iniquità e i peccati del popolo di Dio, la presenza di malvagi e di ingannatori, di ricchi “grassi e pingui” che “non si curano della causa dell’orfano, non difendono i diritti dei poveri”. E Dio esce in due interrogativi. L’uno è rivolto a se stesso: “Non dovrei forse punirli?”, e l’altro è rivolto al suo popolo: “Che cosa farete quando verrà la fine?”.

E’ l’invito alla conversione: raccogliamolo, perché tutti noi ne abbiamo bisogno.


Il profeta Zaccaria si inserisce in questo contesto di male e di necessaria conversione, invitandoci ad avere speranza. Questa non viene da noi, è grazia, è dono che scaturisce dal Messia, dalla venuta di questo “uomo che si chiama Germoglio” e che “fiorirà e ricostruirà il tempio del Signore”.

Proseguiamo allora il nostro cammino spirituale d’Avvento con l’invocazione incessante, a nome nostro e di tutta l’umanità: “Vieni, Signore Gesù!”.


Nel suo Vangelo Matteo ci presenta Gesù che, deciso ed energico, discute con i farisei e gli scribi. Questi appellano al fatto che i discepoli di Gesù “trasgrediscono la tradizione degli antichi”. Gesù replica immediatamente: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?”. E conclude con una staffilata che li percuote nel loro cuore, nel loro io profondo: “Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini’”.

Che il Signore ci doni un cuore nuovo, un cuore che renda la nostra vita quotidiana un autentico canto di lode, perché docile e obbediente all’unica grande legge dell’amore.

Questo lo chiediamo nel ricordo di don Mario e per l’intercessione di santa Gianna.

+ Dionigi card. Tettamanzi



Arcivescovo di Milano





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