Caratteristiche




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Ontano napoletano (Alnus cordata Desf.)

CARATTERISTICHE

E' un albero dalla chioma snella, di forma piramidale, alto fino a 15 metri se coltivato in fustaia. La corteccia è liscia e punteggiata di lenticelle; le radici presentano dei tubercoli, nei quali vivono batteri nitrificanti, per cui gli ontani hanno capacità di arricchire il terreno in azoto.
DIFFUSIONE

E’ spontaneo nell’Appennino meridionale ed in Corsica, nelle zone fitoclimatiche del Castanetum e del Lauretum, ma si spinge anche ai limiti del Fagetum; nelle Marche, come nelle altre regioni del centro-italia è stato impiegato quale specie accessoria miglioratrice nei rimboschimenti eseguiti nel Castanetum e nel Fagetum e come consolidante delle scarpate delle strade e delle piste forestali demaniali. Vegeta in località ove le temperature medie, nel mese più freddo, non scendano al di sotto di -1/-2 C; l'esigenza di umidità è abbastanza spiccata, con precipitazioni, nel corso dell'anno, non inferiori a 800-900 mm, tuttavia l'ontano napoletano sopporta bene periodi di siccità. Riguardo al suolo, questa specie presenta la massima adattabilità, riuscendo a colonizzare anche terreni compatti o con roccia affiorante, talché pur essere considerata pioniera negli imboschimenti.


IMPIANTO

Si effettua con semenzali di 1-2 anni o trapianti di 2 anni. La densità, di 800-1000 piante ad ettaro, è definitiva, in considerazione del temperamento eliofilo della specie; la distanza varia da m2x4 a m2x6. Naturalmente, pur tenendo presente il potere colonizzatore della specie, una preventiva lavorazione andante del terreno, con sistemazione a buche, sarà sempre opportuna.


COLTIVAZIONE

L'ontano napoletano ha una spiccata facoltà pollonifera, per cui spesso viene governato a ceduo. Anche ad alto fusto, però, può essere coltivato con turni relativamente brevi, in virtù del suo rapido accrescimento, talché a 30 anni il fusto può raggiungere spessori ragguardevoli (30-35 cm a petto d'uomo); la longevità è piuttosto limitata. Le cure colturali sono importanti soprattutto nei primi anni, con zappettature del terreno che ne preservino la permeabilità superficiale, e ripuliture per contenere lo sviluppo di erbe infestanti.


IMPIEGHI

Il legno degli ontani è leggero, di facile lavorazione, ma resistente all'acqua; ha un colore bruno-rossastro. Dai cedui si ritrae soprattutto legna per carbone, mentre le piante d'alto fusto forniscono tavolati per imballaggio e paleria per uso in acqua; un interessante impiego è stato, almeno in passato, quello per zoccoli ad uso del personale delle strutture sanitarie, data la sua caratteristica di non provocare eccessivo rumore nello sbattere. La diffusione di questa specie nelle Marche può interessare gli ambienti collinari e montani con terreni meno fertili, in esposizioni soleggiate, da recuperare a bosco misto e per l’esecuzione di opere di consolidamento delle scarpate e di ingegneria naturalistica.


AVVERSITA'

Fra i parassiti più frequenti dell’ontano napoletano è il coleottero crisomelide Agelastica alni, che si nutre del parenchima fogliare, lasciando integre le sole nervature. La batteriosi, invece, provoca la necrosi dei tessuti legnosi, iniziando l'infezione in corrispondenza delle lenticelle, con emissione di un liquido di reazione vischioso e brunastro.


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